La paura dell’uomo nero

Ogni giorno il Pus, Partito Unico della Stampa, pubblica in forma di articolo, vignetta, commento e servizio televisivo a firma variabile, il seguente tormentone: Salvini, la Lega e i populisti associati campano sulla paura, soffiano sul fuoco della paura, mietono voti nel nome della paura. Non hanno torto, i signori del Pus, ma vorrei completare il loro pensiero, riportandolo alla realtà intera e non solo a una parte.

La politica italiana è da tempo appaltata agli imprenditori della paura, che alimentano e gestiscono la paura antica e infantile dell’Uomo Nero. Ma sull’Uomo nero, gli impresari della paura si dividono in due ditte principali: per gli uni l’Uomo Nero è il migrante, e dunque il rom, il fuorilegge, il delinquente; per gli altri l’Uomo Nero è il nazista, il fascista, il razzista, che ci vuol portare fuori dalla democrazia, dalla modernità, dall’Europa. Entrambi sul pericolo dell’Uomo Nero in agguato allestiscono le loro campagne.

Le prime sono molto rudimentali e dirette, le seconde sono molto articolate e multimediali, dal cinema ai tg, dai giornali ai libri, dai programmi tv alle delibere comunali, dalle scuole di ogni ordine e grado. L’unica differenza tra l’Uomo nero dei primi e l’Uomo nero dei secondi è che il primo non sarà minaccioso e criminale come viene descritto dagli impresari della paura ma è vivo e reale, e sbarca davvero sulle nostre coste nei nostri giorni e si vede ogni giorno nelle nostre strade. L’uomo nero dei secondi invece fu sconfitto e ucciso più di 70 anni fa, dunque è un cadavere, un fantasma, una storia del passato remoto che viene rilanciata ogni giorno come se fosse attuale, allo scopo di spaventare la gente. Forse è per questa differenza tra un vivo e un morto che la gente presta poi più attenzione al primo Uomo Nero che al secondo; il primo lo incontra ogni giorno dal vivo, mentre l’altro deve figurarselo con la memoria e i racconti che gli vengono somministrati.

Il primo è reale, il secondo è fittizio. Pensate che già a dieci anni dalla fine del fascismo Leo Longanesi notava che la nostra democrazia “non trova altra giustificazione che quella di combattere un fascismo morto con Mussolini. Così assistiamo a una lotta di cadaveri verticali contro un cadavere orizzontale”. Ora ne sono passati 73 e la paura dell’Uomo Nero di allora continua a martellare in tv, nei giornali, in politica, a scuola… La Segre viene “sparata” contro Salvini come se lui avesse riaperto Auschwitz. E Furio Colombo, e la Serracchiani e Scalfari, è un tripudio di Ecco il nazista, il razzista…

Insomma oggi sono alimentate due paure opposte: dei migranti e dei populisti. Accusano Salvini di razzismo e poi, per esempio, in una striscia de l’Espresso i populisti sono rappresentati come scimmioni. Da che parte stanno i veri razzisti? Immaginate cosa sarebbe successo a parti invertite, coi migranti descritti come scimmioni?

Anche a me piacerebbe vivere in una nazione adulta che non votasse solo sulla base della paura e che soprattutto non si lasciasse influenzare dagli impresari della paura. Avanti popolo, un po’ di coraggio, un po’ di cervello. Però ammettiamo una cosa: anche in assenza di demagoghi, la paura dei neri clandestini esiste già nel ventre profondo del paese, è una paura ancestrale e viscerale, spontanea prima che indotta, percepita prima che ingigantita. La paura dei nazisti è invece un prodotto fabbricato dagli illusionisti del Pus. Pensateci prima di gridare al lupo al lupo vedendo Salvini.

MV, Il Tempo 4 luglio 2018

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