L’album dei ricordi

Fiore aveva un vecchio album di pelle, dove erano raccolte immagini, ritratti, fotografie, cartigli e dagherrotipi non solo di famiglia. Era il cordone ombelicale e visivo col magico mondo del passato, il retrovisore della vita e del tempo perduto, il binocolo per scrutare il tempo lontano. La pelle dell’album rispecchiava la vecchiezza di quei corpi ritratti e di quelle immagini, come la fosforescenza dei colori nella sfera di cristallo rifletteva la verginità delle sue figure. La sfera di cristallo e l’album di pelle erano i suoi veicoli temporali, le macchine del tempo per uscire dal presente e affacciarsi con l’una nel futuro e con l’altro navigare nel passato. Erano simulacri del passato e del futuro per proiettare la vita in avanti e indietro.

Era bello visitare la stanza dei ricordi, riordinare la mente e i suoi scaffali, fino a che riprendevano vita i lacerti di passato. L’album è una fonte favolosa della vita anteriore, un viaggio tenero e struggente, a tratti ridicolo e gioioso, nel mondo di ieri, nelle sue pose e nei suoi costumi. Un mondo piccolo e remoto, dove abitava la sua infanzia, e i suoi cari, il paese che lo vide nascere e crescere. Fiore non si limitava a sfogliare l’album, ma entrava nelle immagini. Pigiava sul loro cuore come per rianimarle e prendeva vita un mondo, risaliva una storia, riviveva una situazione. Si avverava il miracolo del ritorno. L’album è la casa di carta abitata da sguardi, anime, corpi, giovinezze fiorite e sfiorite, vecchiaie smarrite nell’oceano della notte. È la prova della vita che fu. È il tempo messo in salvo, l’attimo fissato per sempre, il divenire che imita l’essere col fermo immagine; il suo archivio è una minuscola eternità, strappa i momenti al fluire impietoso. Si riapre il cuore riaprendo quei mondi. Ancor più le immagini in bianco e nero o virate a seppia; senza colore sembrano provenire da altri mondi, un’età mitica oltre il muro del tempo, frammenti di paradiso perduto caduti in terra. Scene defunte sprizzano più vitalità, più solarità dello smorto benché colorato presente. Cosa non darei, diceva, per riavere negli occhi mio padre mentre assaggia il primo mattino.

da La leggenda di Fiore

Ti potrebbero interessare

Elogio del pudore e del rossore in viso C'è un punto d'incontro tra l'anima e il corpo che tende a nascondersi per ritrosia. E' uno stato d'animo, un'indole, acuita dall'educazione, che si trasmette dall'anima al corpo e...
Trovare la famiglia a 60 anni Che dire di un uomo che ha vissuto una vita senza mai conoscere i suoi genitori e un giorno di primavera, a sessant'anni ormai compiuti, ritrova la sua famiglia e tanti fratelli ch...
Perché gli italiani sono arciscontenti Sor Pampurio arciscontento cambia di nuovo appartamento. Molte generazioni di bambini, cresciuti nella pancia del Novecento e oggi anziani, ricorderanno questo tormentone illustrat...
Condividi questo articolo