Distruzioni per il voto

Vedo l’aula sorda e grigia che vota con sordido grigiore una legge bruttarella, detta Rosatellum, che risponde a una sola logica, che è poi quella che prevale da anni: essere utile a chi la fa, più soci e affini.

Vedo poi una pattuglia di dissidenti e d’imboscati che boicotta questa legge, ma non per una questione di principi e di idee, ma perché quella legge li penalizza, li tromba.

Poi esco dal Parlamento e sento una piazza scalmanata e disinformata che grida Onestà, Onestà! eppure il problema principale non sono i ladri, ma i cretini, gli incapaci, gli inadeguati, al governo e all’opposizione.

Infine, mi sposto a Palazzo Madama e trovo l’ex regnante Giorgio Napolitano che spara contro questa legge votata a colpi di fiducia, quando lui al Quirinale ha fatto passare aborti di leggi, elettorali e no, a colpi di fiducia, inciuci e forzature.

E per concludere davvero il giro, sento le interviste alla gggente, nessuno sa manco vagamente cosa sia questa legge ma tutti sono contro, a priori e a prescindere. Magari solo per il nome, per le facce, per le intese, per la coazione a ripetere. O per atto di fede grillina.

Già le leggi elettorali non le conoscevano ai tempi in cui si compravano, almeno un italiano su dieci, i quotidiani. Figuratevi adesso.

Ora, lo scandalo e lo schifo di questa legge, non è cercare un accordo tra maggioranza e opposizione; detesto l’inciucio ma obbiettivamente le regole si scrivono insieme, e d’altra parte anche volendo, nessuno potrebbe fare queste leggi a colpi di maggioranza, non ha i numeri.

Dunque non è quello il problema. La legge in questione, poi, non è peggio delle precedenti, ma nella linea e nella media: eppure c’è chi grida al golpe, alla fine della democrazia, alla dittatura, a Mussolini (ma lasciatelo stare, una buona volta, il Duce, lui faceva le cose in grande; magari dissentiamo nel giudicare se quelle cose in grande erano benefiche o malefiche, ma nulla a che vedere con questa sottospecie di politicanti e di leggiuzze).

No, il vero problema di questa legge è proprio quello: è meschina come le precedenti, serve solo a interessi di parte e a scopi contingenti, tradisce come le precedenti il popolo sovrano, impedisce il diritto costituzionale di scegliersi i rappresentanti. E sarà cambiata alla prossima tornata, perché cambieranno esigenze e attori protagonisti.

Ma il dramma che ci resta è non sentirsi rappresentati, non trovare tracce alternative di credibilità da nessuna parte.

Solo un penoso minuetto di casi personali o di clan, di cui continuano a trastullarsi gli ultimi giocolieri che si divertono a sfornare presunte spiritosaggini in forma di varianti lessicali al rosatellum, tutte col suffisso tellum. Scappatellum, fascistellum, cacatellum, e via sproloquiando.

Che pena.

Poi, si sa, approvata la legge, salvo miracoli, dalle urne non uscirà alcun governo, alcuna maggioranza e si dovrà riprendere la menata degli inciuci; quanto mi dai quanto ti do, con lui si, con lui no, o perlomeno non davanti a tutti.

In tutto questo teatrino, il vegliardo presidente emerito, al secolo Napolitano, avendo già dato abbastanza, anzi troppo, avrebbe potuto volare alto, astenersi dal prendere posizione, non rientrare in gioco.

E invece no perché ha smesso di dare lui le carte e a far da regista ai governi. Epperciò s’intigna.

Napolitano è in politica da millenni, dai tempi della guerra mondiale, si è fatto già la rivolta d’Ungheria, poi i carri armati di Praga, sempre dalla parte del Regime, ha visto tutto il Pci minuto per minuto, poi s’è fatto il Muro di Berlino da ambo i lati, e la sua caduta; poi il Pds, il Pd, la presidenza della Camera e il ministero degli Interni, il Viminale e poi il Quirinale, dove ha fatto e disfatto governi, ha avuto ben due mandati.

Possiamo auspicare che finalmente si riposi? Ma lui, per carità, non è il problema, è solo il babà sulla torta della politica. Una torta a sette piani, come i rotoli di carta igienica. Un paragone che rende l’idea…

MV, Il Tempo 13 ottobre 2017

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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