Manette d’argento

Oggi si celebrano le manette d’argento, ossia i venticinque anni dall’inizio di Mani Pulite.

È la data simbolica in cui cadde la Prima Repubblica, scoppiò Tangentopoli e l’Italia cominciò la sua svolta. Proviamo a fare un succinto bilancio. Quando scoppiò a Milano Tangentopoli, l’Italia accolse con un boato di consensi l’opera dei magistrati che s’intrecciò al Piccone di Cossiga, al referendum di Segni, all’elezione diretta dei sindaci. Dei grandi partiti il Psi esplose, la Dc implose e il Pci trasmutò in Pds.

A incassare il risultato di quel crollo furono due partiti fuori gioco: il Msi e la Lega. Ci volle però un confederatore, Berlusconi, per rendere possibile la nascita di un centro-destra e di una democrazia dell’alternanza. Il paradosso fu però che Berlusconi fu il primo beneficiario della rivoluzione di Mani pulite e poi ne diventò il primo bersaglio.

Il clima internazionale era predisposto al cambiamento per due ragioni: il crollo del comunismo e l’avvento di Maastricht, con l’ingerenza economica sull’Italia.

In quel tempo i magistrati in Italia erano molto popolari, il sacrificio di Falcone e Borsellino li aveva nobilitati. Le inchieste sulla corruzione del sistema furono sacrosante ma, combinate col sistema mediatico del Paese e le influenze internazionali, produssero tre frutti perversi: colpirono solo un versante, quello moderato e socialista, e ne risparmiarono l’altro, quello di sinistra; demolirono l’unico leader che voleva riformare la politica, Bettino Craxi; alimentarono il protagonismo abnorme dei giudici che commissariarono l’Italia, e resero proibitivo governarla.

E ora? La credibilità dei magistrati è precipitata, solo pochi pasdaran pensano ancora che tocchi a loro risanare l’Italia. E l’Italia le ha provate tutte: i giudici in politica e gli imprenditori in politica, i politici di ambo i versanti e i tecnici, e ora anche gli antipolitici. Il risultato è una sequenza di fallimenti.

Intanto, il paese ha perso fiducia, non nutre più le aspettative di 25 anni fa. Da Mani pulite a mani vuote, con menti depresse e cuori spezzati.

MV, Il Tempo 17 febbraio

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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