Finitela buffoni col fascismo

Ci mancava la furbetta del fascerino, alias Virginia Raggi, che capita la mala parata, visto il fallimento totale come sindaca, sommersa dal malaffare, dai disservizi e dall’immondizia morale e reale della Capitale, ha avuto la sua trovata volpina: ma si, buttiamola sull’antifascismo così ci pariamo la coda. Famo vede che ce so i fasci…

A Roma ci sono le buche e i cinghiali, i topi e i gabbiani, è una città – per usare un’elegante espressione francese – “vomitevole”, e la sindaca cambia a ripetizione assessori, superesperti, collaboratori. Sta nella fogna fino alle orecchie. E allora, appena vede uno spiraglio, i fratelli d’Italia che chiedono e ottengono una via per Almirante, si attacca al tram e diventa antifascista. E proclama l’antifascismo nello statuto di Roma, dico Roma millenaria, imperiale, nata coi fasci e con le aquile, Roma cristiana e rinascimentale, Roma barocca, umbertina e mussoliniana. 

Siamo alla caricatura dell’antifascismo. Una caricatura che offende nell’ordine gli antifascisti veri che pagarono sulla loro pelle l’antifascismo; i fascisti, che pagarono sulla loro pelle il loro fascismo; i cittadini romani tutti, viventi inclusi, che si sentono presi per il fascio: chiedono pulizia, ordine, efficienza, onestàonestà, meno clandestini e meno zingari per le strade, e ricevono in cambio la dichiarazione del comune: questa città è antifascista. Come dire: Roma è senza olio di palma. Sticazzi, direbbero i romani a gran voce.

L’antifascismo sta diventando ormai un filone comico per macchiette e mascalzoni. Era una cosa seria, anche tragica in alcuni anni, meritava rispetto quando si opponeva a un regime in carica, a una dittatura in corso. Ma più passano gli anni e peggio viene usato da figuri, movimenti, media e partiti che ci vogliono mangiare sopra. Sull’antifascismo campano ormai i peggiori mascalzoni del paese, quelli che vogliono distrarre, sedare e aizzare la gente.

Lo usano in malafede per linciare qualcuno, per impedire a un altro di governare, per censurare un’idea diversa dalla loro. È un uso losco, infame, per eludere la realtà presente. Lo trovi dappertutto, nell’insalata, nei gay pride e nei temi d’oggi. A proposito, i temi della maturità. Prima di andarsene da un ministero in cui era straniera senza permesso di soggiorno, la Fedeli ha lasciato il suo colpo di coda: ha piazzato tra i temi della maturità l’ennesima menata sulla persecuzione razziale e sull’egualitarismo nel nome della costituzione – si guarda bene la rossa signora, che forse dovremmo scrivere con l’apostrofo dopo la esse, dal citare la Costituzione sui capaci e i meritevoli. Sparse le tracce torbide sull’affannoso petto dei candidati…

Ma poi ti arriva ‘a Raggi, con quattro scemi a cinque stelle e li scavalca tutti. Anche nella malafede. Perché perlomeno quella gente di sinistra viene da un tessuto ideologico e militante, e l’antifascismo anche retorico o da parata l’hanno respirato in piazza e in sezione. Ma lei, che faceva le fotocopie ‘a studio Previti, lei che c’entra? È ‘na furbata. Lo hanno capito tutti.

Poche ore prima di indignarsi la Raggi aveva detto che si sarebbe inchinata senza obiezioni alla decisione della maggioranza consiliare d’intitolare una via ad Almirante. Poi inversione a U, si mette il basco da partigiano, si aggiusta le orecchie a bellaciao, e fa la sua gag antifascista. Ma lo hanno capito tutti che ci sta marciando su Roma.

Sente che le vacilla la poltrona, vede i consensi ai grillini a Roma ridursi paurosamente a causa sua, sente che qualcuno tra i cinque stelle se ne vuole sbarazzare e allora organizza questa carnevalata a sorpresa e si presenta in tv con un’arroganza… È invece è il peggior sindaco che abbia mai avuto Roma, e ce ne voleva a battere i suoi predecessori…Cacciatela di corsa dal Campidoglio per truffa, per fuffa e raggiro antifascista. 

L’antifascismo sta diventando qualcosa tra la supercazzola e il sarchiapone. Un tormentone che sta frantumando i testicoli al popolo italiano, donne incluse. Non se ne può più. Alla parola antifascismo segue la risposta: Finitela, mascalzoni. Variante: Finitela, buffoni.

Ma questo paese in che mani è finito? Vedi al tg1 la caccia al nazista, coi giornalisti sguinzagliati a inseguire e incalzare vecchie cariatidi naziste di novantott’anni (Mai vista ai tg dei servi speciali un’inchiesta sui criminali del triangolo rosso). Poi vedi i temi, leggi i giornali, senti a’Raggi, e per non pensare, per non dire e per non fare quel che meriterebbero, ti accontenti di ridere e di concludere che siamo un paese guidato da buffoni in malafede.

MV, Il Tempo 21 giugno 2018

Condividi questo articolo

  • Facebook

  • Instagram

  • Canale Youtube

    Canale Youtube
  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

    Leggi la biografia completa

Le foto presenti su questo sito sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione non avranno che da segnalarlo a segreteria.veneziani@gmail.com e si provvederà alla rimozione.

© 2023 - Marcello Veneziani Privacy Policy