Lo scienziato che scoprì la coscienza e la natura spirituale dell’universo

Questa è la storia del principale inventore italiano vivente, padre del microprocessore, del touch screen, dei telefoni precursori dello smartphone e della tecnologia digitale, che a un certo punto ebbe una crisi spirituale, ripudiò il materialismo e lo scientismo e scoprì che l’uomo è irriducibile a una macchina o un computer, irriproducibile e insostituibile da un robot, un algoritmo o dall’intelligenza artificiale. E la coscienza esiste davvero, come il libero arbitrio e la nostra identità spirituale, mentre il materialismo ci conduce in un vicolo cieco. Sto parlando di Federico Faggin, vicentino, 81enne, che vive in America dal 1968. Suo padre Giuseppe era un grande studioso di filosofia e di Plotino, di cui curò le Enneadi; Federico invece preferì studiare da perito tecnico, con grande delusione del padre. Appena diplomato entrò nella Olivetti, si laureò in fisica, partì per gli Usa e da lì iniziò la sua attività d’inventore e imprenditore. Grandi scoperte, grandi successi, a partire dal primo microprocessore al mondo; ma era inquieto e scontento, in crisi. Fino a che nel Natale del 1990 al lago di Tahoe, Faggin in una notte avvertì, lui dice, “una fortissima energia irradiarsi dal suo petto” e da allora intraprese un cammino spirituale di conoscenza e di autoconoscenza, intrecciandolo con la ricerca scientifica. Il suo sogno era dimostrare che il mondo non è frutto del caos, del caso, degli atomi e di un “orologiaio cieco” ma di “enti coscienti che esistono da sempre”. Il risultato che ne derivò dopo lunghi anni di studi fu la scoperta della coscienza e del suo regno, tra creatività, libero arbitrio, emozione e consapevolezza di sé. A questo suo itinerario di scienza e di pensiero, Faggin ha dedicato ora un libro, Irriducibile (edito da Mondadori). Da studioso di pensiero e cercatore spirituale ho trovato questo libro entusiasmante; riconcilia con la vita, con la morte, col mondo e con la scienza. Provo a dire in sintesi e da profano i risultati della sua ricerca.

Faggin mostra “la natura spirituale dell’universo”; la materia è fatta di energia vibratoria, una cellula è ben più di un miscuglio di atomi e molecole. Il materialismo riteneva che tutto ciò che esiste sia prodotto dall’interazione di atomi e molecole, vecchia concezione della fisica superata ormai dalla fisica quantistica. Per il biologo secentesco Francesco Redi “Omne vivum ex vivo” e come un vivo nasce solo da un vivo (non può nascere da una macchina) così la coscienza non può sorgere da organismi che ne sono privi. Evoluzionismo impossibile. 

Faggin smonta il riduzionismo, il determinismo e il meccanicismo. Non è la matematica a creare il mondo; dentro di noi, oltre i modelli computazionali e meccanici ci sono le emozioni, il pensiero creativo, il coraggio, l’empatia, la libertà e l’esperienza. Il computer non ha comprensione delle situazioni, come la scelta etica non può derivare dall’algoritmo; il pc è una creazione umana, le sue idee sono quelle di chi lo ha programmato, è solo un amplificatore delle nostre capacità mentali ma soltanto di quelle meccaniche. Nessun Pc partorirà un Pc.

Chi induce a negare la natura spirituale, il libero arbitrio e le identità compie “un crimine contro l’umanità” che “porta all’eliminazione dei valori umani”. Vivere è conoscere, dice Faggin: la coscienza, attraverso l’esperienza fatta di qualia, che sono poi le sensazioni e i sentimenti, comprende il mondo. La nostra intelligenza non calcola ed elabora dati ma è “intuizione, immaginazione, creatività, ingegno e inventiva; e lungimiranza, visione, saggezza. Empatia, compassione etica e amore”. La miglior definizione del tutto è che siamo “cuori intelligenti” (Alain Fienkelkraut). Noi non siamo solo il nostro corpo mortale: quando si separa da noi la nostra essenza, o seity, torna all’Uno; il giorno della morte diventa, come diceva Seneca, il giorno della nascita all’eternità (dies natalis).

Facciamo parte di un’unica sostanza universale, dice Faggin con Giordano Bruno, e col poeta iraniano Rumi: “Non sei una goccia nell’oceano, sei l’intero oceano in una goccia”. Dentro di noi e in ogni cellula c’è l’universo intero. Una visione antica confermata dalla ricerca recente. Nella nostra esistenza, sostiene il neurofisiologo John C. Eccles, c’è un mistero inspiegabile in termini materialistici, il nostro senso di libertà non è illusorio, il cosmo non gira senza senso ma fa supporre un grande disegno. Occorrono, dice il matematico Roger Penrose, “idee nuove e potenti, che ci conducano in direzioni significativamente diverse da quelle attualmente seguite”. Una vera rivoluzione dell’intelligenza in rapporto al mondo.

C’è un filo sommerso, biografico e filosofico, nelle pagine di Faggin: un filo che parte da quando il fisico voltò le spalle a suo padre e alla filosofia, facendosi perito tecnico. Poi le scoperte, i successi, la crisi e l’illuminazione. Tutta la ricerca che ne seguirà è, chissà se consapevolmente, sulle tracce del pensiero metafisico di Plotino, passione paterna. Compresa l’illuminazione di quella notte e il suo “fuoco interiore” che somiglia alle estasi plotiniane. Ho trovato Plotino e Platone in tante sue tesi, dal ritorno di tutto all’Uno, da cui “in realtà non si è mai mosso” alle idee generali che precedono ogni creazione, dalla visione olistica dell’universo in cui tutto è collegato a tutto, anche a distanza, all’idea che siamo esseri spirituali imprigionati temporaneamente in un corpo. Alla fine Faggin cita Plotino: ”Ricondurre il divino che è in noi al divino che è nell’universo”. Mi sono commosso pensando al sorriso postumo di suo padre, studioso di Plotino. In suo figlio tornano le intuizioni di quel pensiero visionario che ora la scienza va confermando, con la relatività generale e la meccanica quantistica. E il Fisico tornò al padre, il Metafisico.

La Verità, 7 ottobre 2022

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