Siate scontenti ma con la vostra testa

Intervista di Arianna De Micheli per la Gazzetta di Modena

Oggi il mondo si regge su chi accetta la sorte ma cammina sulle gambe degli scontenti. Che cosa è accaduto nella seconda metà del secolo scorso che ci ha gettato nell’inferno del nostro scontento?

Lo scontento della società benestante esplose dopo il ‘68. Fu l’altra faccia della società del benessere. Da allora è accaduto il tentativo di ricacciare lo scontento nella dimensione privata, trasferirlo dalla politica, dalla protesta ai motivi d’insoddisfazione individuale. Un tempo il potere non voleva sudditi scontenti perché potenzialmente ribelli. Il nuovo potere invece pilota lo scontento, lo sollecita, perché l’insoddisfazione genera dipendenza sul piano dei consumi ma anche sul piano biologico. Cambiare natura, sesso, città, corpo, diventare un altro, diventa l’ossessione che sorge dalla scontentezza.

Scontento come frutto della convergenza tra malessere spirituale e malessere storico. Può ampliare il concetto?

C’è una scontentezza interiore che tocca la condizione umana, il nostro essere mortali, esposti al dolore, alla vecchiaia e alla malattia, senza più disporre delle polizze del passato (fedi, religioni, civiltà ecc). E c’è una scontentezza derivata da cause esterne, dunque storica, civile, politica e che muta in malcontento facendosi pubblica. I due mali s’intrecciano e generano quell’umanità frustrata e insoddisfatta che è oggi prevalente.

Scontentezza significa desiderio illimitato. Ma se lo scontento è metodico e non sistematico può forse la scontentezza rappresentare un punto di partenza?

Certo, io distinguo tra la scontentezza come stato permanente che sconfina nell’ incontentabilità e la scontentezza come molla, spinta energetica a cambiare le cose. In quel caso diventa un punto di partenza.

Come viene sfruttata la scontentezza dai “poteri alti”? Dichiarando guerra alla nostra identità attraverso la manipolazione?

Nella scontentezza il potere ritrova la nostra vulnerabilità. Per essere permeabili, influenzabili e in definitiva controllabili e manipolabili, dobbiamo liberarci dell’identità personale e sociale, accettare la Mutazione, di cui scrivevo nel libro precedente, la Cappa. Se alla gente che non ha nulla togli pure l’identità, l’hai resa aliena e asservita.

Oltre al Covid oggi siamo vittime, giovani in primis, di una nuova pandemia:l’eco-ansia. Quali sono gli effetti di quella che lei definisce messincena globale?

L’eco-ansia è indotta dalla campagna allarmistica sull’ambiente in pericolo. Dietro quella campagna si muove il grande business dell’ecologia, delle diete, delle alimentazioni, dei farmaci e del mondo eco-sostenibile. E si sposta la protesta dai temi sociali e nazionali ai temi  globali e universali.

L’inclusione è  un alibi per rendere tutti conformi?

La società inclusiva ha generato una massiccia esclusione di chi non è allineato ai parametri obbligati. Così vengono tutelate minoranze e migranti e vengono escluse le maggioranze, la gente comune, le famiglie. Al conformismo ideologico si accompagna un’intolleranza radicale verso chi non si allinea ai canoni.

Il passaggio dal malcontento pubblico allo scontento globale ma privato viene rappresentato dalla rotatoria che ha usurpato la piazza. Può spiegarcelo?

La piazza è il luogo di una società conviviale, luogo di scambi e relazioni. Oggi il modello prevalente dei flussi è la rotatoria, in cui siamo solo veicoli in transito, ognuno chiuso nel proprio abitacolo, incomunicante .

Quali sono le 4 stagioni dello scontento?

Le quattro stagioni dello scontento si riferiscono ai differenti tipi di scontentezza che riguardano i bambini, i giovani, gli adulti e gli anziani. Ogni età ha il suo scontento: non avere quel che si desidera, non fare quel che si vorrebbe, non essere riconosciuti per quel che si crede di essere, non essere più quello di una volta.

In Italia il 1968 anno dello scontento si è fatto istituzione, addirittura mestiere. Ma è cambiato qualcosa?

Non siamo usciti da quel paradigma, viviamo tra le sue rovine, nel suo collasso. I grandi ideali rivoluzionari finirono presto, restò la carica distruttiva. E quel codice dell’ ipocrisia che è il politically correct.

Villaggio come Marx grottesco dei piccoli borghesi. Ce ne parla?

Villaggio è il Marx degli impiegati ma il riscatto non passa più dalla lotta di classe ma dall’autoironia e dallo sberleffo. Gli sfruttati si fanno scontenti ma restano oppressi; non si rivoltano ma si prendono in giro.

Perché il popolo degli scontenti non si rivolta?

Perché divergono i motivi dello scontento e perché la società opulenta ha insegnato che la scontentezza si risolve nella sfera privata, biologica, individuale. Così viene frammentata e resa inoffensiva, non politica né sociale. Al più social.

 

12 Pasolini,Ceronetti,Quinzio,Zolla,i 4 cavalieri dell’Apocalisse. Chi ha preso il loro testimone?

C’è qualche isolato pensatore ma non c’è più una letteratura apocalittica se non nel regno della fantasy. Prevale l’accettazione dell’esistente, il parlar d’altro, la depressione. Il pensiero oggi è curvo, ha poca voce, poca energia.

 

13 “Lo scontento se bene indirizzato è un’operosa risorsa”.C’è dunque speranza di trovare l’alba dentro l’imbrunire?

 

Non mi occupo di speranze e non spargo illusioni. Dico solo che lo scontento può essere un prezioso carburante per cambiare gli assetti o per difendere realtà che vogliono abbattere. Il futuro non è scritto da nessuna parte e non è la ripetizione perpetua del presente.

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