Intervista a Marcello Veneziani

Intervista a Marcello Veneziani sulle Amministrative a Roma e non solo…
Di Andrea Lorusso

  • L’onestà al governo. Cosa cambia a Roma con un Sindaco a 5stelle?

L’onestà non basta, e non è mai assoluta. Servono ben altre capacità e forze per governare città quasi impossibili come Roma. Alla fine anch’io ho preferito la Raggi al Pd. Però è come se non ci fossero più piloti e allora si decide di far guidare l’aereo da un passeggero… Temo che non ce la farà; ma a questo punto meglio provarci, diamole credito in partenza.

  • Francesco Storace in un recentissimo convegno a Bari ha confidato: “Proposi a Veneziani di guidare nel 2013 la lista de ‘La Destra’, avrei anche rinunciato a fare il nr.2 se fosse stato un problema, ma non accettò. Io chiedo ai nostri uomini di cultura di sporcarsi le mani con la politica.” Perché rifiutasti?

È vero, glielo riconosco a Storace. Credo che ognuno debba fare il suo mestiere e io non ho il temperamento del politico, non ne ho né i vizi né le virtù. Devo però dire che quando lanciai Itaca, un anno prima e chiamai a raccolta tutti, politici inclusi, il silenzio dei politici o l’assenza fu totale. Solo quando stava nascendo qualcosa come Fratelli d’Italia a qualcuno venne l’idea di usare un outsider per scombinare le carte…

  • Come interpreti queste Amministrative? Hanno perso i candidati del Partito Democratico, o è stato un avviso di sfratto nei confronti di Renzi?

La lezione è chiara: la verginità almeno in politica è un valore; basta non avere una storia alle spalle, nessun segno particolare, nessun tema politico che divida, semplicemente essere fuori, contro e nuovi… Da qui il naufragio dei partiti vecchi e nuovi, la battuta d’arresto di Renzi, che a questo punto farebbe bene a lasciare la leadership del partito per dedicarsi a rafforzare la premiership di governo e il declino del centro destra: basta con Berlusconi ma Salvini (e Meloni) non bastano.  

  • Il premier sul Referendum di Ottobre si gioca tutto, e perfino Benigni adesso è pronto a modificare la Carta. Te lo immagini lo avesse fatto Berlusconi?

Renzi è un Berlusconi anagraficamente e politicamente corretto, perciò può dire e fare alcune cose che l’altro non poteva fare, ma sta accumulando odio e risentimenti contro di lui, perché se fai l’uno contro tutti, poi tutti sono contro uno. Per il resto è un referendum infido che divide in modo assurdo, genera più equivoci di quanti ne dissipi. Io depotenzierei quel referendum, nei panni di Renzi; ma anche l’idea di usare quel referendum per “mandare a casa Renzi” è sciagurata, irresponsabile. E dopo chi ci mettiamo, chi va, il marchese del Grillo, lo spettro di Berlusconi o peggio l’ammucchiata, o chi altro è in grado di gestire senza traumi il Paese in una fase come questa?

  • La destra italiana è scomparsa a questa tornata elettorale. Vecchi schemi e vecchie logiche non producono più risultati. C’è una ricetta per uscire dall’impasse?

La ricetta è non partire dalle faccine in tv, dai leader a uso catodico, ma da un movimento, un’idea, una serie di temi portanti, un punto di ritrovo mediatico, editoriale, un progetto per l’Italia e una faticosa selezione – uno per uno – della classe dirigente. Impresa ardua di cui non si intravedono tracce né intenzioni da nessuna parte.

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