La misera vittoria di Macron

Marcello Veneziani, le presidenziali francesi saranno un remake del 2017. Il finale è già scritto?

Alla vigilia del primo turno mi ero già azzardato a pronosticare l’impossibilità di vittoria di Marine Le Pen e a prevedere quel che si è verificato: perché il voto anti-sistema non si somma, perché la tentazione di non votare è troppo diffusa in chi protesta, perché la pressione dell’establishment e del mainstream è troppo forte.

Quale la forza di Macron nel catalizzare anche il voto dei repubblicani, che secondo gli schemi italiani andrebbero incasellati nel centrodestra?

Macron cattura al centro ma in un centro non-politico i voti moderati di destra e di sinistra. Ma che successo è il suo se la maggioranza assoluta dei francesi vota per l’opposizione e un premier uscente come lui raccoglie poco più di un quarto dei votanti?

Sulla Nato e sui suoi possibili nuovi allagamenti a Est il presidente uscente come si schiera?

Macron è più prudente di Draghi e dei Dem, capisce che appiattirsi sulla Nato e su Biden può essere un errore fatale, cerca di far valere, nei limiti del possibile, una certa autonomia francese.

Caso Carrère: dopo aver reso “potabile” il fascista Limonov ai lettori progressisti con la sua biografia Adelphi, ora prova a dare una tinta patriottica a Macron. Con che obiettivo?

Autori come lui, ingaggiati subito dai media per tirare la volata a Macron, hanno capito che il voto aveva una piega “patriottica” e allora lui cerca di attribuire a Macron l’etichetta di destra “inclusiva”. Operazione di lifting commerciale, direi…

La Le Pen ovviamente non ha il potere coalizzatore che mostrò Berlusconi nel 1994 fondando il Polo della Libertà. Ma almeno può intestarsi un allargamento del suo fronte a Zemmour, ai cattolici di destra e ai sovranisti moderati?

Sì, credo che quel fronte riuscirà in gran parte a intercettarlo, ma non le basterà; le manca una sponda moderata, come avrebbero potuto essere i gollisti. E la sinistra antisistema di Melenchon non la sosterrà, l’astensionismo dei più radicali ci sarà e la coalizione di tutto l’establishment, non solo francese, intorno a Macron farà il resto.

Perché i sovranisti perdono e perderanno alle presidenziali nelle grandi città?

Ormai c’è una divaricazione non solo in Francia ma in molti paesi europei tra i cittadini metropolitani tendenzialmente liberal, se non radical, e la nazione profonda, la provincia, il sud, che invece propendono per candidati conservatori, più nazionalpopolari se non populisti e sovranisti.

Se le categorie destra sinistra sono inadeguate a comprendere la corsa per l’Eliseo, trova calzante la dicotomia globalisti contro identitari?

Si la nuova dicotomia può esprimersi in quei termini, ma anche in altri: lo scontro è tra centro e periferie, insider e outsider, sistema e marginali. E sul piano geopolitico al vecchio bipolarismo est-ovest si sovrappone il bipolarismo nord-sud del pianeta; ma se ora si cementa il blocco russo-cinese, la situazione prenderà un’altra piega.

Condivide che il dato più rilevante sarà il consenso sempre più ampio per le tesi identitarie nella società francese? E in questo ambito che ruolo svolgono scrittori e pensatori eterodossi come Michel Houellebecq, de Benoist, Zemmour, Alain Finkielkraut e Renaud Camus?

Li ho citati di recente, insieme ad altri autori, per dimostrare che la Francia profonda e identitaria non viene solo dalle caverne di un basic istinct plebeo, ma si intreccia a una cultura, a una sensibilità letteraria e narrativa. Quel che manca alle forze politiche identitarie è la capacità di rappresentare adeguatamente quel pensiero divergente.

Tirando le somme: vincerà il globalista Macron anche grazie al cordone sanitario intorno alla la Le Pen ma la società francese sarà ancora di più spostata a destra?

In Francia come in gran parte d’Europa lo scollamento tra la cupola e gli spalti, tra il potere e il popolo è sempre più evidente; ma difficilmente si riuscirà, almeno nell’Europa occidentale e tra i grandi soci fondatori dell’Unione Europea, a produrre una svolta e un cambiamento. D’altronde global è una cappa atmosferica di grande estensione; chi la vive a disagio non ha i mezzi, la forza e la coesione per sfidare in modo adeguato quel potere.

(Intervista a cura di Michele De Feudis per la Gazzetta del Mezzogiorno, 12 aprile)

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