Punto di non ritorno

La tela di Penelope. Si tesse di giorno, si disfa di sera. O se preferite, si annuncia un altro aborto di Stato. Dopo tre mesi si profila difficile l’impresa di Cottarelli, che pure sembrava partito con tutte le benedizioni giuste, eccetto un trascurabile particolare, il popolo sovrano. Quel ciondolino fastidioso lì, chiamato Italia. E invece è ancora in alto mare, e si corre a fari spenti nella notte in una via romana piena di buche e agguati. Il Tessitore, Mattarella, ha perso il bandolo, ha fatto errori vistosi, forse mal consigliato, è riuscito a far saltare prima la padella, poi la brace e ora rischia di restare col cerino in mano mentre lo spread cresce col panico. Non sa più che pesci pigliare, avanza il baratro, si agitano spettri di elezioni al solleone.

Qualunque cosa accada sappiamo che ormai abbiamo raggiunto il punto di non ritorno. Un abisso incolmabile si è scavato tra il Blocco Unico del Potere e l’Italia intera. Il Blocco Unico comprende il Pd, la Grande Stampa, la Grande Finanza, la Casta, i Palazzi, a partire dal Quirinale… Poi c’è tutto il resto. Che non è solo la Piazza, il popolo grillino e leghista, i militanti, ma anche i tanti refrattari, gli indipendenti, i disgustati bilaterali, i tanti che vivono, pensano, lavorano fuori dal Blocco Unico.

Stava nascendo per la prima volta un governo di assoluta minoranza, emanazione del Blocco Unico, a dispetto del voto e dell’Italia. Altre volte i governi tecnici di Palazzo avevano almeno una foglia di fico in Parlamento. Stavolta non c’è manco quello, pure il Pd che era l’azionista unico di riferimento ha capito che è meglio sfilarsi, anche perché Cottarelli annuncia solo tagli, lacrime e sangue. All’inizio Mattarella aveva scartato pure l’ipotesi di un governo di centro-destra che aveva la maggioranza relativa del parlamento. E invece ha poi varato un governo oligarchico, la coalizione Pd-Potentati.

Il motivo di rottura coi grillo-leghisti è stato inaudito, l’opinione del Presidente della Repubblica su un Ministro: non un fatto oggettivo, un deficit di curriculum o un crimine alle spalle, ma un puro processo alle intenzioni. Fior di cretini, di ignoranti e delinquenti possono fare i ministri, un eccellente economista no. Poteva trovare motivazioni migliori per rompere con i populisti. Del resto, Mattarella non è uno statista, non fu un protagonista della storia repubblicana, ma solo un gregario di terza fila, inventato da Renzi per avere solo una comparsa al Quirinale e lasciare a lui lo scettro del One-man-show. Il governo Cottarelli – tra l’estate, le scadenze inevitabili, la campagna elettorale, le urne e i tempi del post-voto – durerebbe almeno un semestre. Benché di assoluta minoranza, piazzerebbe i suoi ordigni e i suoi soldatini e servirebbe a far sbollire il Paese e impaurirlo con le minacce economiche.  Ma c’è un piccolo particolare, non avrebbe neanche un voto a suo favore, neanche in Parlamento…

Alla gravità dei fatti corrisponde intanto l’incolmabile abisso tra il Racconto di Stato e la Realtà evidente. Il Blocco Unico in versione pr narra questa storia facendo l’agiografia del Presidente, agitando minacce (s)fasciste e antieuropee, terrorizzando la popolazione a colpi di spread e di rating. La Stampa Unica lancia e fa suo l’hastag del Pd IostoconMattarella ma dovrebbe tradursi con MattarellastacolPd. La Grande Stampa, Rai inclusa, è imbarazzante. Non pretendevamo che si dividesse tra sostenitori di Salvini e Di Maio e sostenitori di Mattarella e del Pd. Ma che ci fosse almeno una divergenza d’opinioni sui fatti accaduti e nei giudizi. Invece, no, tutti hanno detto la stessa cosa, come altoparlanti di Mattarella e di Martina del Pd, altra invenzione a mezzo stampa di un altro parvenu di terza fila che parla come se fosse il Titolare Legittimo del Potere. E invece non ha nemmeno la maggioranza nel suo partito.

