La vita va dedicata

Vivere non basta, perché la vita non va solo pienamente vissuta, va anche pensata e poi dedicata. Dedicare la vita a qualcosa, a qualcuno. Una vita può essere dedicata a persone, a imprese, a servire la patria e gli dei, a educare, a insegnare le arti o i mestieri, a principi, a ricerche, a memorie. Tutto secondo la propria indole, capacità e sensibilità. A taluni è concesso dedicarsi totalmente a una persona e non oltre, altri a più persone, altri ancora alla città, altri, magnanimi, ai popoli; taluni a dedicarsi interamente a curare i retaggi ereditati dai loro padri, altri a curarsi in modo speciale delle generazioni che verranno; di taluni è compito dedicarsi all’universo, o ai mondi dell’arte, del pensiero, del culto. Taluni sembrano non curarsi di alcuno, appaiono chiusi in sé stessi; e invece giovano al mondo, si dedicano a beni impalpabili ma necessari. Ciascuno si dedichi secondo il suo rango e la sua misura, in una gerarchia naturale e forse soprannaturale.

Si può dedicare la vita anche al sole, al mare e alle stelle e all’Uno, principio perfetto del tutto. Una vita non può essere dedicata a sé stessa, cioè ripiegata sulla sua stessa ombra, ma a qualcosa che la superi, la preceda e la sopravanzi, qualcosa che la riempia. Perché non basta moltiplicare in potenza e piaceri la propria vita, e ambire a vivere più vite in una, se manca una vita dedicata. La vita ha bisogno di un centro d’attrazione, non può disperdersi come una freccia scagliata nel buio. Una vita senza dedizione è una vita oscura, che non si proietta fuori di sé e alla fine nemmeno è vissuta, ma è quasi subita, decisa dalle occasioni e dagli impulsi.

Per dedicarla devi però nutrire una convinzione: ciò che facciamo lascia comunque un segno, non scivola e non svanisce ogni cosa, ma di tutto resta una traccia. Niente va perduto, niente va sprecato. Accanto agli effetti visibili ci sono pure quelli invisibili. È superfluo vivere senza proiettare la vita oltre se stessa, senza tendere a un amore, senza mirare a uno scopo intelligente e aderirvi. Poi, una vita dedicata può essere, deve essere anche una vita vissuta. Ma in quel vivere rincorrendo le ore dov’è l’unità della persona, in quel farsi vivere dai bisogni e dagli impulsi dove finisce il cuore della vita, cosa resta alla fine di noi? Ecco, quell’unità io cerco nella vita pensata, cioè nella filosofia. Perciò ti cerco, Seneca, e tu non allontanarmi con la verga d’argento come faceva Antistene a chi voleva diventare suo discepolo.

MV, Vivere non basta, ed.Mondadori, 2011

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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