Pasolini omologato eppure detestava il Nuovo

Avete ragione, non se ne può più di PierPaolo Pasolini. Mostre su mostre, convegni su convegni, spettacoli su spettacoli, paginate su paginate in questo centenario pasoliniano. Ma ieri sera al Taormina Arte festival diretto da Beatrice Venezi mi hanno chiesto di parlare di lui, e ho scelto alcune letture cruciali di Pasolini che farà Luca Violini. Abbiamo già dedicato a Pasolini una serata a Recanati; e la Repubblica si è indignata, pur premettendo che non aveva visto lo spettacolo. Ma l’indignazione era che io parlassi di Pasolini, a priori e a prescindere. Senza sapere cosa ho detto, citando quali fonti, sostenendo quali argomentazioni. E dire che avevo onestamente premesso: questa è la mia versione di Pasolini, non pretendo che sia l’unica; altri lo leggeranno in altro modo. Ma la libertà di pensiero non si addice ai reparti dell’Intolleranza.

Vorrei far notare un dettaglio di Pasolini che a mio parere è decisivo: Pasolini critica aspramente il conformismo, il capitalismo, la borghesia, il fascismo, il potere ma quando deve inasprire il giudizio, aggravare la condanna, usa una parola chiave, il Nuovo. Il potere è storicamente infame per lui ma il nuovo potere lo è di più, infinitamente; così il capitalismo padronale era insopportabile ma il nuovo capitalismo, consumista e finanziario lo è ancora di più. Così la borghesia. Pasolini criticava il vecchio mondo cristiano-borghese e le sue ipocrisie; ma molto peggio ai suoi occhi è la nuova borghesia cinica, atea, gaudente, consumista e magari progressista. Pure il fascismo storico fu per Pasolini una brutta bestia, ma il nuovo fascismo è peggiore, è nichilista, e si annida oggi in luoghi diversi dallo spompato neofascismo: c’è un nuovo fascismo di sinistra, dice Pasolini parlando di molti sessantottini e lottacontinuai; condanna poi il fascismo degli antifascisti, becero e intollerante, anche se si traveste di libertà e democrazia. E c’è il nuovo fascismo del nuovo potere, con la doppia faccia democristiana e capitalista, ma è internazionale, oggi diremmo globale. Infine il vecchio conformismo si adeguava passivamente agli pseudovalori della società borghese e nazional-cristiana; il nuovo conformismo perde ogni identità, è omologato, cancella di ogni differenza.

Questo rigetto pasoliniano del Nuovo viene rimosso perché colpisce al cuore il Sancta sanctorum del Potere e della società presente; e rivela l’anima antimoderna, misoneista, del “comunista” Pasolini.

Il risultato grottesco di questa rimozione è che l’autore ritenuto più scomodo e bersagliato, il Martire e la Vittima, il Diverso e lo Scandaloso, gode alla fine di un consenso unanime, ecumenico. Pasolini è il santo patrono degli intellettuali italiani e dei profeti scontenti. E’ il più citato e il più inascoltato. Disperatamente attuale o perdutamente inattuale, su di lui si accaniscono infinite autopsie, sul corpo, sui libri, sulle idee politiche. Pasolini era certo un marxista eretico e reazionario, comunista antimoderno, populista rurale e spirito religioso ma blasfemo; esteta decadente, parallelo in senso inverso a d’Annunzio nel suo intreccio tra vitalità e spirito di morte. Oggi è scomodo a tutti, inadattabile all’epoca delle passioni spente e delle ideologie cadaveri; eppure è onnipresente, da spigoloso si fa rotondo e ubiquo.

Pasolini avversava l’americanizzazione del mondo, prediligeva l’odore dell’India e del mondo contadino premoderno.

Di Pasolini è celebrato il suo lato più detestabile: il blasfemo regista marxista da salotto e da tv, che pure auspicava la morte dei salotti e della tv. Ma la vera, inaccettata, oscenità di Pasolini, su cui tanti tacciono, non è l’omosessualità o la blasfemia, ma la sua critica al capitalismo e al consumismo, il suo rifiuto dell’aborto e dell’esibizionismo gay e il suo amore per il sacro, per la terra, per la civiltà contadina e per la tradizione. Pasolini criticava il sesso ridotto a obbligo e consumo; nell’onda permissiva vide il nuovo oppio dei popoli.

Lottando contro i valori tradizionali e religiosi, notava Pasolini, i giovani estremisti rendevano un servizio al nemico che dicevano di combattere: sgombrando il terreno da religione e valori, lasciavano campo libero al dominio del neocapitalismo, col suo laicismo, le sue merci e la sua tecnocrazia. Secondo Pasolini “l’unica contestazione globale del presente è il passato”, “Solo nella Tradizione è il mio amore”. “La destra divina è dentro di noi nel sonno” scrive PPP. Nota un critico: “La nostalgia per un modo di essere che appartiene al passato (e che talvolta dà a Pasolini quasi un timido e sgraziato furore reazionario) e non si restaurerà più per una definitiva vittoria del male…e dei valori nuovi che a Pasolini sembrano intollerabili”.  Un po’ esagerato questo critico, ma chi è? E’ Pasolini medesimo…

Scoprì l’altro Pasolini già nel 1987, lo paragonai anni fa a Mishima, tirai fuori le sue poesie friulane e “tradizionaliste”, riportai alla luce la sua ultima poesia dedicata a un giovane fascista, evidenziai il suo richiamo alla destra divina e sublime. Scrissi del Pasolini populista e reazionario perfino nel paginone centrale de la Repubblica, nel 1995. Dopo non fu più possibile, grossi giornali mi censurarono su Pasolini, furono troncate libertà di pensiero trasversali… C’era più circolazione delle idee trent’anni fa che oggi; oggi domina uno spirito di caserma intellettuale, a partire dai media. Pensavamo con Pasolini che il peggio fosse l’omologazione. E invece, nel cuore dell’omologazione è spuntato un livore becero e manicheo, insieme a un rincretinimento collettivo. Anche nella decadenza c’è sempre la possibilità di progredire in peggio… Forse aveva torto Pasolini quando scriveva che “la nuova generazione è infinitamente più debole, brutta, triste, pallida, malata di tutte le precedenti generazioni”. O aveva ragione in generale, nel senso che valeva ieri come oggi…

La Verità – 16 dicembre 2022

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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