Il segreto del Viandante

Book Cover: Il segreto del Viandante

"Questo non è un saggio, non è un romanzo, non è un diario, non è un trattato, non è un reportage, anche se di tutti questi generi partecipa. È un tentativo di pensare attraverso la vita quotidiana, di calare le idee in mezzo alle cose, ai corpi, alle biografie, ai viaggi e ai paesaggi, alle storie vissute e alle vicende minute, restituendo la parola ai sentimenti, senza pudori, per far venire allo scoperto affetti, angosce e legami rimossi. È un itinerario di memorie e pensieri, esperienze e ritratti, visioni del mondo e tracce d'infanzia, storie e abitudini, soprattutto del Sud, in un dialogo tra varie generazioni, tra passato e presente." (Marcello Veneziani)


“Federica aveva paura quella sera, perché aveva per la prima volta realizzato con la sua mente di bambina che ci tocca morire. Piangeva al buio, mi sedetti al suo fianco e le raccontai le bugie che avevano raccontato a me in una sera analoga di trent’anni prima. Le presi la mano, come da bambino presero la mia, e la rassicurai. A noi padri tocca dare le certezze che non abbiamo. Siamo i fragili custodi dell’ordine del mondo, anche se abitiamo il caos. Venne il silenzio dopo il pianto. Mentre si addormentava, cercavo di scipparle il suo piccolo carico di disperata verità, accarezzandole la testa come per ripulirla da quei pensieri. Restarono due mani legate nel buio e un fiato che lentamente s’acquietava. Tornò limpida nel volto e nel respiro. Cessai d’accarezzarla. Oggi almeno l’abbiamo scampata. Dormi dormi anima mia.”

“E poi la vedo come un uccello spennato e spaurito nella gabbia di un ospedale, protestando con lo sguardo l’estraneità a quel luogo, rubata al suo habitat naturale, la casa; mentre pian piano cede l’antica premura di rassicurare i suoi figli e cerca da noi, flebilmente, quel sostegno materno che lei non può più dare. Vedo sua figlia diventare sua madre. Perché ad un tratto della vita, i figli si scoprono padri dei loro padri, madri delle loro madri. La vita è un cerchio che congiunge origine e approdo. Chiedendo di lei in ospedale, mi presento in un lapsus d’amore come suo padre. Sei la mia bambina di ottantasei anni, la nostra bambina.”

“Questo non è un elogio funebre, sarebbe superfluo. Che senso ha raccontare le virtù di una madre? Questa è la cronaca di una madre perduta. Un reportage dai luoghi dolenti dell’anima. Scrivendo di lei, avrei voluto fare a mia madre il vestito più bello. Avrei voluto, ma non ci sono riuscito. Non importa, tanto lei non leggerà queste pagine a mio padre, dalla vista velata, come faceva negli ultimi tempi. Perciò non importa. Di giorno dico: lei vivrà in me. Di notte aggiungo: sono morto con lei. Per restare uniti ci spartiamo le rispettive sorti.”

“Tornare è un moto verso l’origine. Perché non si torna al vecchio, al già stato, ma all’essenza che custodiva e animava il già stato. Un’essenza che sfugge, talvolta, e ci fa disperare. Nondimeno è là che riposa il senso della vita nostra. Non si torna al passato ma all’origine. Si torna sotto l’albero non per cogliere i frutti della stagione andata, ma per ritrovare l’albero e le sue radici.”

Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Mondadori
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