La sinistra è sparita ovunque

A ben vedere, Matteo Renzi è stato l’ultimo tram, l’ultima carta vincente per la sinistra ogm. Dopo di lui il disastro. Neanche la cocente, schiacciante disfatta elettorale dice fino in fondo in che condizioni è oggi ridotta la sinistra. Brandelli incomponibili, branchi vaganti senza direzione e destinazione, assenza totale di leadership e di programmi credibili per il paese, sopravvivenza solo di alcune oligarchie e poi basta. Oggi s’aggrappa a fasi alterne all’antipopulismo o ai grillini.

Con Renzi, seppure per uno spettacolare equivoco, la sinistra toccò il cielo del 40% di consensi con un dito. Breve parabola, poi finita con un tiro al piccione dei più barbari per abbattere il “piccolo tirannello”, che però li aveva portati in cima ai consensi, alla guida pressoché solitaria del Paese. Renzi mancò “l’appuntamento con la storia” quando non ebbe il coraggio e la statura di andare in fondo col suo Partito della Nazione, trasversale, che lasciava alle spalle la vecchia, rancida, rancorosa sinistra antifascista per conquistare la centralità nel Paese. Si spaventò, Renzi, delle ostilità raccolte a sinistra, cercò di recuperare tra i suoi; poi azzoppato dal referendum, tentò vanamente di ricollocarsi nel centro-sinistra, fingendo di essere una specie di Prodi 2.0. E lì via via perse pezzi, riuscendo a perdere le simpatie conquistate al centro e a destra, senza guadagnare la minima simpatia a sinistra. Ma crollato Renzi, la sinistra è in polvere, priva di senso di marcia, fa leva solo sul risentimento verso i populisti.

Però sarebbe ingiusto attribuire la catastrofe allo stesso Renzi o al malgoverno della sinistra. Il fenomeno è mondiale, la sinistra non è più al governo in nessun grande paese, eccetto la Cina comunista di Xi. In America c’è Trump, in Russia c’è Putin, in India c’è Modi, in Turchia c’è Erdogan, in Iran c’è Rouhani, in Giappone c’è Abe, in Francia c’è Macron, in Inghilterra c’è la May, in Spagna c’è Rajoy, in Germania c’è la Merkel. In Ungheria si prepara a stravincere Orban. Nessuno di loro è di sinistra: sono moderati o esagerati, popolari o populisti, liberali di destra, conservatori, nazionalisti.

La sinistra è sparita nel giro di un paio d’anni, dopo Obama. Non governa più da nessuna parte. Le resta solo Papa Francesco, ossia solo un’icona per rifugiarsi sotto la sua tonaca. E’ rimasto solo lui ad agitare temi che possono avere un significato classico di sinistra, come l’accoglienza, la solidarietà, la difesa dei poveri e degli esclusi, seppure in un contesto evangelico e religioso.

A sinistra non c’è più nulla delle vecchie esperienze socialdemocratiche, laburiste, riformiste, socialiste, liberal. Solo rovine, niente consensi. Il bivio in cui si trovò in Italia era chiaro: inventarsi un berlusconismo di sinistra, come tentò di fare Renzi, che ricalcasse la via nazionale di Craxi (e di Mitterrand), in un mutato contesto o cavalcare l’onda francescana di una sinistra pauperista, umanitaria, ma sapendo di interpretare la voce di una minoranza e di una forza incapace poi di affrontare la realtà e governarla.

L’ipotesi subordinata è quella tedesca, diventare soci di minoranza del centro-destra. Ma per residuo ideologismo c’è chi preferisce fare i comici di spalla dei grillini. E regredire a sinistra indignata e populista alla Tsipras, salvo farsi addomesticare e comandare a bacchetta dai medesimi eurocrati. Altrimenti sparire e consegnarsi ai prodotti prefabbricati dell’Oligarchia europea (tipo Macron). La sinistra è finita, non c’è traccia, non c’è segno di vita, oltre il canone ideologico del politically correct, corredato di antifascismo e retorica dei diritti umani, che rimane il suo unico, vero lascito. Per Renzi non resta che lo strappo, visto l’odio che raccoglie in casa sua, ma ormai ha poca carne da cuocere e scarsi ranghi.

Non che dall’altra parte ci siano segni promettenti di vita e salute: non c’è una vera e credibile destra, nazionale, sociale e conservatrice; non ci sono statisti né un vero movimento popolare d’ispirazione cattolica. Ma se guardiamo il mondo, la sfida sembra essere tra moderati insider e populisti outsider, quasi ovunque. O fra tecnocrati e tribuni della plebe, salvo virtuose varianti.

La sinistra può essere ancora un’ideologia, una morale, o meglio un moralismo, un codice a cui conformarsi, perfino una moda. Ma non più una politica, tantomeno un modo di governare.

MV, Il Tempo 9 aprile 2018

Condividi questo articolo

Tags:

  • Facebook

  • Canale Youtube

    Canale Youtube
  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

    Leggi la biografia completa

Le foto presenti su questo sito sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione non avranno che da segnalarlo a segreteria.veneziani@gmail.com e si provvederà alla rimozione.

© 2023 - Marcello Veneziani Privacy Policy