In cammino verso la propria anima

Cosa spinge un ragazzo con i capelli a treccine a partir da solo a piedi per Santiago de Compostela, camminare trentatré chilometri al giorno e arrivare dopo oltre un mese di cammino, alla meta? Non è un devoto o un praticante, si barrica a suonare o a leggere poeti maledetti e scrittori on the road. Ha vissuto sregolatamente, confondendo – come faceva da lattante – il giorno con la notte, ha patito la vita e i suoi rovesci con l’ipersensibilità dei suoi coetanei. Annunciò di partire e all’inizio parve un’intenzione vaga; ti abitui al guscio di comodità e di malinconie e alla fine ci rinunci. Un mese con il cielo per soffitto, nessuno a fianco, dieci ore al giorno di cammino, ma chi te lo fa fare. E invece un giorno di settembre il ragazzo si è svegliato prima dell’alba, alla stessa ora in cui nacque, tenne a dire, ed è partito per la sua seconda nascita; zaino in spalla dai Pirenei a Burgos, a Leon, in Galizia, fino al Santuario. Una crociata verso ignoti. Magari un tempo sorrideva dei nonni in pellegrinaggio a San Michele, a Pompei, a San Giovanni Rotondo. Ma lui ha capito che le cose veramente necessarie sono inutili ed è andato in cerca del suo cielo. E ha rifatto pace con la luce del mattino. Chissà cosa si diranno col Santo, solo grazie. Sono in tanti in quel cammino a non partire con la fede, poi qualcuno via via si ricrede, altri no, restano podisti di questa ginnastica celeste. Le vie dello spirito sono infinite e si percorrono a piedi. Un milione di passi per ritrovarsi. Bentornato, figlio mio.

Più s’allontana più ritorna. Lontano da te, lo senti più figlio tuo. Non sai cosa vuol fare della vita sua, come intende vivere e di cosa; sai però dov’è puntata la sua anima dopo un milione di passi. L’anima tempera il corpo come una matita, lo rende acuminato. Per raggiungere l’anima si prosegue solo a piedi.

(Anima e corpo, Mondadori, 2014)

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