Per arginare il caos c’è solo la geopolitica

Il mondo è precipitato nel Kaos. Non da oggi, obbietterà qualcuno, il mondo da sempre costeggia il caos, a volte entrandovi totalmente o più frequentemente standovi dentro almeno con un piede. Oggi, la sensazione del disordine mondiale si riacutizza con la presenza di Trump alla Casa Bianca, la guerra permanente di Netanyahu, i focolai irrisolti di guerra tra Ucraina e Russia, Israele e Medio Oriente, l’espansione cinese. Si avverte la mancanza di un ordine planetario e di un ordinatore, cioè di un soggetto sovranazionale (di cui la caricatura è l’ONU) o di un impero globale in grado di farlo rispettare non solo nel nome dei propri interessi. L’opinione corrente è che l’ordine finì con la caduta del bipolarismo Usa-Urss; la parvenza di un nuovo ordine mondiale a guida statunitense non è riconosciuta da larga parte del pianeta, e l’acuirsi del caos negli ultimi anni conferma che nessuna legittimità è riconosciuta a nessun potere imperiale o internazionale, ma tutto è affidato solo alla trattativa tra le parti e a coloro che si prestano come mediatori. Il resto è affidato ai rapporti di forza. Ma facciamo il salto dalla realtà degli assetti di potere ai criteri e alle visioni, che muovono il mondo.
Cosa vuol dire di preciso che viviamo nel Kaos? Tre cose, a mio parere.
In primis, come già dicevamo, non c’è un potere sovrano in grado di frenare, guidare, dirimere e decidere le questioni che insorgono. Poi, osserviamo: pur immessi da decenni in uno scenario globale con vari soggetti globali sul piano economico, tecnologico, comunicativo, abbiamo perso l’unità del mondo e la sua visione complessiva, incluso quel che Carl Schmitt chiamava il Nomos della terra. La terza riguarda direttamente gli osservatori: abbiamo perso la chiave per comprendere il mondo. Ovvero il kaos non è solo nel paesaggio planetario ma è dentro di noi, nel nostro relativismo e nichilismo e nella nostra incapacità di dare un senso a ciò che accade e dunque di imprimere una svolta. Insipienza teorica e impotenza pratica sono intrecciate.
Al Kaos hanno dedicato una riflessione due filosofi di oggi, Massimo Cacciari e Roberto Esposito. Kaos, edito dal Mulino, è il titolo seduttivo del libro (anche se Esposito preferisce definirlo Chaos). Entrambi, va detto, scrivono il loro saggio avendo come principale riferimento proprio Schmitt, e a latere Ernst Jünger e Martin Heidegger per quel che riguarda la tecnica. Eppure provengono entrambi dal marxismo e da una cultura di sinistra radicale. Ma hanno la mente libera e lo sguardo critico.
Del tema Cacciari ne traccia i presupposti, si sofferma sul mito del globo e riflette sullo spazio, ma il convitato invisibile del suo saggio è la tecnica, con la sua supremazia infrenabile: tutto ciò che la tecnica è in grado di fare lo fa, dice Cacciari, non riesce a limitarsi. Ma la riflessione sul Kaos è affidata soprattutto ad Esposito che la legge in chiave geopolitica. La geopolitica è un’indagine fondata sul realismo e sul legame intrinseco tra terra e politica, tra limiti geografici e limiti di potere, all’insegna dei rapporti di forza. La geopolitica fiorì col nazismo e quel marchio d’origine diventerà poi il marchio d’infamia e la ragione per cui fu rimossa dopo la sconfitta del nazismo. Salvo rinascere negli anni più recenti. Il suo autore più significativo è Karl Haushofer, ma le sue origini sono in una linea di pensiero tedesco, che da Hegel giunge fino a Schmitt. La geopolitica s’intreccia al nazismo ma ne spiega anche la sconfitta: come scrisse Schmitt in alcuni appunti, sulla scia di Haushofer, sei destinato a essere sconfitto se apri al contempo due fronti, attaccando due realtà geopolitiche peraltro storicamente inespugnabili, come l’Inghilterra e la Russia. Ti sbilanci, perdi il realismo e il senso del limite, affronti due potenze che combattono su piani diversi, una marina, l’altra terrestre; così sei destinato a soccombere, soprattutto quando si aggrega a loro un’altra potenza di mare come gli Stati Uniti. La geopolitica è saggezza del limite, Hitler invece delirava, cioè lo oltrepassava.
