Modesta proposta di non governo

Dopo aver passato mesi di angoscia e depressione come tanti confratelli d’Italia, per l’assenza di prospettive che si aprono sul futuro del nostro Paese, aggravate dalla legge elettorale di recente varata che programma la mancanza di vincitori dalle urne, superato il panico su chi votare e la paura sul dopo voto, ho avuto un’intuizione che mi fa raggiungere lo stato di beatitudine, e lo farà raggiungere anche a voi.

È l’equivalente del Nirvana ed è infatti la contemplazione del Nulla e del Vuoto che di per sé infonde un’assoluta serenità. Ommm.

Provo a spiegarvela in chiave politica.

I governi in carica nell’uscente legislatura hanno varato un certo numero di leggi e di interventi che ho rigorosamente vagliato a uno a uno, riguardo ai benefici e ai danni: mi sono accorto che per il 55% sono stati nocivi agli italiani, per il 35% sono stati superflui, fumosi o inconcludenti e per il restante 10% hanno prodotto benefici più o meno aleatori o limitati.

Considerato dunque che facendo la somma di questi dati il saldo è decisamente in negativo, allora la prospettiva di uscire dalle urne senza avere una maggioranza chiara e un governo stabile, non solo non deve spaventarci, ma deve altresì rallegrarci e destare qualche segno di euforia.

Se a questo aggiungiamo il felice esempio di periodi senza governo in altri paesi europei anche meno devastati del nostro, come la Spagna e il Belgio, se ne deduce che è una benedizione celeste se dopo le votazioni ci troveremo senza un governo.

Avremo solo gli uscenti che gestiscono l’ordinaria amministrazione; i ministri si riducono a figuranti e i premier a mimi, il tutto benedetto dai precetti inutili di Mattarella (ben più inutili delle prediche famose di Luigi Einaudi).

L’auspicio è che ci sia un non-governo di legislatura, che duri cinque anni, fino a nuove urne. Per rimettere in carreggiata il Paese, perché si delinei da solo, perché si limitino i danni. Con un parlamento giocoso che s’intrattiene su quesiti puramente bizantini o su questioni relative al galateo, al gratta-e-vinci, e altre amenità. E una classe politica resa inoffensiva, puramente decorativa, che si limita soltanto a sceneggiate, al puro scopo di riempire i tg e le cronache politiche.

Peraltro non sarebbe una novità: il segreto della durata democristiana fu la quantità di governi passeggeri, o balneari, che si limitavano all’ordinaria amministrazione, magari abusando un po’ dello statalismo, ma lasciando che la società crescesse per suo conto.

Definisco la condizione descritta come un’auspicabile, dolcissima anarchia, che letteralmente vuol dire assenza di governo. Ma senza le impetuose azioni dimostrative o simboliche degli anarchici, le bombe, gli attentati, i sit in. No, qui saremmo all’eutanasia dello Stato, previo bio-testamento delle istituzioni, un’anarchia concordata col potere, patteggiata con le istituzioni.

Una bellissima anarchia che esalterebbe l’indole degli italiani, che però perderebbero la loro più importante Valvola di Sfogo, Capro Espiatorio: non ci sarà più un governo con cui prendersela, una classe politica da vituperare, un partito contro cui imprecare. Prendersela col governo sarebbe a questo punto come imprecare contro le previsioni meteorologiche. Piove, governo assolto.

Il vuoto ci salverà. Bene, andiamo alle urne. E vinca il migliore, cioè Nessuno.

MV, «Il Tempo» 11 gennaio 2018

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2 commenti a Modesta proposta di non governo

  1. Cosma ha scritto:

    Ne sono sempre più convinto anch’io.

  2. Lino ha scritto:

    Che il nostro voto non conti una cippa è ormai un fatto indiscutiblie. Inoppugnabile o controvertibile secondo le proprie vedute. Il guaio è che l’elettore non ha una sua visione e neanche il candidato. L’uno e l’altro si contendono beni caduchi che mai permetteranno di distinguere lucciole da lanterne e così si rimarrà ancora al buio, in attesa che qualcuno accenda la luce. Che dico, pure un lumino, purché squarci le tenebre di questa oscura sorte nella quale vogliono ancora tenerci dopo 71 anni di brogli, compromessi e malaffare sui quali si fonda una Costituzione che ha istituito il popolo come sovrano con l’art.1 e l’ha destituito con l’ultimo, il 139, negandogli di decidere il suo destino.


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