Ma restiamo all’opposizione del mondo

Poi uno si sveglia una mattina e si accorge di essere ancora all’opposizione del mondo. Dopo una vita controcorrente uno vorrebbe finalmente sentirsi in pace col mondo, riconciliarsi con la storia che sta vivendo, vivere in amicizia con gli eventi. E invece gli tocca di vedere i fatti, di leggere o ascoltare le versioni ufficiali e prevalenti, e di ritrovarsi sull’altra riva, tra gli scontenti, sul versante del dissenso. Leggi l’assurda corsa alle armi per prolungare il conflitto in Ucraina, leggi delle pressioni micidiali degli Stati Uniti sull’Europa perché si schianti in questa guerra e nei suoi derivati tossici. E l’Europa esegue, un po’ recalcitra qualche Paese, ma a testa bassa l’Unione ubbidisce a un imperativo che non serve a salvare l’Ucraina ma ad affondare Putin, a indebolire l’Europa e la sua autonomia e a rimarcare gli Stati Uniti nel ruolo di gendarme del mondo.

Leggi poi delle minacce, delle vessazioni, dei ricatti che l’Europa fa ai suoi paesi membri, perché accettino di sostituire il loro paese reale, la sua reale economia, le sue reali attitudini in un paese allineato, conformato e prefabbricato, dove tutto ciò che è artificiale e geneticamente modificato ha la prevalenza su tutto ciò che è naturale e storicamente radicato.

Poi leggi ancora quali sono i racconti ufficiali e unilaterali della Memoria, quali sono gli obblighi rituali a cui nessuno si può sottrarre, e la mortificante alternativa tra l’adesione e il silenzio rispetto ai Canoni Vigenti, Oppressivi e Unilaterali. Ogni giorno poi trovi la lavagna dei buoni e dei cattivi sui media in base all’osservanza o meno del Politically correct e ti accorgi che anche quando non ti riconosci nei cattivi, non ti riconosci mai nei “buoni” secondo la lavagna dei maestrini.

E trovi le omertà mafiose prevalere sull’accertamento delle responsabilità in campo sanitario, politico, giudiziario, su troppi versanti. Non ti piace poi un paese che ha il culto dei morti di giornata, salvo dimenticarli in fretta, e vive questo funerale permanente trasmesso in diretta televisiva, con applausi e rumorosi like e dislike dei partecipanti; la santificazione del defunto e l’ideologia delle istituzioni ridotta a necrologio a getto continuo.

Non ti piace come va il mondo lanciato nel transumano e nell’intelligenza artificiale, coi migranti e con le nascite, con l’aborto, le famiglie e le maternità surrogate; le cancellazioni della nostra civiltà e delle nostre tradizioni per non urtare la suscettibilità degli incivili o di coloro che provengono da altre civiltà. Vedi tutto questo e molto altro e ti accorgi di essere ancora all’opposizione del mondo, nonostante tutto e tutti.

Qualcuno obietterà: ma non ti piace che in Italia c’è un governo di destra, non ti piace la Meloni, non dicevi che la preferivi ai suoi avversari? Certo, confermo tutto. Ma so che la politica in generale non può cambiare nulla di sostanziale e se pretende di farlo è messa fuori gioco. Sarebbe mai possibile, ad esempio, un governo che non si allineasse ai comandi della Nato, agli imperativi degli Stati Uniti, alle linee dell’Unione europea? No, non sarebbe possibile. Perciò è inutile prendersela con chi sta al momento lì, non può fare altro. Poi, certo, ci sono modi e modi per stare a tavola, ma devi accettare le regole basilari e preliminari per essere accettato e non essere rovesciato a botte di spread, debiti sovrani, campagne mondiali, scandali e misfatti. La politica nazionale – ma chiamiamola locale, è meglio, non scomodiamo l’espressione sovrana di nazione – può decidere circa l’1 per cento delle cose importanti. I governi che piacciono a noi fanno più uno, i governi che non ci piacciono fanno meno uno; ma poi ci sono gli altri 99 punti che non dipendono da loro; al più cambia qualche sfumatura interpretativa, ma la sostanza è quella lì e a decidere è il Deep Power.

Un governo Conte, Letta, Draghi starebbe più o meno come il governo Meloni, nella stessa situazione internazionale.

Ma non è alla politica, alla destra e alla sinistra, e alla questione italiana, che mi riferivo. Bensì a uno stato più generale di opposizione, ovvero di distanza polemica rispetto a come va il mondo e soprattutto verso dove va. Ti senti all’opposizione rispetto all’Agenda che i poteri stessi, tramite i media, dettano al mondo. E sai di non poter trovare asilo politico, rifugio territoriale, da nessuna parte; devi vedertela tu, e chi la pensa come te, contro il Mostro Globale.

Eppure, non serbi rancore verso il mondo e l’umanità. Per altri versi, ti senti in amicizia con la vita, in pace col mondo, ma se ti riferisci alla realtà, all’umanità, alla natura. Se invece passi dalla realtà alla rappresentazione, dalla vita vera a quella istituzionale, e se cerchi di trovare tra i potenti almeno alcuni che senti dalla parte tua, il quadro si fa scuro, desolante. Chi ha potere non può che aderire a quel che il potere pensa al posto suo, altrimenti è espulso dal potere.

Allora ripiombi in questa idea critica, cominci a processare te stesso, a dire che sei tu l’incontentabile, e con gli anni diventi brontolone, insopportabile, pretenzioso. Allora cito alla rinfusa un poeta d’antico pelo che non c’è più ma c’è ancora: “quello che veramente ami rimane, non ti sarà strappato, quello che veramente ami è la tua vera eredità. Il mondo a chi appartiene, a me, a loro o a nessuno? Sei un cane bastonato sotto la grandine, una pica rigonfia in uno spasimo di sole. Metà nero metà bianco. Non distingui un’ala da una coda. Come son meschini i tuoi rancori nutriti di falsità. Strappa da te la vanità, ti dico strappala. Ma aver raccolto dal vento una tradizione viva o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata, questa non è vanità. Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare”.

Se il mondo non ci piace, proseguo io, non chiediamoci cosa deve fare il mondo ma cosa puoi fare tu per migliorarlo o perlomeno fartelo piacere. Anche pochissimo, però va fatto.

La Verità – 22 gennaio 2023

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