Scaricano tutto sulla vita privata

L’ultimo Dpcm, le rivolte sociali, il Covid e le misure di contrasto. Il Giornale, per la rubrica “Il Bianco e il Nero”, ha intervistato Marcello Veneziani.

Cosa pensa dell’ultimo DPCM? Stiamo entrando in una “dittatura sanitaria”?

“Siamo entrati in una dittatura sanitaria globale da marzo scorso e non ne siamo usciti. Una dittatura attenuata dall’incoerenza e dall’inefficienza. Il regime instaurato è la paurarchia, potere fondato sul terrore della malattia. Peraltro il modello cinese di riferimento inquieta”.

Le proteste di Roma e di Napoli contro lockdown che valore hanno? Lei le condivide?

“Hanno valore di sintomi di un più vasto e comprensibile malessere. A parte le infiltrazioni violente, sono spie indicative del malessere popolare. Detto questo, nessuna ribellione di piazza, nessun masaniello produce cambiamenti che migliorano il quadro generale”.

De Luca ha detto che in quella piazza c’erano pezzi di camorra, pezzi di centri sociali, pezzi di fascisti e pezzi di m… Non le pare un’analisi un po’ riduttiva?

“De Luca si è bevuto il cervello, ha fatto il guappo e’cartone quando il covid colpiva a nord, vantando la Salute Campana. Poi alla prova dei fatti ha mostrato che era tutta apparenza e guapparia”.

Quali sono le colpe, le mancanze o le responsabilità del governo e delle Regioni?

“La colpa principale è aver generato allarme, facendo ricadere ogni responsabilità sulla condotta dei cittadini, senza aver attrezzato nulla a livello sanitario e strutturale in questi mesi. E continuano ad addossare tutto il contagio alle scelte private (movida, bar, ristoranti) non vedendo le più gravi carenze pubbliche (trasporti, scuola, infrastrutture, medicina territoriale). Stanno dando una lettura etica anziché una risposta pratica efficace”.

Conte ha detto che se fosse dall’altra parte sarebbe arrabbiato pure lui, cos’è una presa in giro o una velata ammissione di colpevolezza?

“Rientra nel suo piacionismo avvocatesco, demagogia ruffiana di un parolaio del nulla”.

Francesco Curridori e Domenico Ferrara, Il Giornale 26 ottobre 2020

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