Il 1919, il secolo in germe

Ma come sarà stato svegliarsi una mattina del 1919 dopo la fine del mondo? L’anno zero dopo il giudizio universale, il fervore degli inizi, la magia dello stato nascente. Alle spalle è la Prima guerra mondiale, la più grande mobilitazione dei popoli, anzi delle masse in armi. E il più grande scannatoio. Un mondo che finisce, vecchi imperi centrali che crollano, in Russia, in Prussia, in Austria, milioni di morti, mutilati e sradicati che tornano a casa, inizia un mondo nuovo. L’Europa si lecca le ferite della guerra. La pace di Versailles, i punti di Wilson, la nascita delle Nazioni Unite…

Cosa lascia in eredità la Grande Guerra? L’Europa è a pezzi, è finito l’Ordine europeo fondato sul trono e sull’altare, imperi cedono il passo a nuovi assetti nazionali e internazionali, nazionalisti e internazionalisti. Irrompono le masse, la tecnica fa passi fa gigante come l’industria. La guerra lascia in eredità i regimi totalitari, il comunismo, il fascismo e poi il nazismo; la superpotenza americana, lo sviluppo della tecnica, i genocidi di massa.

L’Italia è mutilata, come la sua Vittoria, ma volente o nolente, con la guerra un popolo si scoprì nazione, l’unificazione si fece nelle trincee: contadini a fianco di borghesi, intellettuali a fianco di operai, settentrionali a fianco di meridionali. È nata lì, l’Italia, tra il sangue e le gavette, è nata lì come popolo e nazione, Il risorgimento aveva fatto nascere solo lo stato unitario. E’ la nazionalizzazione delle masse, l’integrazione degli italiani nello stato.

Ma la Guerra è anche la Madre del comunismo e del fascismo, e dopo una tormentata incubazione, anche del nazismo. Dalla Guerra trae forza la rivoluzione sanguinosa bolscevica di Lenin. Dalla guerra trae legittimazione la rivoluzione nazionale di Mussolini, che porterà al Re l’Italia di Vittorio Veneto. Dalla guerra perduta e dalla sua frustrazioni a Versailles trarrà forza e consenso la rivoluzione nazionalsocialista di Hitler.

Ma chi furono gli stregoni della guerra, gli dei che soffiarono sul fuoco? I poeti, gli scrittori, gli artisti. L’arte si travasava nella vita, si faceva totale, la poesia cercava la storia, il Vate si fa Soldato, Milite della sua patria. Uno per tutti i poeti lo abbiamo sentito tuonare poco fa: FT. Marinetti. Con lui la Guerra è diventata la guerra al Passato, la dogana terribile per accedere al futuro. Marinetti nel 1919 scende in politica, fonda un partito futurista, sogna una democrazia futurista, vuole svecchiare l’Italia, promuovere il progresso, appiccare il fuoco della guerra anche nella società, cacciando vecchi, parassiti e parrucconi, immagina di liberare l’Italia da re, papi, clero e matrimoni, annuncia espropri e salari adeguati.

La parola chiave per capire la storia di quel tempo è una e scoppiettante: Fuoco! Il Fuoco fu il romanzo di d’Annunzio che aprì il ‘900, l’Iskra cioè la Scintilla è il nome del giornale di Lenin che accenderà la rivoluzione in russia, Fuoco è la filosofia del tempo, fiamma è il pensiero tragico e rovente di Carlo Michelstaedter, morto suicida a ventitre anni. Fiaccola è per gli Arditi, che vanno in guerra come tizzoni ardenti, fuoco è l’invocazione di Marinetti e di tutto il futurismo. Ecco “gli allegri incendiari dalle dita bruciate”, l’Incendio di Palazzeschi, Folgore e faville, il fuoco dell’inferno e la fiaccola della conoscenza, la luce fiammeggiante nella notte…

Eccolo che arriva dall’America, dalla Russia sovietica, dall’Italia fascista: è l’Uomo Nuovo, portatore dell’Ordine Nuovo per un Mondo Nuovo…

Finisce così il Mondo di Ieri, il mondo che aveva descritto con toni elegiaci Stefan Zweig che a un certo punto racconta la vera differenza tra i due mondi, quello di ieri e quello di domani che comincia: nel mondo di ieri, dice Zweig, i giovani per farsi autorevoli e credibili fingevano di essere anziani, si davano le arie da attempati; nel mondo uscito dalla guerra è il contrario, è la gioventù che guida il mondo, è la giovinezza come categoria politica e ideale prima che biologica o anagrafica la bioclasse di riferimento; è il vitalismo, l’energia prorompente, la voglia di futuro.

Nel 1919 nasce il secolo della gioventù. Qualcosa dunque accade in quell’anno, comincia un’epoca, un mondo. Tutti gli umori, le aspettative, gli spiriti animali, i fantasmi senza pace della guerra, si danno appuntamento in un anno che è la Piazza principale del Secolo. E’ il 1919, l’anno in cui sorge dall’America alla Russia passando per l’Italia e per l’Europa il Mondo Nuovo. In Italia il 1919 è il laboratorio del futuro: nasce il fascismo, nasce l’italocomunismo con Ordine nuovo, preambolo alla scissione di Livorno, nasce il Partito Popolare di don Sturzo, che sarà il grembo da cui sorgerà la Democrazia Cristiana. E comincia l’avventura fiumana di d’Annunzio, la reggenza del Carnaro e la carta costituzionale più bella del mondo. Tutto nel 1919, il concentrato del ‘900.

E pensare che quell’anno così tremendo e gonfio di storia, rimane nella memoria della gente affidato ai toni leggiadri e sentimentali di una canzone evanescente: Sì, una canzone nostalgica degli anni Cinquanta, di Achille Togliani, ricorda la gioventù passata, il rimpianto di quegli anni, nella storia personale di un ragazzo che potrebbe chiamarsi Secolo Ventesimo. “Nel 1919 vestita di voile e di chiffon, io v’ho incontrata non ricordo dove… Poi vi condussi non ricordo dove e mi diceste…non ricordo più. Nel 1919 vi chiamavate forse gioventù”. Storia di gioventù, amnesia e nostalgia.

MV, La Verità 3 novembre 2019

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