Ma la notte no

Trovo demente, vigliacca e ipocrita la legge sulla legittima difesa approvata ieri in Parlamento.

Meglio non far nulla, meglio lasciare le cose come stavano, piuttosto che quella farsa idiota che come sempre vuol dare l’impressione agli uni che qualcosa si è fatto contro i delinquenti e per la sicurezza e agli altri che le garanzie dello stato di diritto, la comprensione per i poveri ladri e il ripudio per la giustizia faidate all’americana, non saranno toccati.

Come sempre, la sindrome del colpo al cerchio e il colpo alla botte ha prodotto il Nulla in confezione gigante e un’ennesima legge per mantenere il record mondiale di leggi e di inosservanza delle leggi che possiamo vantare.

Il punto più basso di questa legge, da cui non riesco a riprendermi da due giorni per il misto di riso, pianto e disperazione che suscita, è la famosa attenuante notturna con tutte le imprecisioni della fascia.

Perché di fronte a due azioni criminali in tutto e per tutto identiche, cambia drasticamente il giudizio della legge se la reazione è compiuta alle 20 o alle 22? Perché questa tariffa notturna agevolata per i giustizieri faidate, o viceversa questa franchigia diurna per i delinquenti, con l’invito ad affrettarsi a compiere la loro incursione criminosa prima che venga la notte?

Il ladro come Cenerentola perde la scarpina se non rientra prima di mezzanotte? Ma la notte no, come cantava Arbore…

Poi vi chiedete perché la gente non vuol sentir parlare di politici, di parlamento non si sente tutelata e ha un pessimo giudizio delle istituzioni. Intendiamoci, non si tratta di istigare la gente ad armarsi e a sparare, è un vizio che non ci appartiene.

Si tratta più semplicemente di considerare una cosa: che tra la vittima e l’aggressore, tra chi va in casa altrui e compie una rapina mettendo a repentaglio la vita e la sicurezza altrui e chi è in casa sua a vivere la sua serena vita familiare, non ci può essere equidistanza da parte dello Stato.

Se poi va a finire che il delinquente esce dopo pochissimo dal carcere o l’aggredito finisce in carcere per aver difeso se stesso, i suoi famigliari e la sua casa, non vi lamentate che la gente veda voi parlamentari, voi magistrati e voi media compiacenti, come complici dei delinquenti e nemici della gente per bene.

MV, Il Tempo 5 maggio 2017

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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