La Chiesa brucia nell’odio

Sembrava un missile dell’antichità la guglia di Notre-Dame che si è staccata nell’incendio, ricadendo sulla stessa rampa di lancio da cui partiva. Sembrava il razzo di una tecnologia perduta, chiamata fede, che puntava al cielo per tornare al Padre e che invece ora cadeva al suolo, come un tizzone ardente verso l’inferno. Razzi era il titolo dei lampeggianti aforismi di Baudelaire dedicati alle rovine della modernità, al cortocircuito del progresso, all’incendio della tradizione.

Le Chiese, le cattedrali, sono luoghi simbolici, liturgici, rituali. E così vanno considerati. Se una Chiesa brucia, se la più rinomata cattedrale d’Europa brucia, qualcosa vorrà dire nel regno allusivo dei simboli. E il silenzio del Papa rientra nella simbologia dell’evento. Appena ho visto l’incendio, ho pensato al suicidio di Dominique Vennier in Notre-Dame, la primavera di sei anni fa, per testimoniare il suicidio della nostra civiltà. Certi atti profanatori scatenano energie negative, evocano demoni, direbbe un religioso al tempo in cui fu eretta Notre-Dame.

Sessanta chiese bruciate nell’arco di pochi anni in Francia, magari durante i restauri, sono un bilancio preoccupante che possiamo sbrigare come un caso, un dato statistico su 45mila edifici sacri, come gli incidenti sul lavoro. Ma risale poi nel nostro immaginario, tra mito e superstizione, il nesso tra il suicidio della cristianità e la distruzione delle chiese, tra l’abbandono della fede e l’incuria che porta all’incendio, tra l’odio verso la cristianità e il fuoco che l’avvolge, tra la denuncia papale che le chiese sono vuote di fedeli e sacerdoti e dunque va ridefinita la loro destinazione d’uso e lo scempio sotto i nostri occhi… A voler scendere dal piano simbolico e sacrale a quello allegorico e letterario, potremmo dire con Pasolini che la Chiesa è come un bambino che si sente poco amato e si ammala, diventa più fragile, più vulnerabile, si dispone verso la malattia, l’incidente, la morte.

La cristianità brucia nel fuoco dell’odio e s’incenerisce nel fumo dell’indifferenza. La fiamma come rovescio luciferino della luce, la cenere come rovescio diabolico dell’incenso. Pensieri medievali, dirà qualcuno, ma quei pensieri erano all’origine di quelle cattedrali.

Mai come nel nostro tempo la cristianità è sotto attacco. C’è un diffuso, militante, odio verso la cristianità, di matrice soprattutto islamica. C’è poi un diffuso, sordido, disprezzo della cristianità da parte dell’Occidente laicista, di derivazione massonico-illuminista, che ispira l’Unione europea. E c’è un rigetto, una rimozione, un’indifferenza nei confronti della cristianità da parte degli stessi abitatori del nostro tempo, magari battezzati nel segno di Cristo.

A questo triplice odio, disprezzo e rigetto, come risponde la Chiesa di Bergoglio? Con un radicale progetto di riconversione della cristianità al mondo globale. Se la Chiesa si spegne in Europa, salvo gli incendi come quello di Parigi, allora bisogna puntare sull’Africa e sull’Asia, trasmigrare e aprirsi ai migranti. Se la fede non attecchisce e il divino suscita incredulità, allora bisogna puntare sul soccorso, sull’accoglienza, sulla carità. Se la promessa d’immortalità e resurrezione non funziona più, allora puntiamo sul riscatto sociale e la difesa dei poveri. Se la Cristianità frana come civiltà allora bisogna farsi mondo, patire il deserto e partire dai più remoti, più estranei o più ostili alla cristianità, come gli islamici. Ecco la riconversione della Chiesa secondo Bergoglio. Ove la parola riconversione non evoca più l’etimo religioso di convertire ma quello tecnico-industriale di riconvertire. Che è poi la riconversione annunciata da Bergoglio delle Chiese vuote in ricoveri, ospizi, luoghi d’accoglienza o comunque in destinazioni d’uso che nulla hanno più a che vedere con la motivazione che le ha fondate e animate per secoli, se non per millenni. Se destituisci un luogo di ogni sacralità, di ogni santità, lo sguarnisci, lo disponi a tutto e soprattutto al nulla.

È in questo contesto che l’intervento del Papa Emerito, Benedetto XVI, assume un significato di risveglio, se non di rivincita, ben al di là del tema sollevato. In gioco non è la questione della pedofilia, ma la cultura permissiva e trasgressiva che domina nel nostro tempo. Si, è l’onda del ’68 ma il Sessantotto in chiesa si traduce con Concilio Vaticano II, che è il prologo in cielo della Contestazione globale. Cedere alla mentalità del nostro tempo, alla libertà senza limiti, al desiderio senza freni, ai diritti senza doveri, tantomeno sacrifici, all’espansione dell’io e del suo diritto di rescindere dalla natura e dal destino, è alle origini del male di cui è preda la cristianità presente. E arrendersi a chi rappresenta il suo contrario, gli integralisti, fanatici, repressivi, sessisti e oscurantisti islamici ne è il corollario e forse il coronamento. Comunque la capitolazione.

Da qui l’immagine della cristianità ferita, bruciata, avvilita a Parigi, a Roma e in ogni luogo. Per carità, Notre-Dame verrà ripristinata, una location turistico-attrattiva così forte sarà rigenerata, i soldi si troveranno, magari anche più del previsto e Macron rimetterà a posto l’edificio, come già accadde dopo i fumi rivoluzionari. Si tratta di investimenti, di icone, di edilizia, mica di fede, arte e religione. Ma resterà nei nostri occhi l’immagine della casa della Madonna in fiamme e nei nostri cuori il sentore di una Pasqua senza Resurrezione.

MV, La Verità 17 aprile 2019

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