Come Marx e Nietzsche si davano la mano: l’ultimo saggio di Marcello Veneziani

Recensione a cura di Leonardo Tosoni (Nazione Futura)

C’è il Veneziani scrittore dalla penna fluente e dalla prosa melodiosa, il Veneziani filosofo che riflette con arguzia sulle vette del pensiero, ma anche il Veneziani storico delle idee, preciso, acuto, originale, come sempre. Il suo ultimo libro Marx e Nietzsche si davano la mano (Marsilio, 2025) mette i puntini sulle “i” dopo tante chiacchiere berciate su questi giganti del pensiero. Ci voleva qualcuno che desse un’indirizzata interpretativa per aiutare a contestualizzare le vite, le opere, il genio, ma anche le contraddizioni dei due “maestri del sospetto”, sia pure mediante l’artificio – comunque ben riuscito – di immaginare un incontro “favoloso” tra i due, situato storicamente nel 1882, un anno prima della morte di Marx.
Al dialogo immaginario si alternano pagine di approfondimento biografico. Le vite dei due giganti vengono passate al vaglio e finiscono in un caleidoscopio che mette in luce sfumature impensate, tra comparazioni, ipotesi intelligenti, precisazioni doverose. Le vicende famigliari, il carattere di ciascuno, ma anche il rapporto col proprio tempo, le filosofie dell’epoca, la storia, la politica, i miti, le religioni. Tutto riletto alla luce di Marx e Nietzsche, non per vezzo, ma per capire quel “secolo sterminato” – il Novecento – i cui strascichi sopravvivono nei giorni nostri.
Ennesima impresa titanica, questa di Veneziani, che pochi altri avrebbero potuto intraprendere, tanto è necessario un bagaglio sconfinato di cultura e di studio, quale presupposto per scriverla.
È curioso notare che, dopo circa due mesi dall’uscita, non siano pervenute ancora recensioni “importanti” sulle pagine culturali dei principali quotidiani. L’opera è davvero grandiosa, e c’è da sperare che non venga inghiottita da quello stesso “oblio in cui è stato confinato il pensiero”, sotto al quale lungamente sono stati seppelliti anche Marx e Nietzsche. Eppure, leggendo e rileggendo, si prende consapevolezza del fatto che le tesi originalissime contenute in questo saggio, presto o tardi, faranno discutere, perché sono profonde e chiamano in causa la grandezza.
Innegabilmente, dalle pagine riaffiora una serrata critica del marxismo che qualche post-comunista ortodosso potrebbe non gradire, ma la schiettezza di Veneziani è ben bilanciata dalla profonda riconoscenza che lo stesso autore dimostra – al contrario di altri – nei confronti di Marx, in cui vede “la statura di un pensatore decisivo”. Si può non condividere o considerare eccessiva la tesi che vorrebbe intravedere un trionfo del pensiero di Marx nell’occidente odierno, ma occorre prenderla sul serio, discuterla, e il fatto che finora nessuno l’abbia fatto desta ben più di un sospetto. Più morbide, invece, anche se non prive di sconti, le pagine su Nietzsche, che riflettono in fondo lo spirito del filosofo – o, per dirla con Veneziani “biosofo” – che per primo intravide l’affiorare del nichilismo, e che rimase, a differenza dell’altro, più solitario, più lontano dalla realtà, ma forse più profetico, e in qualche modo più vicino al centro della vita. Del resto, pur ravvisando il comune “grembo da cui sono nati”, il Romanticismo, è condivisibile quanto emerge infine dalle conclusioni dello stesso Veneziani, secondo il quale i due hanno esercitato una “influenza asimmetrica”, su piani diversi e verso mondi diversi.
Ciò non gli ha impedito di provare a raccontare “i nodi e gli snodi del loro cammino e i punti di collisione tra i due pensieri”. Tentativo riuscito, se è vero che l’incrocio tra le due biografie, tra le due opere, così come i tanti riferimenti comuni a entrambi, le “terre di frontiera” e le “comuni antipatie”, non suscitano scandalo, ma sono comprensibili perché riflettono le sfumature della grandezza del pensiero.
Di forte acume sono le pagine dedicate a fascismo, comunismo e nazismo, e fungono da antidoto contro coloro che ancora oggi si riducono a guardare quei fenomeni soltanto attraverso la botola dei luoghi comuni; ma anche quelle che ricordano i tentativi di commistione, nella storia del pensiero, tra Nietzsche e Marx, fusi in qualche modo nel sindacalismo rivoluzionario di George Sorel.
Questo e molto altro nel libro di Marcello Veneziani, dove si riavvolge il nastro del Novecento alla luce di questi due volti – e di quei due baffi così diversi, in copertina – per rivelare l’essenza di un secolo che ha incendiato gli animi, le piazze, le folle, i cui echi raggiungono anche questa nostra epoca desolata, apparentemente tanto lontana e diversa. Mettere Marx e Nietzsche insieme, seduti uno di fronte all’altro al tavolo di una locanda, come “due viaggiatori stanchi e solitari”, serve a lanciare un accorato appello – lo confessa Veneziani nelle ultime righe – ai “lettori di sponde rivali, se esistono ancora quelle sponde”. L’appello, chiaro, adamantino, vitale, è un grido che scandisce testuali parole: “Datevi la mano e aprite le menti, l’uno e l’altro”. È un augurio, certo. Speriamo che qualcuno lo raccolga.

Nazione Futura – Rivista stampata, n. 30, gennaio 2026

 

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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