L’anno del Covid, Cozzi e Romita intervistano Veneziani

1. Veneziani, cominciamo dalla “Dittatura sanitaria”. Crede davvero che, in nome della salute, ci sia anche in futuro il rischio di un regime totalitario giustificato da norme anti-contagio?

La pandemia è stata una prova generale di quel che può succedere se l’emergenza sanitaria diventa o viene usata come la priorità assoluta: libertà sospese, diritti elementari negati, arresti domiciliari per un popolo intero, strategie del terrore per tenere sotto scacco e sotto coperta un paese. Prima tutti accusavano Salvini di farsi impresario della paura (dei migranti); il governo Conte è diventato col covid-19 impresario della paura del contagio, e ha costruito su quello il suo consenso e la sua permanenza al potere. Ma il discorso della dittatura sanitaria, naturalmente, va al di là del governo italiano, riguarda un pericolo latente d’involuzione delle democrazie, di sospensione della libertà, di democrazia sorvegliata e irregimentata, sul modello cinese. Nel timore di rischiare la pelle, siamo disposti a perdere ogni libertà e ogni dignità: qualcuno in futuro potrà veicolare le pandemie o usarle in questo modo per imporre regimi di sorveglianza.

2. La pandemia ha assegnato al mondo scientifico un primato che la politica ha ceduto volentieri per un paio di mesi.

È stato in realtà un primato apparente che non ha prodotto risultati sanitari benefici; la politica aveva convenienza a rifugiarsi dietro il verdetto degli scienziati, per non prendere decisioni o per prenderne alcune ingrate con la scusa della scienza. E gli scienziati hanno espresso pareri discordanti, sono stati spesso smentiti dalla realtà, non hanno saputo indicare rimedi, previsioni, soluzioni, a volte sono apparsi funzionali a interessi extrascientifici, politici, farmaceutici, ecc. Insomma non hanno fatto una gran figura. Con la pandemia è cresciuto il livello di diffidenza e di sfiducia della gente nei confronti della casta scientifica.

3. Medici, virologi, scienziati si sono fatti trovare piuttosto impreparati quando il “cigno nero” ha fatto irruzione sulla scena mondiale. Alle domande dei giornalisti per lo più’ hanno quasi sempre ribadito la necessità’ di restare tutti chiusi in casa.

Sì, è stata una situazione grottesca: una società tecnologicamente avanzata, dominata dalla scienza, devota al progresso, che adotta come rimedio sanitario, come profilassi di massa, il restare chiusi in casa, lavarsi le mani e stare distanziati… O al più mettersi la mascherina, quando è stato possibile trovarla. Nessun altro rimedio che quelli antichi, empirici, presanitari… Bastavano le nonne della preistoria per queste indicazioni, non c’era bisogno della sanità e di grandi medici e scienziati. Anni di ricerca scientifica, di politica sanitaria, di controlli e vaccinazioni e poi si arriva a questo ridicolo codice faidate. Peraltro nessun’altra forma di aiuto è giunta dalla pubblica sanità, se non l’esortazione anzi l’imperativo, a sbrigarsela da soli, tutto è stato affidato al nostro comportamento. Mi è parso evidente che c’è stata una radicale regressione, inversione di marcia dal Welfare state al self-state…

4. Le sembra normale che non esistesse in Italia un piano anti pandemia come l’Oms ci chiedeva da tempo?

No, non mi sembra normale, anche perché è uno dei tre quattro principali rischi planetari, previsti da scienziati e perfino da storici, si pensi a George Duby quando scrisse sulle paure a cavallo del millennio. Ma temo che non fossimo i soli a non avere un piano, come poi si è visto dall’impreparazione di altre grandi democrazie. Del resto, la politica è ormai amministrazione alla giornata, secondo interessi e sondaggi del momento, non ci sono statisti; come si può pensare che vi sia previdenza e lungimiranza?

5. Che ruolo ha avuto il web in questa vicenda? Come giudica il fenomeno delle fake news?

Il web è stato per molti una ciambella di salvataggio, un luogo di conforto, di relazione e di compagnia nella solitudine a cui eravamo costretti dal lockdown. Naturalmente quando il mondo si restringe alla tua casa e il web diventa l’unica finestra interattiva sul mondo, c’è il rischio che produca anche dipendenza e abuso. Le fake news hanno trovato nella pandemia un altro terreno fertile di applicazione, e in un momento così difficile ci si aggrappa a tutto, anche alle teorie complottiste; ma a dir la verità le fake news prodotte dal web non sono state meno nocive e fuorvianti delle fabbriche della disinformazione allestite nei grandi media, col concorso di esperti, task force e opinion makers. Lo stesso abuso di messaggi diretti alla nazione del premier è stato un esempio clamoroso, senza precedenti, di manipolazione del consenso e dell’opinione pubblica e di abuso di potere, ben oltre la Costituzione. Le falsità prefabbricate delle agenzie istituzionali e dalla tv sono state di gran lunga più vaste e devastanti delle falsità artigianali dei singoli navigatori del web: è come paragonare la produzione manuale con la produzione industriale, non c’è partita.

