Pannella il trasgressivo fondò il nuovo conformismo

Sono passati dieci anni giusti dalla morte di Marco Pannella, e quando ripenso a lui mi appare come il ribelle, trasgressivo precursore del presente conformismo. Come il pazzariello che va avanti alla banda nelle processioni di paese e la annuncia; dopo di lui arrivarono i tromboni, le autorità, i devoti. Se ci pensate bene, tutte le sue battaglie combattute da cavallo pazzo e col piglio di dare scandalo, sono diventate leggi, costumi e temi fondamentali nel presente: il divorzio, l’aborto, i diritti civili, la libertà sessuale, l’emancipazione femminile, il riconoscimento delle coppie omosessuali, i gay pride, i transgender, l’obiezione di coscienza, l’individualismo libertario, il primato del singolo su ogni comunità, a partire dalla famiglia, la scristianizzazione della società, ben oltre l’anticlericalismo, l’animalismo, l’ecologia. E le sue battaglie ancora aperte restano i cavalli di battaglia di mezzo mondo politico e di larga parte della stampa e della cultura: l’eutanasia e il suicidio assistito, la liberalizzazione della droga e le condizioni delle carceri, il pacifismo e il garantismo. Oggi l’arco progressista, la sinistra, il mainstream sono figli o figliastri di Pannella più che delle tradizioni storiche e sociali del comunismo, dell’anticapitalismo, del socialismo. E non mancano focolai pannelliani anche nel centro-destra di derivazione berlusconiana. Quando Pannella agitava quei temi, quando digiunava, s’incatenava, protestava e si lagnava, sembrava un esagitato molesto e isolato, un predicatore nel deserto; oggi ha vinto il suo deserto, il conformismo prevalente abbraccia quasi tutte le sue idee. Dei leader e dei partiti passati, è proprio Pannella quello che ha lasciato più tracce durature.

Sul piano storico, negli ottant’anni di Repubblica italiana che abbiamo alle nostre spalle, una decina sono stati i leader politici più significativi. Provo a fare l’elenco: Alcide De Gasperi e Amintore Fanfani, Aldo Moro e Giulio Andreotti, Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, Pietro Nenni e Bettino Craxi, Giorgio Almirante e Marco Pannella; infine, in quella che fu chiamata seconda repubblica Silvio Berlusconi. Poi ci furono eminenti personalità, come Giuseppe Saragat e Randolfo Pacciardi, Giorgio La Malfa e Giovanni Malagodi, e qualche Presidente della Repubblica; ma i leader politici della Repubblica sono i primi. Pannella è dunque uno di quelli, e tra quelli è colui che ha inciso di più almeno sul piano civile. Dopo la Contestazione del ’68, lo spirito rivoluzionario, collettivista e anticapitalista si sgonfiò nel nulla o nella lotta armata, mentre sul piano della rivoluzione dei costumi seguì la linea libertaria e radicale di Pannella.

Nelle sue battaglie, Pannella ha corteggiato la morte; non tanto coi digiuni ma con l’aborto, l’eutanasia, il suicidio assistito, la droga libera. Pannella è stato lo shaker di Eros e Thanatos, liberalizzazione del sesso e della morte, ma con grande afflato ideale e perfino etico.

È stato un grande e appassionato leader, animato dalla purezza radicale degli Impuri Dichiarati. Ed è stato un Predicatore Istrione che nel naufragio della politica italiana ha grandeggiato come un Mago Merlino. La sua aggressiva dolcezza, i suoi sorrisi feroci, i suoi occhi abbaglianti, la sua infrenabile, torrenziale oratoria, vittimista e protestataria, predicatrice e iconoclasta…

