La scuola muore se scimmiotta la vita

Scusate il vizio antico ma ogni volta che è Primo Ottobre mi ricordo l’inizio della scuola e a volte anche la fine, nel senso del declino della scuola. Vorrei lanciarvi un brevissimo vademecum scolastico, riassumendo le quattro ragioni che giustificano l’esistenza di una scuola pubblica e i rimedi al suo sfascio. La prima: la scuola non deve inseguire l’oggi ma fornire chiavi per affrontarlo. Traduco: la scuola non può diventare la caricatura tardiva del quotidiano, appiattendosi sulle pratiche di vita, da smanettare sui pc a fare i camerieri; i ragazzi lo fanno già per conto loro. La scuola dovrebbe piuttosto filtrare le esperienze, insegnare come affrontarle con profitto e con giudizio, dotare di saperi, aiutare il senso critico, indicare finalità e dare contenuti agli strumenti tecnici ed economici. La seconda: la scuola deve formare e selezionare le classi dirigenti e lavoratrici di domani. Dunque merito, riconoscimento delle personali propensioni, incoraggiamento a “diventare quel che sei” ciascuno secondo le sue possibilità personali (non patrimoniali). La terza: la scuola deve fare comunità, incoraggiare progetti condivisi e suscitare una visione del mondo. La quarta: la scuola deve educare cittadini a un’etica pubblica, alla responsabilità e al riconoscimento dei diritti e dei doveri e la loro simmetrica corrispondenza: a ogni diritto corrisponde un dovere.

La scuola d’oggi è popolata da docenti demotivati, da docenti motivati solo ideologicamente e da docenti inadeguati. A loro corrispondono alunni e genitori che vivono la scuola con fastidio e pensano solo a farla franca, a raggirarla. I restanti prof, famiglie e alunni tengono in piedi la scuola pubblica, il suo ruolo e la sua dignità. Non si possono chiudere gli occhi sulla realtà della scuola, i suoi veri scopi e lo sfascio presente. E non si può dimenticare che il compito primo di un insegnante è racchiuso nel suo nome: insegnare, cioè lasciare un segno. L’impresa è immane e si esprime in un compito supremo che li comprende tutti: la scuola deve educare. Si, educare, prima che istruire.

MV, 1° ottobre 2019

 

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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