Esposito ricostruisce il filo di pensiero che sorregge la geopolitica e si fa geofilosofia; mi limito a integrare il suo quadro euro-atlantico della geopolitica, ricordando che in Italia la geopolitica sbarcò grazie a un geografo triestino, Ernesto Massi (che io conobbi) che fondò con Giorgio Roletto la rivista Geopolitica alla fine degli anni trenta. Il suo protettore fu Bottai e tra le sue firme ebbe anche Amintore Fanfani. Massi apparteneva alla sinistra sociale fascista, fu epurato dopo la guerra, diventò vicesegretario del primo Msi, e continuò a scrivere fino agli anni Novanta.
La geopolitica fu vista con diffidenza dalle culture variamente di sinistra, non solo per ragioni di antifascismo ma anche perché, come osserva Esposito, spostava il baricentro dal tema sociale al tema politico, al rapporto di forze e alla convinzione realistica che la politica sia una lotta per il potere e per gli spazi vitali. Più di recente è nata in Italia la rivista di geopolitica Limes di Lucio Caracciolo e in seguito Domino di Dario Fabbri.
La conclusione disincantata a cui perviene il saggio è l’accettazione realistica del nesso inscindibile tra ordine e caos, la considerazione che non sono mai in gioco il bene e il male ma si deve scegliere tra un male minore e un male maggiore. E che chaos e cosmo sono annodati in un medesimo destino. Anzi, facendo un passo ulteriore, direi che il destino stesso, nella sua essenza, è intreccio di legge e caso, in cui brilla la luce del Nomos e che si riflette nell’abisso del Kaos.
Cosa ci insegna la geopolitica riguardo al mondo attuale? Direi in breve quattro cose. La prima: gli interessi geopolitici e geoeconomici dell’Occidente non sono compatti e divergono in maniera netta tra Europa e Stati Uniti. La seconda: la geopolitica, lo spiega anche Esposito, spinge l’Europa a un’intesa con la Russia, per convergenze strategiche e convenienze pratiche (come l’energia), magari senza arrivare all’ipotesi fascinosa ma rischiosa dell’Eurasia. La terza: per frenare l’espansione cinese, è necessario avere nel mezzo, tra noi e la Cina, la Russia nostra alleata o quantomeno autonoma, in modo che non venga risucchiata nell’orbita cinese. Così come è necessario il ruolo dell’India e del Giappone per bilanciare dall’altro versante la Cina. La quarta, su cui insisto da tempo, è che il futuro geopolitico dell’Europa è legato non al riarmo e allo schierarsi con gli Usa ma proprio alla sua geo-centralità, luogo d’incontro e di mediazione tra i quattro punti cardinali: Occidente e Oriente, Nord e Sud del pianeta. Il Mediterraneo è il baricentro e la sua forza è proprio in quella posizione geografica mediana che deve diventare politica, senza appiattirsi sull’Occidente Atlantico o sull’Est asiatico. Una lezione di realismo che coincide con la missione di civiltà. In questo scenario, l’unico modo per fronteggiare e temperare il Caos, vista l’impossibilità attuale di uno Stato mondiale o di un Impero planetario, è quella di negoziare l’equilibrio delle forze tra spazi vitali e diverse civiltà, come aveva prefigurato Schmitt e più di recente Samuel Hungtinton nel saggio Lo scontro di civiltà.
Poi resta il sogno che il Kosmos vinca sul Kaos. O la lirica visione di Nietzsche che dal caos nascerà una stella.

La Verità – 22 aprile 2026

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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