6. Anche lei avrà visto più televisione del solito durante il lockdown. Cosa le è piaciuto e cosa le è piaciuto meno?

Ho seguito sempre meno la tv sulla pandemia e con sempre maggiore insofferenza. Detestavo i mantra ripetuti fino alla nausea, tipo “non abbassare la guardia”, lo strisciante terrorismo sul virus, le banalità discordanti degli scienziati, i dibattiti sul nulla di chi sapeva tutto, la faziosità dei Tg nel parlare bene della Cina e sempre male di Usa e GB; le assurde e reticenti conferenze stampe sanitarie sul nulla, e soprattutto le vanterie del governo che in piena emergenza puntava solo a tirare consensi e a mostrare la bontà del modello italiano che era in realtà il modello cinese; quanto era bravo il premier e come primeggiavamo nel mondo (in realtà per numero di morti per lungo tempo e poi nel rapporto vittime/popolazione abbiamo dati tra i peggiori al mondo). Le pagine migliori erano quelle in cui, nonostante lo spettacolo e la messinscena, veniva fuori l’umanità di medici, infermieri, volontari, famigliari. Il resto era solo un corso intensivo di angoscia collettiva.

7. Dalla pandemia usciremo tutti meglio o peggio di prima?

Siamo usciti diversi, non migliori né peggiori ma più depressi e spaventati. E ci sentiamo sotto tiro, oscillando tra diffidenza e incoscienza, paura e oblio, distrazione e disperazione. Chi pensava che il lockdown si sarebbe convertito in ritiro spirituale è rimasto deluso, non abbiamo riscoperto né la fede né la lettura né altri ambiti spirituali, culturali e morali; e come sempre, quando sale il rischio e l’emergenza crescono contemporaneamente l’egoismo e la generosità; accade anche in guerra e in miseria.

8. Molti ritengono la crisi economica che il mondo dovrà’ affrontare renderà i ricchi più ricchi ed i poveri più poveri. C’è’ effettivamente questo rischio?

Se fosse così dovremmo dire nihil sub sole novi, perché già prima della pandemia era così il trend mondiale: il divario tra pochi ricchi e tanti poveri si acuiva sempre di più. Certo, poi quando la ricchezza si espande il processo finisce anche col produrre effetti di massa, a cascata, fino a migliorare la situazione generale… Gli scenari che si aprono possono essere di due tipi: uno è quello di un divario acuito tra élite benestanti e masse impoverite; l’altro è l’avvento di una ondata livellatrice, da reddito universale di cittadinanza, una forma di comunismo su base sanitaria. Il problema vero è che in ogni caso manca lo Stato, che dovrebbe essere il cuore della ripresa che pompa risorse, riequilibra gli scompensi, aiuta i più bisognosi e genera le condizioni per riattivare l’economia, la produttività in un piano di rinascita… Ma veniamo da tanti anni di liberismo, di globalizzazione, di svuotamento di sovranità degli stati, scavalcati dall’economia, dalle organizzazioni sovranazionali, dalle ong, dai flussi migratori. Lo Stato oggi non ce la fa a rimettere in moto la società.

9. Anche lei, come il Capo dello Stato, si sarebbe aspettato maggiore unità tra le forze politiche durante l’emergenza?

In un primo tempo c’è stata una tregua da parte dell’opposizione, ma l’abuso di potere, i continui raggiri, miraggi, promesse del premier, il solismo autocratico di Conte, il suo narcisismo istituzionale, hanno reso la situazione insostenibile. L’unità sarebbe stata possibile solo se fosse sorto un governo dell’emergenza col concorso di tutte le forze e la chiamata al governo delle migliori risorse del paese; non ci poteva essere obiettivamente unità intorno a un premier senza legittimità e a un patto di governo nato solo in funzione antisalviniana, un premier venuto dal nulla, non rappresentante di alcuna realtà politica ma solo di se stesso, mai eletto in parlamento e mai nominato con ruoli di amministrazione e di governo, che abusa del potere come mai era accaduto nella nostra storia repubblicana

10. Che si aspetta dall’Europa nella fase della rinascita dopo la crisi provocata dalla pandemia?

Dall’Europa tutti si aspettano troppo, io non mi aspetto niente, o comunque non mi aspetto dall’Europa la soluzione dei problemi. Perché L’Europa oggi è solo contabilità, non è strategia, non è programmazione, non è casa comune per fronteggiare le crisi interne e internazionali, le pandemie e i grandi temi economici, commerciali, militari. L’Europa può solo concedere prestiti o attingere alla cassa comune per erogare sostegni ma ponendo, come è normale, condizioni per la loro utilizzazione, per la loro restituzione, prevedendo controlli e trasferimenti ulteriori di sovranità. Il problema non è naturalmente uscire dall’Europa ma farla sul serio, non ridurla solo a un libro contabile. Si può solo sperare il contrario, che la pandemia diventi l’occasione per fare sul serio l’Europa finora scritta solo sulla carta, e sulla carta-moneta. Ma è una speranza assai tenue…

 

 

 

 

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