A sinistra è scoppiata la legionella

corrado augias

Ma che bel gesto ha fatto Corrado Augias a restituire alla Francia l’onorificenza della legion d’onore. Come ha interpretato bene, con la sua eleganza signorile da gentleman british, la scena girata a Palazzo Farnese, e poi dall’Ambasciatore; le cose che ha detto in favore di telecamere, il suo garbo, il suo ruolo gentile di Anima Bella. Ma quanto imbarazzo ha scatenato a sinistra, dove si è scoperto che erano tutti legionari d’onore, insigniti dalla Francia: da Prodi a Veltroni, da D‘Alema a Fassino, da Scalfari a De Benedetti, e potrei a lungo continuare. Il puntuale elenco, con le relative motivazioni del conferimento, lo ha fornito martedì su La Verità Maurizio Tortorella. La Legion d’onore, a ben vedere, è un morbo sacro che colpisce a sinistra: una specie di legionella politico-ideologica riservata quasi interamente a loro. Ci sono tutti, meno i cattivi, come Matteo Renzi; o i non pervenuti, come il povero Zingaretti, sconosciuto al mittente o ritenuto senza fissa dimora per via del cognome.

Ma il gesto di Augias, dicevo, ha causato un generale imbarazzo: se tutti i premiati ora si accodano ad Augias e poi alla Melandri, alla Castellina, a Cofferati che hanno almeno annunciato di voler seguire l’esempio, non ci fanno una gran figura. Perché i leader-legionari della sinistra italiana avrebbero dovuto pensarci prima loro, avrebbero dovuto farlo spontaneamente, di loro iniziativa, non avrebbero dovuto aspettare che qualcuno pubblicasse i loro nomi sui giornali e ricordasse che pure loro erano stati insigniti.

Viceversa se ora non lo fanno, se fingono di dimenticarsene o di passare inosservati, risulteranno conniventi con la Francia di Macron che è connivente con Al Sisi che è connivente con i torturatori e gli assassini di Giulio Regeni. E dunque per la proprietà transitiva, assai in uso nelle categorie ideologico-mentali di sinistra, sono accusabili di complicità col Male.

Capite dunque il guaio che ha combinato l’Anima Bella di Corrado Augias, che voleva fare un gesto morale ma soprattutto estetico, ma per sé, a livello individuale, da dandy umanitario, e ha trascinato l’intera Legione straniera della sinistra sul banco dei complici dei carnefici.

Certo, a giudicare da chi ha istituito la Légion d’honneur, il conferimento al presidente egiziano non è poi stonato: Napoleone Bonaparte non andava troppo per il sottile, era un soldato, un generale di pochi scrupoli, seppure nello spirito del suo tempo. Ma la Legion d’Onore data a una sfilza di pacifisti, spesso ex comunisti, antinapoleonici e antimilitaristi, in realtà conferma una cosa: l’egemonia della sinistra non è una chiacchiera o un’esagerazione. E lo conferma il fatto che i tanti nomi insigniti siano quasi tutti di sinistra: ma possibile che in tutti questi anni, in politica e oltre, nessun altro o quasi si sia distinto in Italia da meritare il riconoscimento? Chiaro dunque il movente ideologico e la motivazione politica dell’onorificenza.

Il gesto di Augias ricorda quello di Jean-Paul Sartre che rifiutò il premio Nobel anche lui per motivazioni etico-umanitarie, con la trascurabile differenza che Augias restituisce solo una nobile patacca, mentre Sartre rinunciò a un pacco di soldi. Ma l’atto puro di Augias solleva, anzi ripropone, un eterno problema: il moralismo e il puritanesimo etico non possono essere applicati agli stati, e tantomeno possono essere applicati a intermittenza.

La nostra democrazia, le nostre democrazie, le grandi istituzioni umanitarie, perfino la Chiesa cattolica, le multinazionali, trafficano da sempre con dittatori e regimi sanguinari, hanno scambi commerciali floridi, a volte anche traffico d’armi, hanno relazioni intense con autocrati e tiranni, si fanno con loro visite reciproche mentre marciscono nelle patrie galere di quei paesi dissidenti politici o spariscono dalla circolazione: il discorso va da Cuba al Sud America, dalla Cina a mezza Asia se non di più, dal Medio Oriente, Egitto incluso, ai paesi arabi e islamici. E noi dovremmo, solo perché da noi tra tante vittime nel mondo si parla solo di Regeni, chiudere i rapporti solo con l’Egitto. E non solo: chiedere alla Francia, come ha suggerito il nostro Napoletano Bonaparte, detto Fico, di fare altrettanto nel nome di Regeni. Avete mai visto uno stato che rinuncia a giri d’affari commerciali molto ricchi solo per non far mettere scuorno allo gnè-gnè partenopeo, miracolato a Montecitorio? Fico non lo sa ma noi ricordiamo il precedente francese con Gheddafi e con la Libia (a proposito, ma i diciotto pescatori italiani, vivi, non destano alcuna preoccupazione umanitaria e nazionale?).

Capite l’assurdità della pretesa, che è servita in realtà solo per il beau geste e figurare come Anima Bella? Dobbiamo dire che lo stesso Augias, con senso della misura, ha tenuto a precisare che il gesto personale non può essere automaticamente trasferito agli Stati. Magari lo ha detto per non creare imbarazzi al governo amico (fossero stati al governo Berlusconi, la Meloni o Salvini, sarebbe stata subito una chiamata di correo) ma perlomeno ha riconosciuto che la ragion di Stato, le logiche che regolano da sempre i rapporti tra gli Stati, non possono essere subordinate ai criteri morali. Va infine aggiunto che questo moralismo simbolico della sinistra è inefficace, non serve a, modificare la realtà ma serve solo a ribadire la superiorità morale della sinistra, nel suo sacerdozio laico.

Però questa minima vicenda di un’onorificenza restituita, è stato un piccolo test per misurare quattro cose: l’egemonia, l’ipocrisia, il settarismo e il velleitarismo della sinistra, che giudica la realtà con la mascherina del politically correct.

MV, La Verità 17 dicembre 2020

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