La stampa ha offerto uno spettacolo indecente di uniformità e allineamento. Non le resta che la fusione in un’unica Gazzetta Ufficiale. Questa non è la stampa ma lo stampino; nessun pluralismo ma un calco che riproduce la stessa forma. Il Blocco Unico ha partorito l’Informazione Unica. Poi ci chiediamo perché la stampa appare sempre più superflua e perde lettori, credibilità, autorevolezza. Poi ci chiediamo perché in rete viene fuori un altro mondo, opposto al primo; lì si rifugia tutto il resto della realtà, il peggio e il meglio, la feccia, i malumori e il libero dissenso.

Infine resta la servitù nei confronti non dell’Europa, si badi bene, ma del Blocco Unico dell’Eurofinanza. Non c’è bisogno di Salvini, Di Maio o Grillo per rivelarci che siamo un paese asservito, suddito. Ce lo ha detto lo stesso incaricato di Mattarella, Carlo Cottarelli, appena venuto col suo zainetto dal Fondo Monetario internazionale: “finchè non abbatteremo il debito, continueremo a essere schiavi dell’Europa”. Traduco: siamo schiavi dell’Eurofinanza e lo resteremo perché quel debito gigantesco è inestinguibile. Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. Che schiava d’Europa lo spread la creò. L’Italia ha molto peccato a ogni livello, molto sprecato, molto rubato; ma il meccanismo debitorio è l’essenza maligna della speculazione finanziaria mondiale e procede per conto suo, moltiplicandosi. Non può essere una priorità assoluta dei nostri governi il debito rispetto alla vita dei cittadini. Il popolo sovrano viene prima del debito sovrano. Dunque è necessario rinegoziare il debito, distinguere tra debiti o debitori reali e debiti virtuali e speculativi. È da studiare il disarmo bilanciato dei debiti secondo l’evangelico “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Anni fa si reclamava di cancellare i debiti nel terzo mondo; una cosa del genere, una riduzione, prima o poi andrà affrontata anche tra i paesi europei. Certo, per farlo occorre una risposta rigorosa e audace a una salda e seria governance, come dicono lorsignori. Con uno spiccato senso dello stato e amor patrio. Che allo stato attuale non c’è; ma la nostra priorità dovrebbe essere lavorare per arrivarci, piuttosto che vivere perennemente sotto ricatto degli usurai e sotto attacco dei mercati. Si dovrà arrivare prima o poi a un punto di svolta e di verità. L’agenda dei popoli non può essere dettata dalle agenzie di rating.

Non so che alleanze ci saranno prima e dopo il voto, ora è tutto aperto. Una cosa vorrei però raccomandare. Quando si formerà il prossimo governo legittimo non limitatevi a proporre solo un Savona in mezzo a tanti dilettanti; ce ne vogliono dieci di figure credibili e indipendenti come lui, agli Esteri, alla Difesa, alla Cultura, alla Pubblica Istruzione, in tutti i settori strategici; e la guida del governo, invece, resti politica. Intanto vediamo che coniglio tirerà fuori Cottarelli dallo zaino.

MV, Il Tempo 30 maggio 2018

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2 commenti a Punto di non ritorno

  1. Ivano Gedda ha scritto:

    Pensiamo a tutte le “cure” che in questi anni ha dispensato l’FMI, non ultima alla Grecia, sacrificata agli interessi delle banche tedesche e francesi. Il mastidontico surplus commerciale della Germania si ritorcerà contro di lei, perché i tedeschi non capiscono che il potere comporta delle responsabilità (hanno un enorme potere economico, grazie soprattutto all’euro, ma questo dovrebbe determinare dei doveri di responsabilità politica e solidarietà finanziaria verso gli altri paesi). Come diceva Goethe (mi pare anche Schopenhauer), sono fondamentalmente ottusi. Comunque lo spettacolo di questi giorni, dopo quello del 2011, mi conferma nella ferrea convinzione che tutte le unioni sono da evitare (a partire da quella sovietica per finire a quella europea).

  2. Ivano Gedda ha scritto:

    Caro Maggiulli, io sono contro le Unioni, che per definizione sono rigide e richiedono delle affinità di base che l’Europa non aveva e non ha tuttora, mentre sono a favore di Confederazioni, Federazioni di Stati e così via. Era la logica di De Gaulle, ad esempio. La costruzione europea ha evidenti difetti che non sono certo io a dover ricordare. E poi, il problema vero è POLITICO e Veneziani lo coglie in pieno, quando dice che siamo schiavi dell’euro finanza, ecc. Quando vedo che tutti strisciano impotenti dinanzi a questi sciacalli dai guanti di velluto, mi viene voglia di citare il giurista Giacinto Auriti e sperare che la sua opera abbia la massima diffusione possibile.


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