L’onda idiota del femminismo

Ma che sta succedendo in tema di libertà e di censura, di uomini e donne, di uguaglianza e differenze? Da una settimana in America come in Italia, tiene banco la vicenda assurda di un ingegnere informatico di origine italiana, James Damore, che è stato licenziato dalla Google perché ha sostenuto che uomini e donne sono biologicamente diversi e ne ha tratto, dati alla mano, alcune conseguenze sul lavoro.

Google è il più importante sito e motore di ricerca al mondo, è una delle cinque sei grandi agenzie globali in cui si esercita la libera circolazione delle idee, oltre ogni confine, è il regno della comunicazione mondiale.

Poi ti accorgi che può trasformarsi in Censore, come accade anche a Facebook o ad altri grandi veicoli della comunicazione globale. E con la scusa di colpire l’intolleranza e l’ideologia, diventa a sua volta veicolo di ideologia e intolleranza, come ha osservato l’ingegnere licenziato.

La censura è un virus che si propaga per contagio: se una grande multinazionale della comunicazione come Google l’applica ai suoi dirigenti, è automatico che poi si estenda agli utenti e a tutte le opinioni ritenute politically uncorrect che circolano sulla rete.

La minaccia viene sempre presentata in modo orwelliano usando parole opposte: censurano, cacciano, escludono ma per difendere la libertà, per tutelare i diritti, per garantire gli utenti, per difenderci dalle fake news.

E poi nascono le commissioni che devono vagliare, cioè censurare, nascono le inquisizioni e i tribunali speciali, le opinioni si trasformano in reati, le divergenze rispetto al Canone Ideologico Obbligato (CIO) producono licenziamenti, esclusioni, gogne mediatiche.

Ma torniamo al tema specifico: censurare un’affermazione come quella, che il maschio e la donna sono diversi biologicamente, è un’offesa duplice, alla verità e alla libertà di espressione. Si, perché prima ancora di essere un’opinione, e come tale da rispettare, è una verità lampante, ovvia, naturale e storica, su cui si fonda la vita umana e tutte le sue relazioni.

Su quella differenza regge la storia dell’umanità, si fonda la famiglia.

Negare la prima delle differenze, la più necessaria di tutte, significa compiere uno sfregio alla realtà, alla vita, alla natura. L’onda idiota del femminismo.

Se qualcuno poi ritiene che la differenza biologica debba essere superata con l’uguaglianza giuridica o col sostegno speciale alle donne per consentire di recuperare la disparità di trattamento che questa diversità in natura ha prodotto fino ad oggi, esprime un’istanza, una tesi.

Che può essere accolta o legittimamente confutata da chi invece ritiene che si debba rispettare la differenza biologica e trarne le coerenti conseguenze. Qui passiamo dal piano evidente e innegabile della realtà – c’è differenza biologica tra maschio e femmina – al piano discutibile delle risposte, se riconoscere o superare quelle differenze.

È comprensibile che una tesi prevalga sull’altra, è inaccettabile che si demonizzi e si perseguiti l’altra. Personalmente ritengo che l’unico criterio di selezione debba essere quello prescritto anche nella nostra Costituzione: avanti i capaci e i meritevoli, siano essi maschi o femmine, etero o omosessuali.

Poi ci potrà essere l’ulteriore considerazione che ci sono mansioni in cui sono più adatti i maschi, o le donne, gli etero o gli omo. Ma il principio basilare dev’essere quello.

Quindi la mia opinione è mettere da parte vecchi e nuovi pregiudizi: quelli arcaici che penalizzano le donne, e quelli nuovi che tra quote rose e tutele sessiste, stabiliscono privilegi per favorire le donne.

Io penso che se dovessimo proteggere le categorie più deboli o rimediare per legge alle disuguaglianze della natura dovremmo via via prevedere criteri privilegiati per aiutare chi proviene da zone svantaggiate, da categorie discriminate, da famiglie indigenti, da situazioni critiche, da paesi arretrati o dittature.

Dovremmo aiutare i più giovani, ma poi dovremmo aiutare i più anziani, e via dicendo. E tra tante categorie da proteggere a chi assegnare precedenza?

Una cosa è certa: gli ultimi in questa graduatoria sarebbero proprio i capaci e i meritevoli. Un modo per accelerare il degrado della società e la totale deresponsabilizzazione delle persone. Contano solo gli handicap di partenza che si trasformano in titoli di merito e diritto di precedenza.

Ora la cosa peggiore non è nemmeno questa, che si sta imponendo questo criterio di corsie preferenziali; ma che chi osa confutarlo rischia di perdere il posto di lavoro e viene considerato come un nemico dell’umanità, del progresso e dei diritti.

C’è qualcosa di barbarico, di violento e di demente in quest’onda lunga che sta travolgendo l’Occidente.

MV, Il Tempo 14 agosto 2017

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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