“Il nostro amor patrio confinato tra lo sport e il funerale. Intervista a Marcello Veneziani”
“Il nostro amor patrio confinato tra lo sport e il funerale”. Intervista a Marcello Veneziani
Sabato sera, alle 18, Marcello Veneziani sarà a Belluno per un “comizio d’amore” che si terrà al teatro del centro congressi, in piazza Piloni. Lo scrittore e giornalista sta girando l’Italia per “cento serate italiane”, con un monologo accompagnato da video, musica e letture che trae lo spunto dalla sua Lettera agli italiani, di recente uscita da Marsilio. Sarà un racconto ironico e passionale, storico e grottesco, sull’Italia “presente e assente”. A Veneziani abbiamo chiesto.
Perché i giovani, oggi, sono lontani dalla politica? Che ruolo può avere lo studio della storia nell’ottica di formare nuovi giovani cittadini capaci di responsabilità politiche?
I giovani sono lontani dalla politica perché sono stati allevati a pensare alla vita come a un fatto esclusivamente individuale, tecnico ed economico. Dunque la politica è considerata inutile, se non molesta. E poi i giovani vivono perennemente connessi al presente globale ma del tutto sconnessi rispetto alla storia, al passato e anche al futuro, totalmente immersi nel presente. Una visione “digitale” della vita, per così dire. Questa è la ragione delle mie pagine rivolte ai ragazzi.
A proposito di denatalità: lei afferma che abbiamo sostituito i figli con cani e gatti. Saranno veramente gli immigrati destinati a provvedere alle nostre pensioni?
La denatalità, unita alla fuga dall’Italia, è il peggior indizio per il futuro del nostro paese. Non è solo un fatto statistico, perché investe l’aspettativa di vita, il desiderio di continuità di una comunità. E invece prevale la logica egocentrica del dopo di me il diluvio. È inevitabile che poi questi vuoti vengano colmati dai flussi migratori. Che da un verso coprono spazi vuoti nel lavoro e nella previdenza ma dall’altro pongono i drammatici problemi di integrazione e rifiuto che sappiamo…
Pare a volte che solo lo sport riesca a far muovere l’anima e l’orgoglio da italiano, unendo. Perché lo sport?
Per troppi anni, lo dico nella mia serata italiana, il nostro amor patrio è stato confinato tra il gioco e il funerale, cioè tra la festa sportiva e il ricordo dei Caduti, ed è invece scomparso dal sentire comune e dalla vita civile. È stato un modo per neutralizzare l’amor patrio, per sottrarlo al presente e ridurlo soltanto a un evento ludico o a una memoria funebre (peraltro ambedue salutari). Ma l’amor patrio non può ridursi al patriottismo della Costituzione, perché amare l’Italia vuol dire amare una civiltà, la sua lingua, la storia, gli italiani, amarla anima e corpo, nella carne e nello spirito, nella natura e nella cultura, e non solo sulla Carta…
(Intervista di Daniela de Donà)
