Messaggio di fine anno

Messaggio di fine anno

Il 2015 è stato per me l’anno in cui ho smesso di scrivere. O perlomeno di scrivere sui giornali, e scrivere d’attualità. È l’ultima cosa che pensavo di fare, anzi di non fare, nella vita. Per me scrivere è vivere, arrivai a dire che vivere è un pretesto narrativo per scrivere, posso perire io ma non la scrittura… Immaginavo di non andare mai in pensione con la scrittura ma di scrivere fino a che ero vivo e pensante.  E invece mi sono trovato a vivere l’esperienza dell’azzeramento, dell’annichilimento, dell’uscita dal mondo. Almeno dal mondo di carta e di media. È come se avessi assistito al mio funerale. La cosa curiosa, devo però dire, è che ho vissuto questa assenza e questa deprivazione senza angoscia, ma con amor fati. A volte magari affiorava un velo di tristezza, a volte un filo di rabbia e d’inutilità, più spesso di attonita sorpresa per un’inaspettata piega della vita e per l’assoluto, assordante silenzio di un piccolo mondo a cui appartenevo, in prima linea, quello della stampa che non si è accorto di nulla e non ha mai accennato, nemmeno di striscio, al fatto che una firma credo rappresentativa un’area di lettori e di sensibilità non rappresentata, fosse completamente scomparsa, anche se non era giunta notizia di un decesso.

Ma non ne ho fatto un dramma, l’ho considerato, come sempre mi è accaduto, come un segno del destino; il cammino segue altri percorsi, da tempo ero in fuga dall’Ego. E l’invisibile è un ventre caldo e accogliente, più del visibile… Peraltro un libro è uscito e pur nell’assordante silenzio dei media, ha mietuto ristampe e incontrato migliaia di lettori. Il libro è vivo anche se pare postumo e altri percorsi segue la mente dell’autore…E con le serate italiane, con i comizi d’amore, sono passato dagli scritti agli orali, dallo scrittoio al palcoscenico per inscenare l’amor patrio e la sua mancanza.

Ora finisce l’anno in cui sono morto a mezzo stampa. Rassicuro i “venticinque lettori” che non è successo niente, niente di grave. Neanche per me. Non prendetevela con chi mi tolse la parola e la libertà di dire, e nemmeno con chi finge che io non sia mai esistito o sia morto da anni, magari insieme alla destra. È andata così, ogni morte corrisponde a una rinascita, è un cambiamento di stato e il futuro riserva sorprese. Grazie a chi mi ha seguito in questa vacatio, grazie a chi ha riproposto scritti miei e ha consentito la presenza nell’assenza e ha propagato la voce nel silenzio. Grazie di cuore, magari ci rivedremo domani, anche se un domani preciso non so dire…

Marcello Veneziani (30/12/2015)


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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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