Benedetto maledetto Sud

Ma il sud, quel benedetto, maledetto sud, cos’è? Un malore della geografia, uno stato d’animo che si fa paesaggio e dialetto, un vecchio retaggio appeso alla storia del passato che non ha più senso né valore nell’età globale? Dico il sud d’Italia, il meridione, il mezzogiorno, che oggi viene chiamato alle urne nel suo asse portante da Napoli a Bari. Tramontano i vecchi dei o le vecchie sagome che hanno regnato sui due mari del sud, Vincenzo De Luca, regnante di Napoli e Michele Emiliano, catapano di Bari. Figure eccentriche, controverse, rumorose, che hanno segnato con la loro personalità i due lunghi regni. A nord, come si sa, l’equivalente è stato Luca Zaia, e il precedente per tutti i governatori longevi è Roberto Formigoni, il governatore che ha più lasciato un segno, e non solo per la lunga, imbattibile durata. Ma il sud era diviso fino a oggi in questa diarchia, a tratti anche divertente; poi c’è la Sicilia, ma è un mondo a parte, su cui forse è vano “pontificare” nella speranza di congiungerla al continente, all’Italia, al Meridione.

Lasciamo stare la contesa elettorale di oggi e i contendenti, nulla di paragonabile alle personalità ingombranti e forti degli uscenti. E fermiamoci su quella parola che si è fatta cinema, letteratura, aria di paese, ineffabile atmosfera di un altro mondo fatato: Sud.

Per chi, come me, ha scritto un libro dal titolo eloquente, C’era una volta il sud, il meridione è un racconto delle origini in bianco e nero, una nostalgia senza alcuna pretesa di restaurazione, la fiaba di un passato che non torna più, e resiste solo in sparute tracce e reperti.

Ma se ne parli al presente, magari con un occhio al futuro, il sud che roba è? Ci liberammo, e non è un male, del meridionalismo come mestiere, lagna e ideologia. Ma poi entrammo nella notte del sud, in cui tutte le vacche sono nere, e le cose più belle del sud che sono nel sole o alla luce del sole, sono via via scolorate, fino al buio globale. Un tempo c’era la questione meridionale, oggi il sud non è più in questione.

Oggi si rinnova la guida del Mezzogiorno e non s’intravede nulla e nessuno che parli del sud, della restanza o della tornanza. Ci sono le singole regioni, o le singole città metropolitane, ci sono alcune aree che spiccano, ma non c’è nessuna traccia di quell’entità chiamata sud. È solo un’indicazione stradale e direzionale ma nulla che evochi un mondo, una cultura, un modo di essere e di vivere, e dunque un crocevia di tradizioni e di progetti, di strade che provengono da ieri e di vie che vanno dal sud verso il domani. A dir la verità un solo progetto mi pare che sia in cantiere con valenza meridionale: quella linea di alta velocità, da mare e mare, tra Napoli e Bari, che è oggi affidata solo alle auto private e alle autolinee. Ora qualcosa si muove. Ma è l’unico segno operoso di un pensare al sud e fare qualcosa per il contesto.

Resta però il tema: è possibile rilanciare l’idea di un sud non a rimorchio del nord per quel che riguarda l’economia, i servizi e la salute; o di Roma per quel che riguarda la pubblica amministrazione e i rapporti tra stato e cittadini? Se è vero che si è sempre i meridionali di qualcuno – e perfino gli altoatesini, come Jannik Sinner, sono i sud tirolesi, cioè i terroni del Tirolo – è vero anche il contrario: agli occhi del sud, pensate, perfino Roma appare la prima città del nord… Relativismo geografico.

Però, se togli l’alta velocità, col rischio della bassa puntualità nel realizzare l’impresa, il sud non è più pensato come una realtà, un contesto, un assetto geoculturale; figuriamoci come un progetto che lo investa senza travolgerlo. Il sud non c’è, non fa notizia, e anche i candidati hanno parlato della loro regione o dell’Italia, credono cioè che il voto riguardi la realtà locale o abbia al più una ricaduta sul quadro nazionale. Ma è sparito il termine intermedio, il Meridione. So che la Svimez, che si occupa di sviluppo del Mezzogiorno, sta preparando un rapporto sul sud, ma non vedo la politica, l’impresa, il sindacato, le classi dirigenti, la cultura, occuparsi minimamente di un piano e di un pensiero per il sud. Capirei se fosse una scelta “liberista”: niente piani, viva l’ordine spontaneo, lasciate fare alle cose e al libero mercato o al libero esercizio dell’intraprendenza privata. Ma non è nemmeno una scelta di proposito, è solo una disattenzione, o al più una confessione d’impotenza. E quel che dico dura ormai da decenni e dunque investe tutte le parti politiche o le parti in campo che si sono avvicendate al governo, non solo quelle ora al comando.

C’è qualcuno che pensa al sud? Anzi, c’è qualcuno che oggi esprime, rappresenta, il volto, le passioni e le ragioni del sud? È una domanda che mi hanno rivolto nel corso di un’intervista per un podcast della Svimez a cui non so rispondere: ho difficoltà a individuare un nome e una faccia per sintetizzare oggi il sud. Ci sono eminenti meridionali in vari ambiti ma la loro fama e il loro talento non sono legati al sud. È sparita anche la figura, a tratti molesta, dell’intellettuale meridionale; anche loro si sono delocalizzati, orbitano nel vuoto globale.

L’ultimo capo-scuola meridionale, che sfornò talenti, concerti e programmi made in Sud, è stato Renzo Arbore, sul versante della musica, della satira, dell’intrattenimento e del cazzeggio.

Nessun leader politico oggi sventola davvero la bandiera del sud; nessun movimento, associazione, confederazione promuove, rivendica o si intesta battaglie che coinvolgono l’intero mezzogiorno (fa eccezione a Napoli Polo Sud, di Amedeo Laboccetta).

Il sud è una bella location per i film e per le fiction, e gran parte del rilancio di alcune città e di alcune zone parte proprio dal cinema e dal fascino di quelle ambientazioni; ma nulla che evochi vagamente un impegno meridionale o una sensibilità sociale rivolta al sud.

Vero è che oggi non ci pare di vedere neanche qualcosa che vagamente somigli a un Progetto Italia, un tentativo di disegnare l’Italia dei prossimi anni; se non c’è più una questione nazionale, figuriamoci se può esserci una questione meridionale (o settentrionale). È come se una corda stringa il collo del Meridione e dell’Italia e a tirarla dai due lati opposti sono il Locale e il Globale: il cappio si stringe nella morsa dei due estremi. O mutatis mutandis, la tecnica e il mercato soffocano ogni prospettiva territoriale, politica e culturale.

Non si tratta di rivendicare orgogli di campanile, primati velleitari o altre tifoserie nostrane: si tratta di rovesciare la prospettiva uniforme e globale, fondata sulla intercambiabilità dei luoghi, delle persone e delle comunità e ripartire invece dalla realtà nelle sue radicali differenze, naturali e culturali, e dunque dai luoghi, dalle storie, dalle persone, dalle identità nel loro sviluppo; dalla prossimità, dal chilometro zero. Le questioni meridionali passano, il sud resta, e non si può cancellare o sciogliere nel Globale e nell’Artificiale.

La Verità – 23 novembre 2025

Condividi questo articolo

  • Facebook

  • Canale Youtube

    Canale Youtube
  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

    Leggi la biografia completa

Le foto presenti su questo sito sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione non avranno che da segnalarlo a segreteria.veneziani@gmail.com e si provvederà alla rimozione.

© 2023 - Marcello Veneziani Privacy Policy