L’ultima carta è Veltroni

L’ultima spiaggia per unire la sinistra si chiama Walter Veltroni. È l’ultima carta da giocare. Dopo non resta che la carta igienica.

Sono arrivato a questa conclusione vedendo lo sconclusionato spettacolo degli ultimi tempi: Renzi è il più odiato dalla sinistra, dopo di lui a stretto giro è Massimo d’Alema. Ma in terza posizione è ora Pisapia, che pure sembrava godere di vasta simpatia. Ma oggi lo detestano in molti, a partire dal sullodato D’Alema; non lo sopporta più nemmeno il suo scopritore, Nichi Vendola.

Persino Del Rio è in fase mistico-ribelle e digiuna per lo ius soli, in polemica col suo stesso partito e col suo governo, alias Minniti, l’inospitale.

Neanche un anno fa Renzi sembrava l’incontrastato Zar di tutte le sinistre, di governo, di partito e di sondaggio. Molti lo detestavano, facevano la fronda, avevano mal di pancia, ma lo scettro del comando nelle sue mani e il profumo della vittoria che emanava la sua figura rendevano difficili le guerre aperte.

Poi il referendum, la scissione, le correnti interne, le scissioni delle scissioni, il camposanto progressista, le sboldrinate, i diversivi anifascisti.

Gentiloni parve una tregua, un punto di ristoro per evitare lo scannatoio permanente. E invece anche lì si sono ingigantite le fratture, i sinistrati di Bersani e di Speranza che virano sempre più a sinistra, Minniti malvisto come un mezzo duce e un nemico dei migranti.

Allo stato attuale nessuno dei giocatori in campo o ai suoi bordi può minimamente aspirare al ruolo di federatore, di sintesi e mediazione. Non ha torto Bertinotti a ritenere che oggi la sinistra si riconosca più in Papa Bergoglio che in altri leader.

C’è chi invoca Prodi ma un superstite democristiano di sinistra della prima repubblica, un salume sopravvissuto, un parastatale cattosinistro, non può rappresentare il punto di unione odierno per le sinistre.

È qui che un osservatore acuto e autorevole della sinistra a pezzi, addolorato per il suo smembramento, arriva a invocare lo Spirito Santo. E già, perduto il Padre, il vecchio Pci, perso il Figlio, Renzi e il suo frantumato Pd, non resta che sognare l’avvento della terza epoca, quella dello Spirito Santo.

Dico di Ezio Mauro per vent’anni direttore della principale Chiesa della Sinistra italiana, La Repubblica. Chissà per quale sortilegio, gli ex direttori di Repubblica dopo un ventennio di guida del quotidiano, prendono i voti, si fanno mistici e aspirano al papato: Scalfari, il suo predecessore, ormai parla con gli angeli e i papi e discetta di fede e carità.

Ora per confermare la svolta teologica del quotidiano laicista e ateista, arriva anche il successore, direttore emerito, Ezio Mauro si appella a “uno spirito santo progressista” per la salvezza della sinistra.

Ma se D’Alema era il padre, riapparso nelle sembianze di Bersani, e Renzi era il figlio, riproposto nel suo drone Gentiloni, chi può essere lo Spirito Santo se non papa Walter, al secolo Veltroni?

In fondo è l’unico che non dispiace troppo a nessuna delle parti in campo, è il più di sinistra tra gli ulivastri, e il più ecumenico dei sinistri. Viene dal Pci ma amava Kennedy, è l’anello di congiunzione tra Berlinguer e Prodi, anzi è un Prodi vegano, demortadellizzato.

E nelle polemiche degli ultimi tempi si è tenuto se non al di sopra almeno al di fuori delle parti, si è dato al cinema e alla tv, ai docufilm e agli amarcord, rappresenta il fanciullino della sinistra antica e insieme i seniores della vecchia guardia.

Come gli orrori del comunismo sono stati messi in carico a Stalin, così le brutture del Pci sono state scaricate tutte su D’Alema. Veltroni ne è uscito poco toccato.

Non evoca l’Unione sovietica o il comunismo, se non di striscio, fu l’ultimo sindaco di Roma che potè scialare prima della crisi finanziaria, ma anche delle vicende di malaffare capitale, che hanno toccato la sua amministrazione e i suoi uomini, ne è uscito miracolosamente indenne.

Una prova in più che lo Spirito santo è lui, Suor Veltrona di Calcutta, missionaria in Africa, ma solo ad honorem.

MV, Il Tempo 7 ottobre 2017

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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