Esci dal Pd, Matteo

Ma cosa aspetta Matteo Renzi a uscire dal Pd e a fondare un nuovo partito? È stato cacciato dal governo, poi dalla guida del Pd, poi dal controllo politico del partito, i suoi supplenti al governo e al partito si sono ammutinati a lui, adesso non può nemmeno dichiarare per chi vota alla segreteria che i candidati si affrettano a smentire ogni intesa con lui, come se il suo voto fosse inquinante e controproducente. Così facevano un tempo per il voto dei fascisti… Se dice che lui vota Minniti, è Minniti stesso a precisare che lui corre per sé, per il Partito e per la Patria, mica per Renzi. Pussa via. A questo punto non gli resta che fare le valigie, raccogliere la sua roba, le sue boschi, i suoi lotti e andar via a fondare una Cosa Nuova. Peccato che lo faccia con due anni e più di ritardo; avrebbe dovuto fondare allora il partito della nazione, oggi può fare il partito del granducato fiorentino.

Certo, è curiosa la storia di Renzi, e non solo a causa del protagonista. Il mistero buffo di Matteo. Diventò senza meriti speciali il Leader Massimo e Assoluto del Pd, del governo e d’Italia. Poi diventò senza demeriti speciali il più detestato e deriso bullo della sinistra, del governo e d’Italia. È un mistero come dal nulla sia sorto ed è un mistero come sia finito nel nulla. Solo da noi si può diventare premier e macchiette di Stato con questa velocità e con questa assoluta gratuità, destituita di ogni fondamento, in ambo i casi.

Renzi è stato fino a due anni fa il leader assoluto d’Italia e del Pd. Poi dovette fare un passo indietro e lasciò che a governare fossero i suoi uomini di fiducia. Poi fece un altro passo indietro perché chi lo aveva sostituito al governo come al partito si mise in proprio e non volle più dipendere di lui. Poi si arrivò alle candidature congressuali e Renzi non solo ha dovuto fare un passo indietro come candidato ma ora deve ben guardarsi dal sostenere un candidato perché rischia di bruciarlo. E la prima cosa che ha detto Minniti è che lui è candidato motu proprio o per volere di 550 sindaci, mica di Renzi. Vive di rancori e di ripicche, era brioso e anche spiritoso è diventato acrimonioso, anche un po’ torvo e gufa, lui che era l’acchiappagufi. Sicuramente stranito per le troppe mazzate ricevute dopo troppe lusinghe, frutto di due indebite overdose, uguali e contrarie, Renzi non sa più che pesci pigliare. Aspetta sempre il turno successivo a quello che si gioca nel presente.

Se fonderà un nuovo partito sarà un’impresa trovare i voti, una volta che ha perso le simpatie moderate e ha accresciuto le antipatie radicali, non piace più a destra e al centro e non lo sopportano più a sinistra e zone limitrofe. Gli è rimasto mezzo amico Berlusconi ma sono di quelle amicizie che ti fanno perdere la sorte più che aiutarti a trovare una strada. È sparito il giglio magico, la sera se si vedono piangeranno miseria e conteranno i traditori, facendo riti woodoo per augurare loro la morte. Renzi portò la sinistra più in alto possibile e poi la portò più in basso che sia mai accaduto. Però in Italia niente è impossibile, i grillini lavorano così bene allo sfascio che rischiano di rimettere in vita anche i più detestati capataz del passato. Per questo Renzi ci può provare. Forza Matteo, se vai via hai una probabilità su dieci di riprenderti, se stai nel Pd manco quella.

MV, Il Tempo 21 novembre 2018

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