Il filosofo Augusto del Noce prevedeva col suicidio del comunismo l’avvento di un partito radicale di massa. E’ esattamente quel che è avvenuto, con una sinistra che volta le spalle ai popoli e al proletariato e modula la sua battaglia etica sui temi civili indicati dai radicali di Pannella, magari riveduti e corrotti dal cinismo politico e dal politically correct occidentale. Se il partito radicale di massa è nato a sinistra – anche se trova simpatizzanti sul versante opposto – è giusto tributare omaggio al suo precursore, il radicale Pannella. Non è stato lui a mutare la rivoluzione sociale ed economica, la lotta di classe, nella rivoluzione sessuale e dei costumi? Non è stato lui il capofila dell’Italia radical e individualista, libertina e permissiva? Pannella è stato l’antagonista principale della tradizione italiana; il vangelo radicale è molto più nichilista, irreligioso e laicista di quello comunista. Pannella fu la sintesi tra Savonarola e Pietro l’Aretino, profeta piangente di una società gaudente. Spacciatore d’individualismo tra i collettivisti, marcotrafficante di un liberismo applicato alla vita, alla morte e al sesso, sfregiò il Parlamento mandandovi gente come Cicciolina e latitanti come Toni Negri, Pannella attraversò e sfasciò i poli di destra e di sinistra. Riuscì a far avere a radio radicale tanti soldi pubblici sia come servizio pubblico che come giornale di partito (ovvero, la Rai e l’Unità messe insieme..). Fu l’ultimo dei grandi leader carismatici e l’ultimo dei grandi oratori e predicatori laici e libertari. Ebbe interlocutori come Pasolini e Sciascia, solo per dirne un paio. Con la Bonino fu la coppia reale di un’Italia senza figli, che promuove gli aborti e le separazioni, liberalizza la droga, il sesso e l’eutanasia. E’ stato un vero garantista e ha combattuto giuste battaglie contro la mala giustizia e i suoi abusi, contro le discriminazioni politiche, le ghettizzazioni e la partitocrazia. Ho ricordato di recente una sua splendida orazione a un congresso del Msi nell’82, dove usò l’argomento più formidabile contro il partito d’Almirante: non lo accusò, come tutti, d’essere fascista ma di non essere all’altezza del fascismo, che a suo dire fu grande, seppur di una grandezza tragica, ed ebbe giganti come ministri, artisti, scrittori ed eroi. Il testacoda di Pannella costrinse Almirante a dire che il fascismo è ancora qui, nel suo Msi.

Nei dibattiti televisivi Pannella sapeva usare armi demagogiche, aggressioni verbali e a volte anche astuzie da venditore di tappeti. Una volta con la Bonino si rifiutarono di partecipare a un dibattito in Rai perché non mi volevano come interlocutore, perché li avevo criticati apertamente, pubblicando sul settimanale che dirigevo, le foto degli aborti da loro praticati. Perché è permesso far vedere in tv i condannati alla pena di morte e non chi aiuta ad abortire? E perché poi vergognarsi di un’azione di cui erano orgogliosi? Almeno così pensavo con un residuo fervore giovanile. Ma quello che ai miei occhi appariva come un delitto e la soppressione di una vita sul nascere, ai loro appariva una missione etica, ideale, in difesa delle donne e della libertà.

Era insopportabile il suo piagnonismo con i suoi digiuni, la sua denuncia permanente e il suo funambolismo, la contrattazione sul voto e la pretesa di interpretare la moralità della politica e insieme la liberazione dalla morale. Poi mi pareva contraddittorio l’atlantismo dei radicali, soprattutto della Bonino, la difesa di alcune guerre aggressive in Medio Oriente, rispetto allo spirito gandhiano e pacifista che sbandierava Pannella.

Marco Giacinto ha rappresentato al meglio il peggio degli italiani, ha dato dignità ideale e perfino etica all’egoismo permissivo. La beffa finale fu l’ossequio unanime che alla sua morte gli fu tributato da partiti e istituzioni da lui avversati, la simpatia di Papa Francesco e dei vecchi marpioni democristiani. Così passò da profeta della trasgressione a Santo Patrono del conformismo bioetico e antifamilista, a colpi di omolatria e pedofobia. Chi oserebbe oggi contraddire i dogmi di Papa Pannella? Fece il miracolo di tramutare i peccati in virtù. Perciò fu portato virtualmente in processione sotto una campana di vetro, come le madonne e i padri pii. San Marco Giacinto, patrono di un’Italia radicale e sradicata, bigotta pure nella trasgressione.

La Verità – 19 maggio 2026

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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