Marine contro un’App chiamata Macron
La sfida francese di domani è la rappresentazione perfetta della situazione europea, se non occidentale: decaduti i partiti tradizionali, la lotta finale è tra oligarchie e populismo. Ovvero Macron e Marine Le Pen.
Da una parte l’Europa tecnocratica, transnazionale e finanziaria, dall’altra la Francia profonda, nazionale e popolare.
La prima è l’eurocrazia che già comanda sulle sorti dei popoli, che usa la politica solo come un codice bio-etico, antifascista e politically correct, ma poi decide sulla base del Mercato Globale e dei suoi interessi.
La seconda è l’Europa del malessere, che patisce il dominio globale, i diktat europei e i flussi migratori. Marine Le Pen raccoglie più consensi in Francia, ma Parigi, la Parigi internazionale, dei lumi, dei burocrati, dei bobò, fa la differenza a vantaggio di Macron.
Non so se Marine sarebbe in grado di governare la Francia e risollevare le sorti del Paese, avendo per altro contro l’Establishment interno e internazionale. Ma so che Macron segnerebbe la capitolazione di una Nazione, di un Popolo, di una Storia e di uno Stato ai dettami economici degli Eurocrati, della Trilateral e degli imprenditori “illuminati” alla Soros e Bill Gates.
Ho osservato con attenzione Macron nelle sue apparizioni, compreso l’imbarazzante vacuità della sua trionfale esibizione all’esito del voto, l’altra domenica. Le parole risuonavano nel vuoto, non c’era niente dentro, non un contenuto, una passione, un valore, solo volontà di dominio.
Si leggeva il cinismo nelle sue parole, nei suoi sguardi, suscitava un’assoluta antipatia; il contrario di un carisma, qualcosa di finto, di artificiale, di costruito in provetta. Non credeva a quel che diceva e comunque non dice mai nulla se non vaghe banalità sul futuro.
Al suo cospetto perfino Renzi fa un figurone, sembra un Grande Politico, dotato di passione civile. In lui splende solo l’ambizione, poi il resto è un versare il vuoto nel nulla. Anche nella vita pubblica Macron sembra un minorenne viziato, sotto tutela, che si appoggia a un Apparato più grande di lui. Si affida alla tecnocrazia finanziaria come a una signora molto più grande di lui…
Ha ragione Alain de Benoist a dire che Macron non è una persona ma un algoritrmo. Macron è un’app scaricata dal sistema per superare la crisi dei partiti e scongiurare l’avvento di Marine.
I pronostici sono a favore di Macron ma ci sono da considerare tre incognite: la dimensione dell’astensionismo nel ballottaggio, che se alta potrà avvantaggiare gli elettori più motivati che sono col Front National; come si comporterà l’elettorato di sinistra vera, quello di Melenchòn, che potrebbe riservare sorprese; e infine come reagirà l’elettorato tradizionale di centro-destra, se seguirà l’allineamento tempestivo di Fillon a Macron e alle direttive europee, o se invece seguirà l’antica anima nazionale, sovranista e decisionista del gollismo, che per la prima volta ha trovato sponde pro-Le Pen.
Con Macron si è schierato anche Obama; a giudicare dal caso Clinton il suo endorsement non porta bene.
Vogliono far pesare su Marine Le Pen l’eredità di suo padre; rispetto al Front di quegli anni ha perso l’impeto eroico-militare, impropriamente definito neofascista, ma ha guadagnato una visione sociale più nazional-popolare e meno liberista.
La gaffe del testo uguale a quello di Fillon è stata falsamente tradotta dai media con un titolo Le Pen copia da Fillon; in realtà i loro ghost writer avevano ambedue copiato da uno storico di destra, senza citare, come spesso accade, il contributo dell’intellettuale.
Certo, se fossi francese rimpiangerei il gollismo vero, non la versione traditrice che ne ha fatto Sarkozy, ma quello che sapeva suscitare amor patrio e difendeva la dignità nazionale davanti ai diktat mondiali; e preferirei perfino Mitterrand a questo socialismo ogm.
Ma di fronte al brutale aut aut che si presenta domani alle urne, punterei con tutti i rischi del caso, su Marine Le Pen. Lei è un’incognita, ma lui, purtroppo, è una certezza già programmata.
MV, Il Tempo 7 maggio 2017
