Se questa Europa non vi piace…

Il delitto Matteotti e lo sbarco in Normandia sono stati i principali argomenti usati per le elezioni europee contro la destra nazionalista e sovranista, nazifascista e putiniana. Argomenti, come si vede, di stretta attualità e di grande pertinenza, che toccano davvero i veri problemi d’oggi, la minaccia di una guerra mondiale, i disagi degli europei odierni, non quelli di ottanta, cent’anni fa…

In realtà alla stragrande maggioranza degli europei non piace l’Unione europea e non sarà certo il ricordo del delitto Matteotti o dello sbarco in Normandia a far cambiare loro idea. Metà degli elettori non andrà a votare perché detesta l’Europa o la politica o ambedue le cose; o se volete, detesta questa specie d’Europa e questa politica ma non vede alternative credibili tra i contendenti e perciò si astiene. 

Dell’altra metà che andrà a votare, è previsto un consenso crescente in favore dei “cattivi”, quelli che passano per nemici dell’Europa o finti amici: Marine Le Pen e Viktor Orbàn, per dire i due più temuti e deprecati, e da noi Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, oltre i tanti leader anti-establishment sparsi in Europa, soprattutto ma non solo nell’est europeo.  

Insomma a volere questa Europa, così com’è e come è guidata, è solo un’esigua minoranza, circa un quarto dell’elettorato, che però gode del favore degli eurocrati, dei poteri più forti, inclusi i media e naturalmente l’America di Biden.

Capisco bene chi deciderà di non andare a votare perché deluso o scontento; ha le sue buone ragioni che sono pure le nostre. Capisco bene chi ci andrà ma voterà decisamente contro, per esempio votando Vannacci o una di quelle piccole liste “indipendentiste” e “sovraniste” di testimonianza che tolgono più voti al non voto che al governo; chi vota Vannacci & C. ha le sue ragioni che sono pure le nostre. E capisco bene, infine, quanti invece sosteranno direttamente Giorgia Meloni, votando non solo e non tanto per consenso verso il suo governo ma per contrastare questa brutta Europa e impedire che rialzi la cresta la sinistra nostrana, così intollerante e arrogante già all’opposizione, figuratevi in caso di successo. Anche i votanti per la Meloni hanno le loro buone ragioni che sono pure le nostre.

I nostri lettori si dividono tra queste tre principali opzioni, e mi sembrano tutte rispettabili, e pure ciascuna a suo modo fondata; personalmente le ho prese tutte e tre in seria considerazione. 

Viceversa conosco bene, avendolo espresso anch’io, il senso di delusione per il governo in carica e per certe sue scelte, anche se ora parzialmente corrette; ma a differenza di altri, io me lo aspettavo sin dall’inizio, anzi dapprima che si formasse il governo, non mi stancherò di ripeterlo; so bene che si va al governo solo a certe condizioni e se non si vuole saltare subito o finire in default si devono seguire certe direttive, allinearsi e inchinarsi a certi comandi. Non entro nel merito, ma descrivo la realtà: così stanno le cose, cocchi miei. 

Dico però che un segnale contrario ed efficace a quest’Europa dobbiamo pur darlo: il non voto è forse il segnale simbolicamente più forte ma sul piano pratico è il meno efficace, perché non incide su niente, lascia le cose come stanno e si confonde con chi non va a votare per pigrizia, inedia o disinteresse a priori; così non si evidenzia neppure il messaggio di protesta. Certo, qualcuno potrebbe ancora dire che in fondo non gliene importa un granché di lanciare un messaggio, troppi ne ha lanciati in passato, senza risultati; l’importante è sottrarsi a questa giostra, non partecipare a un carnevale delle intenzioni tradite, sfilarsi. Pure questo argomentare sarebbe rispettabile, anche se non manda alcun segnale e non sposta nulla.

Alla fine, diciamolo pure, la molla principale per il voto è contro quest’Europa che non ci piace e i suoi decreti, le sue ingiunzioni, i suoi ricatti. E contro il suo personale politico, di sinistra e non solo, che merita davvero di essere mandato finalmente all’opposizione, anche in sede europea.

Non so davvero come si giocherà i suoi voti la Meloni, se manterrà gli impegni e le aspettative che ha generato; però se avrà una buona affermazione (non mi aspetto trionfi da nessuna parte) sarà ancora più vincolata a seguire quel che ha detto in questi ultimi giorni. E se il quadro internazionale la favorirà, dovrà pur sempre scegliere – come nella copertina di Economist – tra la continuità sciagurata di Ursula van Der Lewen o la novità di un’Europa con Marine Le Pen e gli altri nazional-europeisti. Mi auguro che scelga questa via, pur con tutte le sue incognite e i suoi prevedibili effetti collaterali. Ma proprio perché sappiamo per esperienza la prima via, non possiamo che scommettere sulla seconda. Alla fine della fiera per la Meloni sarà nel suo interesse schierarsi da quella parte: meglio imbarcarsi con la Marine che affondare…

Tornando invece agli elettori, so che votare contro non è un bel votare, ed è un votare solo a metà; ma se l’alternativa è non far nulla, rassegnarsi o negarsi, meglio dire per metà il nostro giudizio che non dirlo affatto. Almeno provateci, a mandare a casa i proprietari abusivi dell’Unione europea. 

La Verità – 9 giugno 2024

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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