Il tramonto trionfale di Pannella
Il tramonto trionfale di Pannella
Marco Pannella è in gravi condizioni di salute, scrivono i giornali. Vanno in pellegrinaggio a trovarlo in tanti, tra gli ultimi Berlusconi, sempre più radical per ragioni pascaliane (nel senso della Pascale, non di Pascal) e sempre meno leader del centrodestra.
Quand’ero piccolo mi colpiva sentire dalla tv in bianco e nero che tale Pannella era in pericolo di vita, perché digiunava da giorni per protesta. Superati i 60anni ho sentito in tv fino a poco tempo fa, che lo stesso Pannella era in pericolo di vita perché continua da svariati giorni il digiuno. Sarà una vita che Marco Pannella è in pericolo di vita per via dei suoi digiuni, gli auguro che anche stavolta sia un falso allarme. Pannella ha diretto per cinquant’anni il DG1 (leggi: di-gi-uno), telegiornale di anoressici per protesta. Salvo lamentarsi da una vita di non avere risonanza mediatica.
Pannella è un Intramontabile Istrione che nel naufragio dei poli e della politica italiana, grandeggia come un Mago Merlino. Da tempo i grandi temi che animano la politica italiana ed europea e caratterizzano i governi sono i temi che Pannella da decenni ha imposto all’attenzione della gente: l’aborto, la droga, l’eutanasia, il libero sesso, le separazioni e l’omosessualità, le manipolazioni genetiche, la pena di morte e l’ingerenza della chiesa, e via dicendo. Ma non solo: diversi anni fa il filosofo Augusto del Noce prevedeva il suicidio del comunismo e la nascita al suo posto di un partito radicale di massa. È esattamente quel che sta avvenendo, con una sinistra che modula la sua battaglia etica sui temi civili indicati appunto dai radicali di Pannella, magari riveduti e corrotti dai pidini. Se il partito radicale di massa è nato a sinistra (anche se trova qualche allergia interna e qualche simpatizzante dal versante opposto) non è giusto tributare omaggio al suo precursore, il radicale Pannella? Proclamatelo vincitore, portatelo in trionfo dal Colosseo ai Fori Imperiali. Non è stato lui a cogliere i frutti del sessantotto e a spostare la rivoluzione sociale ed economica, la lotta di classe, nella rivoluzione sessuale e dei costumi? Non è stato lui il corruttore della sinistra popolare e proletaria in sinistra radical e permissiva?
Pannella è il vero avversario principale dell’Italia e della sua tradizione; il vangelo radicale è molto più nichilista, irreligioso e laicista di quello comunista. Pannella è la sintesi di Gerolamo Savonarola e Pietro l’Aretino, profeta piangente di una società gaudente. Quasi tutte le sue campagne corteggiano la morte. Anzi, Pannella è lo shaker di Eros e Thanatos, liberalizzazione del sesso e della morte, seppure con afflato ideale. Un siciliano lo definì acutamente anche se volgarmente “un idealista della minchia”. Rozzo ma efficace. Spacciatore di individualismo tra i collettivisti, marcotrafficante di un liberismo applicato alla vita, alla morte e al sesso, primo denigratore del parlamento dove mandò gente come Cicciolina e latitanti come Toni Negri, Pannella attraversa e sfascia i poli molto più degli ex democristiani. Getta da decenni il suo cadavere virtuale sulla bilancia della politica italiana, si lamenta in continuazione e fa la vittima, salvo mettersi all’asta tra i poli. Riuscì a far prendere alla radio radicale tanti soldi pubblici sia come servizio pubblico che come giornale di partito (la Rai e l’Unità messe insieme..).
Tuttavia non si può negare che sia l’ultimo dei grandi leader carismatici e l’ultimo dei grandi oratori; appartiene alla generazione dei Pajetta, gli Almirante ma anche i Nenni e i Fanfani. Ha avuto interlocutori come Pasolini e Sciascia, solo per dirne un paio. È un capo storico. Con la Bonino sono la coppia reale di un’Italia che non fa figli, promuove gli aborti e le separazioni, liberalizza la droga, il sesso e l’eutanasia. È stato anche un vero garantista e ha combattuto anche giuste battaglie contro la giustizia faziosa, la discriminazione politica e la partitocrazia. Ricordo una sua splendida orazione ad un congresso del vecchio Msi dove usò l’argomento più formidabile contro il partito d’Almirante: non quello d’essere fascista ma di non essere all’altezza del fascismo che a suo dire fu grande anche nel suo lato tragico e cruento, ed ebbe giganti come Rocco, Gentile, artisti, scrittori, ministri ed eroi. Ciò costrinse Almirante a dire che il fascismo è qui, in questo partito e non fuori; una dichiarazione di continuità vivente mentre cercava in quegli anni di storicizzare il fascismo. Ricordo Pannella in certi dibattiti televisivi usare armi demagogiche, aggressioni verbali e astuzie da venditore di tappeti (e lo ricordo una volta con la Bonino che fece saltare un dibattito in Rai perchè, da liberali del piffero, non volevano che tra gli interlocutori ci fossi anch’io che li avevo criticati apertamente e liberamente, pubblicando anche le foto di aborti da loro praticati).
Comunque, benché gonfio e stracotto, e ormai malato e non più lucido, il vecchio Mago Pannella è uno dei grandi protagonisti della politica italiana. Marco Giacinto passerà alla storia, anche se una storia brutta, che non ci piace.
