L’altra faccia di Bush

No, il rispetto che si deve davanti alla morte di George Bush senior, non può farci dimenticare alcune pagine buie che si legano alla sua amministrazione alla Casa Bianca. Parto dall’11 settembre 2001 per andare a ritroso di dieci anni, al tempo in cui lui era presidente.

Che colpa avevano quelle migliaia di corpi inermi massacrati a caso nel terribile attentato delle Twins Towers? La stessa elementare domanda mi ero posto dieci anni prima davanti allo scempio di altre migliaia di corpi inermi. L’unica differenza è che i ruoli degli islamici e degli americani all’epoca erano invertiti. C’era pure un Bush alla guida degli Stati Uniti ma era lui, il padre. La città sbranata e dilaniata era Baghdad, le popolazioni civili erano irachene. Ne morirono centomila, si disse, anche se nessuna Cnn ci ha mai mostrato quell’orrore. Ci impietosimmo per la prigionia del nostro pilota Cocciolone che tornò a casa incolume; non vedemmo invece quella carneficina di civili, sepolti sotto la sabbia. Occhio non vede cuore non duole. E altre migliaia di vittime ci furono poi con l’embargo di alimenti e medicinali, che doveva colpire Saddam Hussein e invece colpì la popolazione, i bambini e i malati: migliaia di innocenti hanno pagato con la vita. Nessuna feroce idiozia potrà mai ritenere che le stragi del ’91 compensino quella dell’11 settembre. Ma un nesso c’è. Probabilmente quella sciagurata politica inaugurata da Bush e poi ripresa da suo figlio, con lo scempio di Ninive, Babilonia e altre città mesopotamiche, alimentò la nascita e lo sviluppo del fondamentalismo islamico e dell’odio verso l’occidente.

Oggi che celebrano Bush anche i nemici democratici e progressisti del tempo, perché col passare degli anni Bush diventò amico di Clinton e di Obama, criticò Trump e fu dunque ammesso a pieno titolo nell’Establishment americano, sarà bene ricordare quel capitolo infame. E sarà bene ricordare anche il suo arrogante discorso d’investitura: “oggi non ci si chiede più quale sistema politico e sociale sia il migliore; tutti sanno che è il nostro”. Così Bush tenne a battesimo il nuovo Ordine Mondiale e la presunta fine della storia nelle braccia dell’Unica Superpotenza mondiale, gli Stati Uniti. Quella hybris sarà poi punita con la crescita di due giganti come la Cina e l’India, la ripresa della Russia con Putin, l’offensiva islamica, la crisi economica americana, perfino la nascita dell’Unione Europea… E l’ordine globale di marca statunitense vacillò, suonò la ritirata, tornò a confrontarsi con altri soggetti egemoni, al punto che oggi sembra chiudersi nei suoi confini e dopo aver invaso tutti i mercati del mondo, tornare sulla difensiva, diventare protezionista…

Insomma Bush fu anche questo, per la verità della storia.

MV, 2 dicembre 2018

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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