Ordine e disordine tra figli e orecchiette

“Il disordine, come da sempre avviene, travolgerà le mura della Tradizione… che sono più che sabbia. Sarà il disordine a prevalere”. Così scrive su la Repubblica Michele Serra, a proposito delle maternità surrogate e degli uteri in affitto. Serra se la prende col Ministro della famiglia Eugenia Roccella, che a suo dire, da vera reazionaria, “ha la certezza adamantina che esista un Ordine da servire e un disordine da combattere”.

Spostandoci dal piano ginecologico a quello alimentare, la tradizione da smontare è quella gastronomica nostrana. Gianni Riotta sintetizza questa crociata contro la difesa identitaria della cucina italiana sostenendo che, come diceva suo padre, “la tradizione enogastronomici italiana, come tutte le tradizioni, è stata creata in America”. Un tempo si diceva che le tradizioni si trasmettono di padre in figlio; a volte, è vero, si trasmettono pure le scemenze…

Qual è la tesi di questa polemica sorta a ridosso della farina d’insetti e della carne sintetica? Che l’identità a tavola non esiste, la tradizione è totalmente inventata, di solito dall’industria dei consumi; la denominazione d’origine controllata in realtà è pura invenzione. E si parla della carbonara nata in America, anzi per la precisione a Chicago nel 1953; presumo che anche l’Amatriciana derivi dal film americano Matrix. Gli spaghetti sono notoriamente western, dunque vengono sempre da lì. Il parmigiano è solo un parente decaduto del Parmesan del Wisconsin; e aggiunge Osho, la mozzarella di bufala fu inventata da Buffalo Bill, lo dice pure il nome… E’ una favola la nostra tradizione gastronomica, dicono i gastroclasti, variante alimentare degli iconoclasti; e presumo che siano una bufala pure i cibi genuini a chilometro zero e la bio-agricoltura, nonostante le battaglie che dalle loro parti faceva Carlin Petrini con lo Slow food. E così la pizza, confusa col panettone, e l’origine di tutti i piatti locali e dei prodotti delle nostre campagne, che sono in realtà un maldestro tentativo delle pro loco di plagiare e importare ricette e prodotti americani e fingere una nascita casereccia, agreste, bucolica di prodotti industriali veicolati dal marketing.

Ora, non entro nella disquisizione sui cibi, i prodotti naturali e chimici, o industriali. Sappiamo che ci sono ibridazioni e patacche, finti prodotti bio e fintissime produzioni artigianali e naturali.

E tornando al piano superiore dove non nascono cetrioli ogm ma bambini, so bene che non c’è uno spartiacque netto tra natura e farmacologia, fra tradizione e tecnologia. La realtà è sempre composita, contraddittoria. Tantomeno credo che al governo ci siano i Cavalieri dell’Ordine Tradizionale e Naturale che combattono il Disordine snaturato. Non riuscirei a caricare sulle spalle piccine di politici, ministri, oppositori, intellettuali, il peso gigantesco di questa contesa epocale, metafisica.

Però mi limito a notare due cose, strettamente collegate.

La prima è che per contrastare “la destra di governo”, è in atto una campagna euforica per sfasciare tutto ciò che evoca identità e tradizione, natura e realtà, e perfino difesa degli interessi italiani. E per dimostrare che il caos è superiore all’ordine, il disordine vincerà sulla tradizione, la natura verrà cancellata dall’intelligenza artificiale. Con un particolare accanimento verso tutto ciò che è nostro e una particolare sudditanza verso tutto ciò che proviene da fuori, da lontano, magari dagli States. Se devono scegliere tra un’origine nostrana e un’importazione allogena, la preferenza è sempre per quest’ultima; tutto ciò che è remoto è preferibile a ciò che è prossimo, l’estraneo prevale sul nostrano, tutto ciò che ci distingue come italiani non è nostro e non vale niente, è solo merda d’importazione. E poi dicono euforici: il disordine vince sempre sull’ordine, la Distruzione sulla Tradizione. E’ il progresso, ragazzi; io invece lo chiamo cupio dissolvi, ebbrezza di dissoluzione.

La seconda considerazione è rivolta in positivo. Nessun uomo di senno può pensare all’incontaminata purezza della Tradizione e della Natura, nessuna persona che abbia non dico mente sveglia ma almeno buon senso può negare le contraddizioni, le contaminazioni, le incoerenze e le mescolanze nella storia come nella vita. Nel mondo ci sono cose solide e cose liquide, non tutto è fluido né tutto è stabile. Insomma il mondo è vario ma segue un suo ordine naturale, scandito dal ritmo delle stagioni della natura, del cosmo e della nostra vita che confermano un principio di ordine, di continuità e di armonia, di ripetizione ciclica e di sequenza. Non riusciremmo a vivere senza quell’ordine, che si riflette anche nella nostra mente.

Quel che caratterizza l’uomo è la capacità di giudizio e di conseguenza la scelta. Noi possiamo scegliere se dare senso o non senso al mondo in cui viviamo, se preferire l’ordine o il disordine, la natura o la sua abolizione, l’umano o il transumano. Potendo scegliere tra il caos e l’ordine intelligente del mondo, voi che vi ritenete dalla parte giusta e inesorabile del Progresso, della Modernità, dell’Umanità, siete sempre schierati contro le Identità, la natura e la tradizione, contro l’armonia delle differenze e la realtà com’è stata finora. Ma lasciate che altri facciano la scelta opposta, senza con questo atteggiarsi a custodi supremi della Tradizione o detentori esclusivi della Verità; ma con tutte le debolezze e le contraddizioni che distinguono gli uni come gli altri. Per questo nella contesa che voi vedete svolgersi tra Ordine e Caos, lasciate che altri preferiscano l’ordine, difendano la natura, si attengano alla realtà consolidata dall’esperienza, amino la tradizione, che non è culto del passato ma senso della continuità, gioia delle cose durevoli. E in fondo scommettano che ci sia un disegno intelligente che guida l’ordine del mondo. E ritengano che i figli debbano nascere da un padre e una madre, come è sempre stato; e che le orecchiette con le rape e la mollica fritta le abbiano inventate le nostre nonne e non l’American International Food.

La Verità – 31 marzo 2023

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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