Il peggio del web

Peggio della stampa falsa, asservita e bugiarda c’è solo il web, l’anarchia ignorante e incontrollata della rete, il tribunale del popolo. Beppe Grillo è il più schietto prodotto di questo magma. Da tanti ci aspettiamo una critica sacrosanta all’uso distorto delle notizie da parte dei media. Da tanti meno che da chi campa politicamente sulle post-verità, sulle pre-falsità, sulle dicerie, i presentimenti e sul mormorio inferocito della plebe anonima ha costruito addirittura un movimento politico.

Da una vita denunciamo e combattiamo le menzogne dei mass media, le verità negate e dimezzate, l’uso intermittente e ideologico dell’indignazione e dell’omertà, il politically correct, l’asservimento dei media ai poteri più forti, ai padroni più beceri e all’effetto pop delle bufale. Ci piacerebbe davvero che i media avessero una maggiore capacità critica, un più spiccato senso di una missione e di una deontologia professionale, una più ampia e più autentica libertà di giudizio, riconoscendo le diversità di opinione.

E siamo pronti a riconoscere che a volte la macchina del fango dei media ha funzionato per bruciare i grillini, metterli in cattiva luce, boicottarli. Vero. L’uso maligno dell’informazione è un male storico e forse endemico dei nostri mass media, e spiega in parte il crollo dei loro ascolti e delle loro vendite. Però lasciateci dire che il male principale della nostra epoca è la fogna a cielo aperto rappresentata dal web, che permette sì libertà di espressione a tutti ma senza filtri né argini e allarga smisuratamente i confini del diritto di opinione fino al dileggio, la calunnia, la diffamazione.

Da tempo è la rete la principale fabbrica del falso, dell’odio e delle paure. Dio ce ne scampi dai tribunali del popolo, che riescono a essere perfino peggio dei tribunali di magistrati (e ce ne vuole). Dio ce ne scampi dal giacobinismo spietato e imbecille della Rete su cui il Movimento 5 stelle fonda tutta la sua legittimazione politica. Non mi pare una buona soluzione combattere il sistema mafioso dei media adottando il metodo Isis della giustizia miliziana…

Quando sentiamo che davanti a ogni dubbio, ogni divergenza, si deve fare appello a questo Oracolo Idiota ma Assoluto, rappresentato dalla Rete, che non è nemmeno la maggioranza del popolo ma solo un frammento accanito e rancoroso di utenti che sentenziano urbi et orbi, allora cadiamo dalla padella dei mass-media alla brace dei mass-merda.

Quando sentiamo, a proposito della svolta garantista di Grillo, che l’importante non è ricevere o meno l’avviso di garanzia ma avvisare L’Organo, il Direttorio-Moloch, la Rete e i suoi Dignitari, allora ci prende lo sconforto totale. Pensate che Pizzarotti, il sindaco di Parma, ricevette l’avviso di garanzia, fu poi prosciolto, ma per i grillini resta colpevole perché il vero reato è non aver confessato l’avviso giudiziario al Grande Fratello Grillino.

La realtà non conta, solo il Dogma della rete e i suoi canali. Vade retro per carità.

M.V., Il Tempo, 4 gennaio 2017

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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