Basta col vecchio, vogliamo l’antico

Domenica si vota in una marea di Comuni, tutti hanno capito l’aria che tira e si presentano come innovatori, giovani, vergini della politica, rottamatori del vecchio.

A me che piace andare contromano, vi dirò di un solo candidato che non risponde a nessuno di questi requisiti, pur essendo un grillino ante litteram e un formisabile rottamatore dei poteri forti, eccetto uno (la Chiesa). Uno che non è vecchio ma di più, è antico.

Uno che non è nuovo, e non esibisce la sua verginità, ma al contrario esibisce un curriculum di secoli, forse di millenni. Dico di don Lilio Sforza Ruspoli, il mitico Principe, che a novant’anni si candida sindaco di Cerveteri e capeggia una lista dal nome splendido e pucciniano: Nessun dorma.

Conosco il Principe da una vita, ma lui ha cominciato a voler cambiare il mondo già prima che nascessi io, che pure non sono un pupo. Ha sempre scelto la parte sbagliata, nel senso della parte perdente, ha sempre coltivato, con principesca voluttà, la nobiltà della sconfitta.

Anzi, fece suo un titolo che io posi a un mio articolo uscito proprio su Il Tempo venticinque anni fa: Meglio nobili che ignobili.

Non si è mai dato per vinto, ha sempre organizzato iniziative, convegni a casa sua, liste e cortei, ha marciato coi forconi e i contadini, spacciandosi per Principe Rustici anziché Ruspoli.

E ora che ha raggiunto la maggior età, a novant’anni, si candida a fare il sindaco, e mica per fare la Bella Statuina, per farsi omaggiare come si faceva un tempo verso il Signore del Posto, ma al contrario per scacciare gli affaristi dalla politica cittadina e salvaguardare la “sua” Cerveteri.

Non so che chance abbia, e non so davvero se augurargli di vincere o di perdere, per il suo bene. Ma so che in ogni caso ne uscirà con onore, prenderà la Coppa del Miglior Candidato, non solo locale, per purezza d’intenti, follia donchisciottesca d’ideali, amore della sua terra.

Leggete la sua lettera che ha mandato a sedicimila elettori e ne avrete conferma. Come avrete capito, gli voglio bene, il mio tifo è disinteressato. C’è pure un debole per la storia antica, per le vite blasonate, anche coi loro errori e le loro pazzie, per la fede cristallina anche se a volte esagerata, c’è un gusto estetico per la bellezza senile della sua figura, il fascino retrò, e magari una propensione nostalgica per i Signori in un’epoca volgare.

Ma si, torniamo ai Prìncipi se non possiamo tornare ai princìpi. Forza Ruspoli, e la sua lista insonne.

MV, Il Tempo 7 giugno 2017

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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