L’Italia muore ma è vietato dirlo

Bella ciao? No, bella addio. L’Italia sta morendo di denatalità, si va estinguendo ma se lo dici sei un razzista. Gli italiani spariranno, dicono gli istituti di statistica che nel giro di pochi anni saremo nove milioni in meno; ma se sei scontento di questa situazione, sei nazista. Passata la buriana, resta il tema vero e drammatico, la cancellazione di un popolo, di una nazione, di una storia e di una civiltà. Mentre il tema fittizio che sostituisce il dramma reale è che se non accetti la morte dell’Italia, vuoi la pulizia etnica contro i migranti. Passato il delirio di queste affermazioni, con le invasate partigiane dell’estinzione, dopo la sinistra mobilitazione contro i fantasmi del passato per rendere un fantasma il nostro avvenire, resta la vera questione: non dobbiamo e non possiamo dir nulla e far nulla sull’estinzione del popolo italiano, dobbiamo rassegnarci alla morte dell’Italia e alla scomparsa progressiva degli italiani?
Sostituzione etnica è un’espressione tecnicamente appropriata ma genera equivoci perché evoca l’idea che ci sia una pianificazione. C’è una letteratura che sostiene l’esistenza di un piano prestabilito per sostituire il popolo italiano, ed europeo, con genti venute da altri mondi, soprattutto dall’Africa. Ci potrà pur essere qualcuno che auspica questa sostituzione e persino qualcuno che si adopera fattivamente per favorirla, ma è fumoso imbarcarsi in questa dietrologia complottista. Basta attenersi alla realtà: un popolo che non fa figli, che non vuole figli, ad eccezione di coloro che non possono averli (come le coppie omosessuali), lascia inevitabilmente spazi vuoti che vengono poi colmati da flussi migratori. Il problema principale non è quello di frenare i flussi, arrestarli o almeno governarli, per evitare il caos. Ma è invertire la tendenza interna, ovvero riuscire a incentivare, favorire la natalità in un paese avaro di nascite. Le ragioni di questa denatalità sono legate da un verso alle oggettive difficoltà di fare famiglia e di mettere al mondo figli, col tipo di vita e di società che si va delineando, coi genitori entrambi impegnati nel lavoro, e con la scomparsa della famiglia veramente allargata dove nonni, zii, parenti e figli più grandi si occupavano dei figli e affiancano i genitori. Dall’altro verso, è il modello di società fondata sul primato assoluto dell’individualismo e dei suoi succedanei (narcisismo, edonismo, egoismo), che è refrattaria a limitare libertà e benessere individuali (o di coppia) per assumersi l’onere di procreare e far crescere dei figli. Il tema dunque è questo: dobbiamo abbandonarci a un cupo fatalismo e accettare come irreversibile e inevitabile questa tendenza o è possibile fare qualcosa, tentare quantomeno di frenare, se non di invertire questa marcia verso l’estinzione?
Da un’opposizione responsabile ci sarebbe da aspettarsi un diverso atteggiamento; piuttosto che accusare di razzismo chi denuncia da posizioni di governo, l’estinzione di un popolo, dovrebbero incalzarli sul piano pratico: oltre che denunciare questa tendenza cosa fate voi, concretamente, al governo per favorire un’inversione di tendenza, avete in progetto una politica per la natalità, una tutela delle coppie e dei loro nascituri? E dunque, l’accusa dovrebbe essere quella di sollevare il problema ma di non adottare nessuna politica conseguente ed efficace per rispondere al problema.
Accade invece che la sinistra sia indifferente alla morte del popolo italiano e favorevole al ricambio di popolo; quel che conta è la società globale e i singoli che la abitano, non i popoli, non le nazioni, non la civiltà, tantomeno le identità. Più che indifferente potrei dire compiaciuta; l’unica natalità che a loro preoccupa è il diritto di affittare uteri per avere figli anche quando non si possono avere, a partire dalle coppie omosessuali. La maternità è un bene solo se è surrogata.
Chi è sempre sistematicamente contro il proprio popolo, la propria nazione, la propria civiltà, la sua identità e sempre dalla parte di chi viene da fuori e da lontano, ha smesso di rappresentare i cittadini del suo paese e di preoccuparsi della loro vita reale. Abita un mondo ideologico parallelo.
E’ un passo in più e in giù anche rispetto al comunismo: penso al nazional-popolare, a Gramsci e Di Vittorio, alla difesa dei proletari italiani, a partire dai più poveri con più figli, alla giustizia sociale. Tutto cancellato. La nuova sinistra, interpretata perfettamente dal fenotipo eletto alla guida del Partito dem, è estranea anche a questa tradizione. Del comunismo eredita solo la parte distruttiva, la cancellazione dei popoli, l’abolizione della realtà, l’internazionalismo come morte delle patrie, la negazione dei sentimenti di appartenenza e dei legami naturali e culturali su cui si fonda un popolo, una nazione, una civiltà. E aggredisce chiunque osi pensarla diversamente e preoccuparsi per la fine del Paese. Ma è un principio naturale e universale di autoconservazione che ogni famiglia, ogni popolo, ogni nazione voglia salvaguardare la sua esistenza. Ritenere che questo sia razzismo, autorizza a dire che chi preferisce l’estinzione di un popolo persegue scientemente il disegno criminale di favorire la morte dell’Italia e degli italiani. Follia per follia, una chiama l’altra, questo è il livello.
Il dramma aggiuntivo a tutto questo è che la nostra politica si ferma solo alle parole, alla demagogia e alla demonizzazione del nemico. Salvo qualche accenno di proposte concrete per aiutare le famiglie con figli (una l’ha fatta Giorgetti). Sarebbe infatti grottesco che dopo questa fumata di odio, non succeda poi nulla, non si tenti coi fatti di fronteggiare l’emergenza denatalità né si oppongano altre strategie. Intanto la politica si limita a sceneggiare lo scontro tra favorevoli e contrari e a capitalizzare consensi e dissensi sul tema. La realtà resta quella ma si vomita odio nella speranza che diventi concime di consenso. Miseria su miseria, porca miseria.

La Verità – 21 aprile 2023

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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