Buon compleanno Padre d’Italia (Il Mattino, 01/06/2015)
Buon compleanno Padre d’Italia (Il Mattino, 01/06/2015)
Oggi è una giornata speciale per il fiorentino più famoso del mondo. Non mi riferisco a Renzi e alle elezioni amministrative. Ma a Dante, di cui ricorre il 750° compleanno che viene dai più datato al primo giugno. Non voglio parlarvi qui del Poeta ma del Fondatore di una Cosa che ci riguarda strettamente. Dico l’Italia. Unico Paese al mondo, l’Italia non fu fondata da un condottiero ma da un poeta: Dante Alighieri. Non Garibaldi, non Cavour, non Vittorio Emanuele e tantomeno la Costituzione repubblicana, ma Dante. Fu lui a dare dignità al terreno primario e comune di una nazione, la lingua. Fu lui a riannodare l’Impero e il Papato, cioè la civiltà cristiana e la civiltà romana, riconoscendoli come i genitori dell’Italia, con ruoli ben distinti. La romanità e la cristianità ebbero altri figli; ma la figlia che ereditò la casa paterna e materna fu l’Italia.
Certo, Dante vagheggiava la monarchia universale, ma fu il primo a considerare il fulcro di una rinascenza in Roma, nella Roma cattolica ma non clericale dove l’Impero ha dignità pari a quella del Papato. E fu ancora Dante a dare un mito di fondazione e una narrazione su cui costruire l’Italia, riannodandosi a Virgilio. Fu lui a cercare un Veltro, un Condottiero, che la unisse da “feltro a feltro”, come egli scrisse: “di quell’umile Italia fia salute”. Dante generò un’aspettativa d’Italia che altri scrittori – da Petrarca a Machiavelli, da Ariosto ad Alfieri, da Foscolo e Leopardi – poi coltivarono nei secoli. La nostra è una nazione culturale, nata non con la forza delle armi ma con la forza della poesia. Nacque prima la lingua e la letteratura e alcuni secoli dopo lo Stato; anche per questo l’Italia ha uno Stato fragile e un’identità tenace. Un senso civico debole e conflittuale e un carattere nazionale spiccato e radicato. Tuttora la dignità universale dell’Italia non è di natura commerciale o industriale, militare o tecnologica, ma culturale: si studia la lingua italiana per ragioni culturali, si viene in Italia per ragioni culturali e per turismo d’arte o religioso, si considera l’Italia tra i grandi del mondo per ragioni culturali e artistiche.
Da dove nasce il ruolo di Dante come profeta dell’Italia? Certamente da una lunga tradizione culturale, da Byron che in Profezia di Dante lo riconosce come il precursore e fondatore dell’Italia ventura, e prima di lui Vincenzo Monti e suo genero Giulio Perticari che scrisse “Dell’amor patrio di Dante”. E poi Mazzini che scrive anch’egli sull’Amor patrio di Dante e Goffredo Mameli che compone l’inno mazziniano Dante e l’Italia:“Del cener dell’Italia/La nuova prole è uscita./Salve, sublime apostolo/Del verbo della vita,/Che il nuovo sogno errante/Stringi al pensier di Dante”. E il dantismo nazionale prosegue con Cesare Balbo e Francesco De Sanctis, fino a Ruggero Bonghi, primo presidente della Dante Alighieri e culmina in Giovanni Gentile. Fu Gentile a sostenere che “Il Risorgimento comincia con la stessa storia d’Italia” e trae il suo presentimento proprio da Dante “nella cui storia di celano molti secoli della storia futura d’Italia” (I profeti del Risorgimento italiano).
Il riferimento a Dante emerge nella riflessione dell’ultimo filosofo italiano che pensò l’Italia dentro la sua tradizione civile e religiosa, a partire da Dante. Mi riferisco ad Augusto del Noce, cattolico e filosofo di un Risorgimento dantesco e civile, oltre che giobertiano e rosminiano. Per fondare la sua idea dantesca d’Italia, Del Noce si rifece in particolare al poeta e letterato veneto Giacomo Noventa e allo stesso Gentile. Per Noventa fu Dante a fondare l’idea dell’Italia sulla tradizione romana e cattolica, mediterranea e poetica. Ma fu soprattutto Gentile a vedere in Dante il profeta dell’Italia risorgimentale e moderna, in uno scritto dantesco del 1918. Egli riconobbe in Dante non solo il sommo poeta ma anche il filosofo civile. A differenza di Croce, Gentile riconosceva al “giornalista” ed economista Marx da un verso e su un piano differente ai poeti e letterati Dante e Leopardi, dignità e potenza di filosofi e di profeti.
Il nostro padre della patria eccelleva in un’arma immateriale: la parola. Nei momenti alti l’Italia si lascia guidare dai poeti, in quelli bassi dai parolai. E qui il cerchio di chiude e la fine coincide con l’inizio del discorso…
