Tornano in libreria gli Imperdonabili

Oggi, primo luglio, esce in libreria la versione tascabile nell’Universale Feltrinelli di Imperdonabili (pp.508, 13 Euro), uscito quattro anni fa da Marsilio. È importante che la nuova edizione esca da Feltrinelli, sapete cosa rappresenta pubblicare da un editore importante ma non certo vicino, almeno nella sua storia, alle idee mie e di molti autori di cui parlo in quest’opera. Imperdonabili è una galleria di cento ritratti di autori sconvenienti. Da Dante ai giorni nostri, passando per le figure più controverse del pensiero, della letteratura, del grande giornalismo. Vedete i cento nomi per rendervi conto. È la spremuta di una vita da lettore, migliaia di testi letti e annotati nell’arco di svariati decenni, il sunto di una vita intellettuale e insieme un atlante degli autori decisivi, un ideario dei pensieri fondamentali… Un inno al libro di carta, alla lettura, ai grandi, agli inattuali. Nella prefazione scrivevo che arriva un momento della vita, che di solito coincide con l’anzianità, in cui senti il bisogno di riconoscere e ringraziare i maestri che ti insegnarono a loro insaputa, gli autori che hai letto e che hai amato, che ti hanno fatto pensare e ti hanno suscitato nuovi e antichi pensieri o che ti hanno fatto trascorrere ore di luce e di gioia.
Un momento in cui senti la voglia, il bisogno, il dovere di ripensarli ad uno ad uno e poi tutti insieme, uniti e distinti come grani di un rosario dell’intelligenza. Sono i Fratelli Maggiori, per distinguerli dai Padri Antichi, i venerati classici, da Platone a Omero, da Plotino a Seneca, solo per citarne alcuni che ci sono più cari. Definirli fratelli non significa mettersi al loro livello. Sono giganti, e noi siamo nani sulle loro spalle. Gran parte di loro può essere iscritta a una famiglia speciale che Cristina Campo chiamò gli Imperdonabili. Irregolari del pensiero e della scrittura, salvo qualcuno; autori sconvenienti che non s’accontentarono del loro tempo ma lo contraddissero, spesso creando nuove visuali o attingendo a tradizioni più antiche o perenni. L’intelligenza si acuisce nel pericolo, e le loro sono intelligenze pericolose. Gli ambiti sono diversi, dal pensiero alla letteratura fino al grande giornalismo, ma compongono un grande album di famiglia. Ci sono gli antenati, che sono poi fratelli molto maggiori, da Dante a Petrarca, da Machiavelli a Vico e Leopardi, fino a Nietzsche. E non mancano i fratellastri, ossia autori che non rientrano nell’universo degli imperdonabili, da Marx a Stirner, da Adorno a Benjamin, da Gramsci a Eco e Pasolini. E nel mezzo, Spengler ma anche Heidegger e Junger, Valéry ma anche Chatwin, Proust e Kraus, Borges e Pessoa… da Florenskij a Evola, da Malaparte alla Fallaci, da Malaparte a Longanesi, da Guareschi a Flaiano. Ma soprattutto spiriti inquieti, pensieri inquietanti, sismografi di un’epoca, presenze oniriche, intelligenze pericolose, anche per se stesse… In coda, oltre i cento autori, c’è una spoon riverdella sponda sbagliata, ovvero intelligenze scomode che conobbi di persona e frequentai, ai quali più si addice il titolo anagrafico e affettivo di fratelli maggiori.
C’è un movente profondo che spinge a ripensare e testimoniare la loro impresa. È la guerra all’oblio, la rivolta contro la disattenzione e la dimenticanza. L’oblio di autori, opere e pensieri nasce da due carenze. La prima è l’incomprensione della grandezza, di chi vale davvero, l’incapacità di distinguere tra gloria e successo; non saper riconoscere l’altezza, durata e profondità. La seconda è l’incapacità di serbare memoria, la condanna alla labilità, perché vige solo il presente e il vivente, e si rimuove tutto ciò che fuoriesce dal suo cono di luce. I due malefici, combinandosi, cancellano ogni conato di grandezza e demotivano ogni impresa, ogni opera che possa restare nel tempo. Ricercare la grandezza, riconoscere le sue tracce e rianimare l’attenzione verso chi le lasciò, significa mettere in salvo non solo quegli autori, quelle opere, ma la civiltà, l’humanitas, a cui apparteniamo. Classici a parte, queste pagine mettono in salvo le persone e le opere migliori che abbia finora frequentato. Non le più care, naturalmente, ma le migliori. Mutano i registri narrativi trattando di autori così diversi. Il viaggio risponde a un itinerario della mente del curatore. Riflettono la sensibilità di un conservatore curioso, a tratti reazionario, che ama la Tradizione e pratica la ribellione, ama i maledetti in rivolta contro il proprio tempo e le sue dominazioni, e nel suo percorso spirituale insegue il sacro e il mito. Duole notare assenze e imperdonabili omissioni; sono carenze, dimenticanze o criteri selettivi di chi scrive e mi scuso se qualcuno non condividerà la cernita. Ma è importante raccogliere in un solo volume la crema del pensiero, della letteratura e del grande giornalismo, a partire da chi si rese imperdonabile nella sua epoca. Perché gli autori più grandi non seguono le mode, semmai le precedono; non si adeguano allo spirito del loro tempo e a chi lo domina, ma lo sovrastano, lo sopravanzano. Guardano più indietro, più avanti, più in alto. Comunque lontano.

MV

 

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