Il sud di allora e di adesso

intervista di Alberto Luppichini

Ho incontrato per la prima volta Marcello Veneziani tanti anni fa, a Roma, nella sua casa in via della Rotonda, nei pressi del Pantheon, per il suo libro “Amor Fati”. Si tratta di un pensatore-sognatore entusiasta e scettico, passionale e critico. Un filosofo del nostro tempo ma anche d’altri tempi, sospeso fra l’amore per il presente e la propria terra e la nostalgia per valori passati e oggi cosi trasandati da meritare una nuova rinascita. Come il Destino, la Famiglia, la Religiosità, la Tradizione. Veneziani è un pensatore unico nel suo genere che con la sua scrittura schiude di continuo nuovi orizzonti e prospettive, lasciandoci riflessioni colme d’amore per l’Umanità. Qui lo sentiamo sul suo ultimo libro, “C’era una volta il Sud”, dove traccia una biografia sentimentale della sua amata terra.

1) Quali sono i suoi primi ricordi d’infanzia legati al Sud?

Le prime immagini che ancora oggi le vengono a galla.
Casa, mare, pallone. Le immagini che mi scorrono si situano fra questi tre elementi. Un filo che li unisce è la terrazza dove vedevo il mare tra i panni bianchi distesi e cominciavo a palleggiare. Era anche il tempo dell’impazienza nella promessa che poi saremmo andati a mare.


2) “E’ un libro d’immagini e scritti dedicati al Sud ma sono convinto che anche chi non e’ del Sud si sentira’ a casa”. Siamo tutti radicati spiritualmente al Sud?
Non c’è solo un richiamo profondo al sud che è comune a molti che provengono o sono eredi di famiglie meridionali, ci sono altri due richiami: la provincia che riguarda anche il centro e il nord e il fascino del tempo perduto, e non solo del luogo.


3) La Provincia, I sapori di un tempo, il calore familiare. Si tratta di ricordi che tutti i nostri nonni e i nostri genitori ci tramandano con orgoglio e malcelata nostalgia. Eppure oggi quel mondo viene descritto come “chiuso, asfittico, locale”, quasi retrogrado rispetto ad oggi. Un cortocircuito emotivo frutto forse di una visione globalista senz’anima?


Si, è vero, ma ricordando il passato, anche con tenerezza, non intendo rovesciare la frittata e dire che quel piccolo mondo antico fosse in assoluto preferibile a quello presente. In realtà abbiamo perso cose importanti ma ne abbiamo guadagnato altre, e comunque non riusciremmo a vivere tornando indietro. Bisogna restituire dignità e umanità al passato, rendendoci conto che non si possono fare paragoni e stabilire superiorità; ogni epoca ha le sue ragioni e le sue passioni.


4) Il Sud di un tempo, filtrato dalle sue immagini, sembrava una terra fertile per persone devote e dove era ancora radicata una certa fiducia verso un Disegno della Provvidenza che si facesse carico delle disgrazie e delle meschinita’ quotidiane. Oggi si registra ancora questo trasporto emotivo?


No, molto flebilmente. Il sud ha perso quel fervore, quella magia, quella naturale predisposizione comunitaria; magari ha guadagnato in benessere, maggiore destrezza, uso di mondo… Ma si è laicizzato, anche se proseguono alcune tradizioni, alcune devozioni, alcune processioni.


5) Il Sud e’ ancora oggi terra di riti e tradizioni. Si tratta di pietre miliari che cementano la Comunita’ e ne forgianouna identita’ condivisa. Quali ritualita’ ricorda con piacere? Alcune di esse hanno assunto una vocazione globale, come la controra.


Alla controra mi sono più volte dedicato, è un po’ lo spazio magico del sud che si apre soprattutto in estate dopo l’ora di pranzo, il silenzio raccolto, la pausa, la dormita, il tacere del mondo, tutto chiuso fino al tardo pomeriggio, lo spreco divino del tempo… C’è ancora, anche se non come prima, e segna la differenza tra nord e sud, ha corrispettivi in altri sud del mondo.


6) In “Ritorno al Sud” scriveva: “Ho l’idea del Sud come una grande madre, magna mater, madre di Dio, matrice del mondo. Mi piace pensare al Sud come al luogo d’originedell’umanita’. Se l’Italia e’ la nostra Patria, il Sud e’ la nostra matria”. Dunque il Sud e’ la mamma di tutti noi, il richiamo forte di casa che ci induce a tornare alle origini?


Si, credo che ciascuno di noi abbia, come due genitori, anche una patria e una matria. E il sud, non solo in virtù dell’antica società matriarcale mediterranea, ha la vocazione a essere una civiltà delle madri. Evoca il grembo delle origini, la cura e la premura, la voglia di casa, quella che si chiama “la tornanza”.


