5stelle e il vuoto siderale

Se non avessimo a cuore le sorti dell’Italia e degli italiani, vorremmo che dopo questa assurda pantomima di nozze e di separazioni, con gare alterne di valzer e di pugilato, andassero al governo i 5 stelle. Ma da soli. Con l’appoggio esterno di chi volete voi, ma da soli. Per metterli alla prova senza alibi. Se faranno bene o semplicemente meglio dei loro predecessori, tanto meglio per tutti, e noi pronti a ricrederci. Se si confermeranno quel che temiamo siano, ci toglieremo finalmente il pensiero di affidare il governo a un branco di dilettanti allo sbaraglio che non hanno un’idea neanche vaga della politica, della realtà, delle cose da fare ma sono stati votati semplicemente per dire che fanno schifo tutti, senza distinzione. Il loro fallimento confermerebbe per assurdo la loro fede: il potere corrompe, chi va al potere diventa subito il nemico, il male, il corrotto da mandare a casa. Una fede che verrebbe naturalmente applicata anche a loro, martiri della stessa idea disumana di purezza.

Sperimentando i grillini al potere avremmo finalmente concluso la parabola: i governi di centro-destra, i governi di centro-sinistra, i governi tecnici, e i governi antipolitici, o cosiddetti dei cittadini. E chiusa la parabola saremmo finalmente pronti per una nuova fase, per una rifondazione della politica, per una rinascita della democrazia bipolare. Il problema è capire quanto costerebbe agli italiani una sperimentazione del genere. Quante follie e quante ingenuità, quanti deliri sanculotti dovremmo sopportare; e quanto boicottaggio dovremmo subire dall’establishment europeo per castigare l’Italia ingrillita. Con la possibile variante di un governo pentastellato che diventa, non avendo alcuna storia e alcuna idea da sostenere, un governo al servizio dei poteri eurotecnocratici.

Il dramma della nostra fase politica è che il fallimento del centro-sinistra e la delusione del centro-destra a guida Berlusconi hanno gonfiato i grillini; ma vale anche l’inverso, che i grillini all’opera rischiano di far rimpiangere i titolari del fallimento politico, il sistema dei partiti e i vecchi politici.

Allora cerchiamo di trovare punti fermi in questo panorama così volubile e gelatinoso. Dunque, le elezioni non hanno incoronato un vincitore assoluto ma due vincitori relativi: i grillini in primo luogo, i leghisti in secondo. E hanno sancito uno sconfitto assoluto, il governo uscente, il centrosinistra, contro cui hanno votato quattro elettori su cinque, un record senza precedenti. E uno sconfitto relativo, Berlusconi, apparso come il passato che non può più tornare. Con altre tre minori risultati: la più pompata dai media e dai sostegni, la Bonino, non ha raggiunto neanche il tre per cento; le ceneri della sinistra antirenziana e la nostalgia del Pci diversamente nominato, l’antifascismo militante e strombazzato, non hanno premiato la congiura degli eguali guidata da Grasso e Boldrini; e la campagna antifascista non ha generato per reazione né un trionfo di Fratelli d’Italia – avvertito come il ricordo della fiamma, la Meloni in tivù e niente più -; ma nemmeno un’affermazione della destra radicale, considerando i modesti  risultati di CasaPound e del Fronte nazionale. FdI è andata bene rispetto alla sua piccola storia ma senza captare nemmeno la metà dei voti di Alleanza Nazionale, scavalcato pure nel centro-sud dalla Lega. E la galassia destrorsa non ha superato neanche la barriera dell’un per cento.

Dunque, il quadro è chiaro nella sua tragica oscurità. Non presenta soluzioni. Esige da qualche parte una forzatura, uno strappo: o tra le alleanze, o nella nascita di un governo extraparlamentare, o più ragionevolmente, nella indizione di nuove votazioni dopo aver approvato un dispositivo elettorale che garantisca un vincitore. Col premio di maggioranza a chi prende più voti o col ballottaggio al doppio turno.

Resta l’incognita del centro-destra. Esiste come soggetto politico coeso e dunque va riconosciuto come la prima forza, oppure no, è solo un cartello elettorale che si è già disgregato? Può esistere un’intesa fondata solo sulla somma algebrica e poi diviso su tutto, senza un leader sintesi riconosciuto da tutti e senza un vero programma comune? Quesito senza soluzione, o con una risposta peggiore della situazione in corso. Siamo nel vuoto siderale, tra astronauti dilettanti, navicelle spaziali difettate o esplose e meteoriti che piovono a raffica. Ma aspettiamo, increduli e ferventi, il Miracolo italiano.

MV, Il Tempo 26 marzo 2018

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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