Veneziani parla di “Alla luce del Mito”, ultimo suo parto

Cos’è questo tuo viaggio nel Mito, una fuga dalla realtà e dal presente?

Al contrario, è un viaggio nelle profondità del presente, alle radici della realtà. I miti non sono soltanto quei grandi racconti del mondo antico, greco, orientale, classico. Esistono sotto traccia o perfino in modo vistoso nella società contemporanea, nel gioco e nell’arte, nel cinema che è la principale fabbrica di miti contemporanei e nella pubblicità, che vende miti in forma di marchi. E poi la musica, lo sport, la tecnoscienza… Molti mitoidi della nostra epoca sopravvivono in forma di idoli, di feticci, di totem e di tabù.

E i miti politici che nel Novecento hanno avuto un ruolo centrale e in parte nefasto?

Si, il Novecento è stato il secolo in cui i miti politici si sono chiamati idee-forza perché servivano a trascinare i popoli, a trasformare le società, a cambiare la storia. Ma sono stati anche sciagurati quando hanno preteso di monopolizzare la verità. Resta però il loro vuoto: una politica senza miti è una politica senza ideali, senza sogni, senza proiezioni nell’avvenire e nella storia…

Ma le religioni che rapporto hanno con i miti, di solito vengono visti con sospetto, come favole pagane?

In principio era il Logos, ma anche il Mythos, nel senso che alle origini di ogni religione c’è un Racconto sacro, un Libro di narrazione divina, e una fiorente mitologia  in forma di parabole, storie edificanti, vite dei santi, prodigi e miracoli. Il mito è alle origini delle religioni e riappare quando le religioni sono in difficoltà o sono totalmente schiacciate nella dimensione storica e sociale, secolarizzate e sentono il bisogno del sacro, del rito, del simbolo… Quindi del Mito.

Nel tuo libro, ti soffermi molto sul rapporto tra il Mito e la Scienza, il Mito e la Tecnica, sostenendo tesi tutt’altro che contrarie alla scienza. Fai anche un paragone: il mito sta all’arte come la scienza alla tecnica…Tu sai che Bergamo ospita anche un importante festival internazionale come Bergamo-Scienza.

Si, sostengo che dopo la crisi della cultura umanistica e del sapere filosofico, i due grandi competitori che si contendono l’egemonia planetaria sono il Mito e la tecnica, ispirata dalla scienza. Perché sono universali, perché sono impersonali, perché modificano il mondo. La loro competizione può essere letta sia nello spirito del conflitto, sia nello spirito della compensazione.

La tecnica è il regno delle mani, il mito è il regno degli occhi, non basta trasformare il mondo bisogna anche averne una visione… Su questo campo sto partecipando attivamente a un gruppo di lavoro della Fondazione Golinelli di Bologna, proiettato negli scenari futuri che mira a ibridare scienza e mito, pensiero e tecnica. Il futuro, come dimostrano ad esempio le neuroscienze cognitive, sarà probabilmente di questo incrocio ardito tra la visione del Mito e il sapere tecnico-scientifico.

Ma cosa c’è di umano, veramente umano, nel Mito?

C’è il bisogno naturale e soprannaturale di un mondo ulteriore, la possibilità di vedere il mondo sotto altra luce, con altri occhi…Tutti noi abbiamo una vita piccola, che è poi la vita quotidiana, apparente, pratica e una vita grande che è la vita ulteriore, quella dell’anima e della mente eroica – come diceva Vico-  la vita che vorremmo.

E nei momenti di maggiore incanto della nostra vita, nell’infanzia, nella giovinezza, nell’amore entriamo in una sfera mitica, vediamo le cose attraverso il mito, mitizziamo la persona amata, ci proiettiamo oltre la realtà quotidiana. Il mito è una dimensione essenziale, costitutiva della nostra vita e della nostra mente, oserei dire la parte più nobile, non mossa solo da necessità naturali, calcoli utilitaristici, do ut des…

Nelle tue pagine si incontrano moltissimi autori di ambiti disparati. Quali sono gli autori del Mito che ti sono più cari?

Platone e Omero, innanzitutto, poi Vico e Nietzsche. Tra gli autori del Novecento, ti cito autori quattro assai diversi tra loro anche per campi d’interesse: Mircea Eliade e Cesare Pavese, Cristina Campo e Roland Barthes.

Questo testo non è suddiviso in capitoli, ha un’andatura frammentaria ma non discontinua.È un susseguirsi di aforismi, brani e pensieri brevi. Perché?

Per tre ragioni. La prima è che il mito esige racconti, visioni, suggestioni e pensieri lampeggianti più che trattati analitici e sistematici. La seconda è che la nostra epoca inclina alla brevità, naviga tra i frammenti e le fratture, non sopporta la lunga durata, neanche nel pensiero. La terza è che questo è lo stile che ho scelto da tempo e che ho già espresso in altre opere.

Questo libro è concepito in stile libero, non rientra negli studi specialistici, esula dagli ambiti accademici, non si attiene a una disciplina, pur avendo un innegabile taglio filosofico, ma intreccia campi e linguaggi diversi. E questo ancora si addice al tema di cui trattiamo, il Mito che entra in ogni campo vitale dell’esperienza umana. Il mito è per la storia quel che l’anima è per il corpo.

L’Eco di Bergamo

 

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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