Sicilia, Italia

Come ai tempi di Garibaldi, in Sicilia partirà la sfida sull’Italia che verrà. Le elezioni siciliane saranno un banco di prova per tutto quel che accadrà alle politiche nella primavera del ’18 e per il governo che uscirà dalle urne.

Si capirà fin dove oserà spingersi il consenso ai grillini, nonostante il vistoso sfascio romano; si capirà che ne sarà della sinistra e del partito renziano, scortato da Alfano, se marcerà diviso o unito; e si capirà soprattutto se esiste il centro-destra, con una sua unità strategica quantomeno, quel centro-destra che ad oggi è il favorito delle prossime politiche.

In verità, sulla carta, il centro-destra è o era il favorito anche in Sicilia, con una candidatura forte e chiara, di Nello Musumeci che è il politico siciliano uscito indenne da pasticci politici, indagini giudiziarie, ombre mafiose.

La candidatura di Musumeci è in piedi da anni; alle ultime elezioni regionali saltò perché Micciché e altri notabili siciliani alla fine fecero campagna elettorale contro di lui, regalando la Regione a Crocetta e l’opposizione a Grillo.

Musumeci è un uomo di destra, che ha lasciato un buon ricordo nelle sue precedenti esperienze politiche e amministrative, ruppe in tempi non sospetti con Fini e restò nel frangente a destra, con dignità.

Nel 2006 il centro-destra non andò al governo perché Fini non volle accordarsi con lui in Sicilia, perdendo così quella manciata di parlamentari decisivi che erano necessari per avere i numeri e la maggioranza in Parlamento.

Ora si sta ripetendo lo stesso errore con gli stessi protagonisti, e Berlusconi nel ruolo di Fini. E con la bislacca idea di rivestire una coalizione di riciclati, vecchi sodali dei governatori precedenti, con la patina degli Indignati (non è un refuso per Indagati, proprio indignati, alla spagnola).

A quel punto meglio un ritorno trionfale di Toto Cuffaro che usare Arnao come specchietto (perdente) per le allodole per ripresentare lo stesso cartello del passato.

Il test siciliano sarà decisivo per capire se esiste o no il centro-destra e se è vero che gioca per vincere o solo per trattare, più o meno sottobanco, con Renzi. A Roma, Berlusconi (con Fini, Alemanno e Storace) regalò il comune alla Raggi preferendo Marchini alla Meloni e così spaccando il centro-destra e disperdendo i voti. La ragione fu, e qui non avevano tutti i torti, che troppo tardi si decise a candidarsi la Meloni, allora incinta.

Qui, invece, accusano la stessa Meloni e Musumeci del contrario, di essere scesi in campo troppo presto. In realtà il Cavaliere e soprattutto i berluscones siciliani non vogliono un candidato non malleabile, non gestibile, per giunta di destra, e non vogliono un candidato che non sia stato prescelto da lui, un tempo Signore e Titolare sovrano del centro-destra.

Ma lì si gioca la sorte del centro-destra.

Quanto alla Sicilia, la regione più malamministrata d’Italia, con sprechi favolosi e ormai proverbiali, nonostante lo sfascio così vistoso, il primo atto che nessun governante o governatore avrà il coraggio di fare: cancellare l’autonomia alla Regione sicula, perché non è fatto pessimo uso.

Andrebbero in realtà revocate le autonomie speciali a tutte le regioni, ma a partire dalla Sicilia che ne ha abusato più di tutte. Il sogno ricorrente è che in Sicilia non potendo riavere un imperatore svevo, e non volendo riavere un sultanato, non resta che sognare una giunta composta esclusivamente di giapponesi, di esquimesi, perfino di marziani.

MV, Il Tempo 26 agosto 2017

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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