7) Olivetti, nel 1955, a Pozzuoli esalta la “millenaria civilta’ di contadini e pescatori” del Sud. In effetti negli anni ’50 I contadini erano ancora la maggioranza della popolazionemeridionale. Quali suggestioni e soprattutto suggerimenti verso il nostro tempo e la nostra generazione ci portiamo dietro da quella “civiltà aspra”?


Qualcosa dell’origine rurale rimane anche oggi, qualche traccia nella mentalità e nei rapporti col mondo, ma ancora più evidente è il segno dello sradicamento, cioè di quella perdita di quell’universo e di quei valori saldi, che s’imperniavano sul primato fedele dell’essere.


8) La forza del Sud non e’ nella storia ma nel mito, “l’interazione magica fra Dei, natura e leggende; la rappresentazione favolosa dei suoi pregi e dei suoi vizi, il racconto di una magia, il misterioso fascino che uniscenatura e cultura, clima e consuetudini, frutti generosi e opere umane, in un sodalizio curioso fra il Padreterno e I meridionali”. Il mito al Sud come forza motricedell’umanità?


Non ho idea che il mondo debba seguire l’egemonia del sud, non ho pretese di primati morali e civili, ma reputo che la forza del sud sia ancora riposta nel mito. Ciò che rende ancora seducente, fascinoso il sud, la carta segreta in più, è in quel mondo magico, mitico, a tratti superstizioso, e nel suo racconto, nel suo evocare origini. Una visione religiosa che passa però attraverso i corpi, la vita, la natura, i frutti, la luce del sole e la forza del mare, del vento, della terra.


9) Ci sono molte persone del Nord rimaste incantate dal Sud. “Abbiamo bisogno del Sud”- scrive Nietzsche- “di tonichiari, innocenti, lieti, felici e teneri”. E’ l’umanita’ e la semplicita’ d’animo che colpisce di piu’ del Sud, ancoraoggi?


Il sud è stato visto da molti viaggiatori del nord come il ristoro, la felicità, la luce, il calore, e dunque la salute e la vitalità. Nietzsche è stato uno di questi. Naturalmente ci sono semplificazioni, quadretti di manieri. Accanto alla vita semplice e genuina attribuita al sud, non dimentichiamo che la filosofia è nata al sud, e oggi non capiremmo nemmeno i passi in avanti della modernità senza Pitagora, Archimede, Aristotele e Platone, Parmenide ed Eraclito, Plotino e Agostino…fino ai più recenti, da Vico in poi.


10) A prescindere dalle condizioni economiche, quello che colpisce del suo racconto sull’anima del Sud e’ un forte, fortissimo senso di appartenenza. Basti pensare alle feste patronali, al cibo della tradizione, alle fiere. A partire dall’attaccamento viscerale alla famiglia e alle tradizioni familiari. L’Italia potrebbe forse prendere appunti per riscoprire un vero senso di Comunita’ e costruire un sentimento di identita’ piu forte?


È un esempio di vita, anche nella considerazione che oltre il familismo amorale, il sud ha generato un vasto familismo amorevole. Ripendere i legami sociali e comunitari è sicuramente un passaggio decisivo per rigenerare il tessuto lacerato della nostra società, le solitudini incomincianti, le inappartenenze che finiscono nel vuoto… Certo, bisogna declinarle in sintonia col proprio tempo, non immaginando impossibili restaurazioni e forzosi ritorni al passato.


11) “Oggi il Sud e’ sempre piu una periferia del mondo globale, devitalizzata, denatalizzata e svuotata, in decline sociale e demografico”. Come far tornare il nostro Sud ad essere il fulcro del mondo globale e il Popolo motore pulsante del suo mito?


Ripartendo dal mito del sud, cioè dalla sua capacità di attrazione, turistica, imprenditoriale, generazionale, luogo in cui migliora la qualità della vita, in cui il tempo è più clemente e si vive di più all’aperto e nella luce. Bisogna far seguire progetti a questi intuizioni, dare corpo alle visioni del sud, trasferirle in mentalità intraprendente…


12) L’immagine della famiglia di Nicastro e la sua narrazione sembrano creare una sospensione fra memoria e presente. Cosa voleva trattenere della citta’ e della Calabria tutta?
Io dovrei tradurla nella mia provenienza ed esperienza pugliese. Il punto di partenza è capire che noi non siamo solo figli del tempo ma del luogo e che non esauriamo la nostra vita nel nostro tempo ma in un rapporto costante e creativo col passato, col futuro, col favoloso e l’eterno.


(Quotidiano del sud)

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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