Imperdonabili di Veneziani, un inno alla Cultura da serbare

La recensione di Davide D’Alessandro su Il Foglio del 3 novembre 2017

È arrivato il momento di dare a Marcello Veneziani ciò che è di Marcello Veneziani, per evitare anche nei suoi confronti “l’incomprensione della grandezza, di chi vale davvero, l’incapacità di distinguere tra gloria e successo, non saper riconoscere altezza, durata e profondità”.

Com’è avvenuto ai suoi Imperdonabili,  gran parte dei cento maestri sconvenienti, ai quali ha dedicato un libro, edito da Marsilio, finissimo, particolarissimo, sontuoso.

Un libro che avrei voluto scrivere mille volte, un libro che mi ha tolto di bocca e di penna, ma se l’ha fatto lui, se l’ha scritto lui, non oso rimpiangere ciò che poteva essere e non è stato.

Lo leggo in questo istante, lo leggo e ne scrivo, lo continuerò a leggere, lo rileggerò, perché è un inno “agli irregolari del pensiero che non si accontentarono del loro tempo, ma lo contraddissero, spesso creando nuove visuali o attingendo a tradizioni più antiche”.

È un inno al libro, al libro cartaceo, a quello che vi rigirate tra le mani, che potete annusare e magari lanciare verso qualcuno che non vi aggrada: “Mi auguro che finisca prima l’uomo del libro e che il postlibro riguardi i postumani, non noi umani e umanisti”.

È un inno al genio, poiché “la nostra epoca fondata sulla mediocrità di massa è la negazione del genio”. È un inno alla filosofia, alla politica, in una parola alla cultura, anzi alla Cultura.

È un inno “ai giganti, come Dante, Machiavelli, Schopenhauer, alle intelligenze pericolose di Michelstaedter e Heidegger, agli spiriti inquieti di Wilde e Chatwin, ai sismografi di un’epoca come Pirandello e Arendt, alle penne di Kraus e Guareschi, che hanno lasciato il segno, alle presenze oniriche e alle assenze profetiche di Goncarov e Zambrano”.

Il ritratto del Segretario fiorentino è magistrale, il finale straordinario: “Machiavelli donò e dedicò il primo esemplare del Principe al duca Lorenzo, insieme a due cani da caccia. Il sovrano apprezzò molto i due segugi, trascurando il libro. Ma Il Principe di Machiavelli restò nei secoli e nel mondo; di quel Lorenzo, invece, non si ricorda nulla, quasi come i suoi cani”.

Un inno agli Imperdonabili, con una imperdonabile assenza: Elias Canetti. O è assente perché non ritenuto imperdonabile? Ma ci sono l’adorato Prezzolini, “l’antitaliano disincantato”; Hegel, “mago e padre putativo del Novecento”; Croce, “gran scrittore di filosofia e varia umanità”; Rensi, “sempre dalla parte del torto”; Schmitt, “il Machiavelli cattolico”; Cioran, “nero, cupo e vellutato”; Pascal, “dannunziano esoterico”; Pound, “un poeta contro l’usura”; Pasolini, “reazionario senza grazia”; Fallaci, “milite e cristiana ad honorem”; Pessoa, “il poeta che abdicò alla vita”; Gentile, “l’Italia come pensiero in atto”; Gramsci, “tra Lenin e Mussolini”; Vico, “una luce oltre la modernità”; Gadamer, “l’importanza dei pregiudizi” e tanti, tanti altri, fino a cento e non posso citarli tutti.

Posso invitarvi a correre in libreria per comprare il libro e leggerlo e morderlo, perché può esistere qualcosa che non ha fine. Se il passato, autori e opere, viene trasmesso per essere ricordato e onorato, e ancora vissuto vivaddio, vuol dire che non passa, che resiste, che non ha fine.

A Montanelli, presente nella lista delle penne che lasciano il segno, sarebbero piaciute queste pagine perché mirano a serbare, per dirla con Luigi Pintor, ciò che non può andare perduto, ciò che è utile.

Ma sono pagine che piaceranno anche a Emanuele Severino, perché “siamo eterni, a nostra insaputa”. Conservare è una virtù, avverte Roger Scruton. Ma non conserviamo le etichette. Conserviamo l’intelligenza di donne e uomini intelligenti, che hanno lavorato con il pensiero, osservato il mondo e aiutato noi a immaginare e scorgere un filo di luce persino attraverso le tenebre.

È arrivato il momento di dare a Marcello Veneziani ciò che è di Marcello Veneziani, altrimenti mi vedrò costretto a riscrivere il suo libro portando a centouno il numero degli Imperdonabili, essendo egli Maestro tra i Maestri, sì ch’egli sarà centunesimo tra cotanto senno.

 

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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