Fiore e i suoi fratelli

“La notte di Natale Fiore sognò la sua infanzia, rivide i luoghi, ascoltò le voci, sentì gli odori e i sapori con gli occhi e i sensi di quel tempo. Fu come un viaggio d’addio in cui ricapitolava gli anni della sua vita, le immagini si accavallavano nei suoi occhi puerili e nostalgici. Rivide pure i suoi fratelli bambini, come nella foto color seppia che avevano a casa, quando lui non era ancora nato e i sei fratelli posavano da uno a undici anni, in fila, in ordine d’altezza e d’età, come i tasti crescenti di uno xilofono, e gli parve struggente vederli in quella posa per l’eternità, seri, quasi solenni, col sorriso serrato tra le guance, celato sotto gli occhi, velati dalla congenita malinconia; fieri dei loro cappotti per affrontare la guerra con l’Inverno, pettinati con grazia d’amore della loro madre, magari profumati dopo un bagno. E consorti, legati a uno stesso filo che li trapassava da un fianco all’altro. Si sentì per una volta, lui che era il Piccolo, il fratello maggiore dei suoi fratelli grandi, li amò come bambini in posa davanti ai loro genitori che guardavano nell’obbiettivo scuro della sorte, dove occhieggiava il futuro”.

da La leggenda di Fiore (Marsilio)

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