Il reato di bimbofobia

Perché indigna e suscita denunce il b&b che nega l’ospitalità alle coppie gay ed è invece ammesso e permesso vietare negli hotel, nelle spiagge e nei ristoranti l’ingresso ai bambini? Perché l’omofobia è un reato e la bimbofobia, o meglio la puerofobia, no?

Il meccanismo è lo stesso: qualcuno si sente infastidito dagli schiamazzi dei bambini o dalle effusioni di una coppia omosessuale; in un caso è infastidita la sua sensibilità acustica e nell’altro la sua sensibilità morale.

Il fastidio può essere comprensibile in ambo i casi se si riferisce ai comportamenti e non alle semplici presenze; ma il fastidio provato da taluni non può ledere l’elementare diritto delle persone, bambini o gay, al libero accesso.

Per questo, a mio modesto parere, entrambi i divieti sono ingiusti.

Poi toccherà al buon senso degli interessati, degli albergatori e degli ospiti trovare una soluzione in modo che i bambini non facciano (troppo) chiasso e le coppie gay evitino eccessi di esibizionismo.

Se invece si vuol dare ai bambini o ai gay la possibilità di libero sfogo senza limitazioni, si vada in strutture ad hoc, a loro dedicate. Ci sono villaggi dedicati alle famiglie con bambini e ci sono villaggi dedicati ai gay (gay-friendly).

Altrimenti basta il buon senso per evitare ogni discriminazione e convivere decentemente nel reciproco rispetto.

Resta invece irrisolta la contraddizione da cui siamo partiti: non ci meravigliamo davanti a un cartello che vieti la presenza di bambini (no-kids) e invece si fanno crociate e denunce per analoghe discriminazioni verso i gay.

Questa disparità svela un nervo scoperto, un orientamento ideologico imposto da media e istituzioni alla società. Non ci interessa in questo caso insistere sull’omofilia e l’omolatria della nostra società, ben più pervasiva dell’omofobia.

Ma vogliamo soffermarci sull’altro tema, il fastidio sociale e culturale verso i figli, la gravidanza, la fertilità, parola che fu maledetta e interdetta quando il ministero della salute osò usarla.

È un fastidio che la dice lunga sulla sterilità mentale, prima che biologica, della nostra società, sulle radici psicologiche e culturali della denatalità: i morti che superano i nati, il rifiuto dell’avvenire, il rigetto di ogni premura verso le generazioni future, la sindrome di Peter Pan diffusa dal ’68 in poi, gli eterni adolescenti che non accettano concorrenti doc.

Non sopportiamo più bambini, le coppie con figli piccoli vengono spesso mal sopportate o evitate dai loro stessi amici, sono un problema e un impiccio. Meglio i gay, dice qualcuno, che quei rompipalle dei bambini; si fanno i fatti loro e non portano con loro bambini (non sottovalutate le coppie omogenitoriali, i figli commissionati e gli uteri in affitto, le adozioni gay in via di sviluppo).

L’insofferenza della nostra società puerile si estende dai bambini ai vecchi; siamo gerontofobi perché i vecchi richiedono attenzioni e preannunciano il nostro futuro che non vogliamo vedere. Perciò li sfuggiamo anche se non siamo ancora arrivati agli hotel no-olds.

Ma tornando ai bambini, il dramma del nostro tempo non è la pedofilia ma la pedofobia. Perché la prima riguarda casi, non isolati, ma pur sempre casi; la pedofobia invece è una tendenza di massa, che ha molti sponsor e molte agenzie bimbicide.

Per ogni amante pervertito di bambini ci sono mille persone normali che li detestano.

La pedofobia è una vera piaga sociale. Per carità, non invoco affatto un nuovo reato di puerofobia, non aggiungiamo idiozia a idiozia. Ma più comprensione per le piccole creature e per la loro naturale, a volte simpatica, vivacità.

Anche a me, confesso, danno fastidio i bambini maleducati, invadenti e rumorosi, cerco di evitarli o di starne lontano, ma se proprio devo prendermela con qualcuno me la prendo coi loro genitori che non sanno educarli o non vogliono badarvi e non rispettano gli altri.

Aiuta a essere comprensivi con i bambini il ricordo tenero dei propri figli quando erano bambini o perfino il sussulto remoto della propria infanzia; quando abbiamo qualche problema con qualcuno, mettiamoci semplicemente al loro loro posto e vedremo le cose con occhi migliori.

Qualcuno insorge se negli hotel o in spiaggia è negato l’accesso agli animali; dei bambini, invece, non se ne frega nessuno. Ma non c’è nessuna boldrina, nessun magistrato, nessuna associazione di psicanalisti, nessun movimento di liberazione che difenda i diritti dei bambini, a nascere innanzitutto e poi a vivere insieme agli altri?

MV, Il Tempo 3 agosto 2017

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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